Che c’entra la politica.

Cinquemila persone in una settimana hanno guardato i video IO SONO DI LIZZANO, linkato questo blog, discusso la questione sui loro profili facebook, condiviso opinioni e amarezze.

E’ un confronto vivo, pieno di passione, di proposte, di sentimento e di paure, è un confronto di persone che si affannano per cercare di individuare il problema, di capirlo, di risolverlo. Provano, disfanno, raccontano, riprovano.

Molto spesso, invece, nel modo di affrontare “la puzza” da parte di tanti (spesso politici), si perde completamente di vista il problema per buttarsi a capofitto nel consueto ping pong di accuse e difese.

Il botta e risposta di alcuni politici o aspiranti tali su questo tema poteva essere tranquillamente copiato e inserito in un qualsiasi altro dibattito che trattasse temi completamente diversi. Ma che cosa succede se le cose che vengono dibattute tra i politici sono le stesse nonostante cambino i problemi da afforontare? E’ molto semplice: NIENTE.

E’ tempo di iniziare a discutere con competenza dei problemi reali, fare strategia per risolverli e confrontarsi per costruire il mondo, non l’immagine di noi stessi. Continuando a mettere al centro rivalità personali, voglia di atteggiarsi a “politicante”, di primeggiare in un confronto dialettico… non andremo mai da nessuna parte.

Se i partiti non si schierano sulle questioni urgenti della vita delle persone, se non sono capaci di attivarsi per guidare un cambiamento, non hanno alcun motivo di esistere e, soprattutto, non hanno alcun diritto a governare. L’esistenza di un partito, oggi, trova la sua necessità nell’impegno reale nella risoluzione di problemi, nell’ideazione di strumenti efficaci per affrontare le sfide della modernità, con passione certo, ma soprattutto con prontezza, umiltà e intelligenza.

Siamo stanchi di avere a che fare con chi, appena ha una briciola di potere, ci fa pesare qualsiasi mossa, valuta attentamente quali iniziative appoggiare non sulla base dell’efficacia, ma su quella miseramente personale del ritorno d’immagine.

Questo modo di procedere porta all’emarginazione dei talenti: come Lippi questi personaggi non vogliono essere affiancati da nessuno che possa rischiare di oscurare  il proprio posto al sole. Privilegiano la fedeltà rispetto all’intelligenza. Quindi continuano a rifugiarsi nei soliti posti, a dire le stesse battute e a interpretare gli stessi ruoli, a difendere acriticamente sempre le stesse alleanze. E purtroppo si tratta di un’abitudine che riguarda più generazioni, che non è affatto appannaggio dei più vecchi.

Invece, è proprio dalla collaborazione e dall’apertura verso gli altri che nascono le esperienze migliori. In un video che ho postato un po’ di tempo fa, a un certo punto si diceva: “before you were what you owned, now you are what you share”. Significa: un tempo eri ciò che possedevi, ora sei quello che condividi.

Sarebbe bello iniziare a giudicare i partiti dalla qualità e quantità di quello che riescono a condividere (idee, progetti, passioni, competenze). Questa è Politica, secondo me.

PS: Continuate a registrare video! E’ importante averne il più possibile per il 12, giorno della conferenza dei servizi!

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