Lettera a un assolutista della ragione

Vivo questa doppia esistenza in cui mi trovo a essere considerata una laica efferata in alcuni contesti e una nemica della scienza in altri. Senza che, ovviamente, io mi senta nè una cosa nè l’altra. L’altra sera ho avuto un’interessante conversazione con un mio coetaneo sul tema: razionalità e logica possono (anzi devono) spiegare qualunque cosa? E anche: se uno accetta che razionalità e logica non possano spiegare qualsiasi cosa, vuol dire che è un nemico della scienza e del metodo scientifico?

Gli ho scritto questa lettera, per cercare di spiegare il mio punto di vista sulla faccenda.

Caro xxxx,

grazie della segnalazione, è interessante. Sono molto d’accordo con le cose che dice Sam Harris, ma non credo in una divisione manichea scienza/spiritualità. Io sono una convinta sostenitrice della scienza e la tensione verso l’ignoto degli scienziati (gli occhi puntati nei microscopi, nei telescopi, le misurazioni, tutto questo scrutare) mi commuove. Sono anche convinta che la scienza possa aiutarci a rispondere anche a quesiti morali e, in particolare, ad aiutarci a vedere davvero la realtà per quello che è e non attraverso la lente dell’ideologia. Questa, in assoluto è la cosa che mi attrae con più forza della scienza: il primato assoluto dell’esperienza sull’idea. L’idea può far nascere un esperimento, ma quello che poi decide, è l’esperienza.
Come regista e insegnante di recitazione questo è uno dei cardini del mio lavoro e una delle cose più difficili da insegnare a se stessi e alle persone.

La preghiera non è un’attività concettuale, è soprattutto esperienza. Da un punto di vista fisico la ripetizione di un testo con una intonazione di voce che non subisce grandi alterazioni aiuta a distendere le tensioni, a non pensare e a pulire un po’ il corpo per renderlo più disponibile, meno rigido. Favorisce un tipo di respirazione che distende i muscoli e ci permette di cedere un po’ più di peso sui nostri punti di appoggio e di avere un rapporto più economico ed efficace tra la tensione muscolare e la forza di gravità.
Questo stato fisico acuisce la percezione del potenziale che si annida nel reale e ci rende più pronti alla vita, più disponibili e ricettivi nei confronti dell’esperienza e lo fa attraverso la morbidezza, il soffio. Non travolgendoci con un muro di parole.

Molte persone non sono ancora giunte a questa consapevolezza, ma continuano a pregare perché sentono che, da qualche parte, questa è una cosa che gli fa bene. Non sanno esattamente a cosa, ma lo sentono. Forse come non sanno esattamente perché è meglio bere l’acqua dell’acquedotto che quella dei pozzi artesiani, ma tutto sommato meglio che bevano dal rubinetto, no? Non è la preghiera in sè a produrre vittime, ma le distorsioni delle ideologie, di qualunque marchio siano.

Anche la scienza non procede in linea retta, si procede per tentativi, e piano piano si abbattono le false credenze e si procede nella strada affascinante della conoscenza.

La conoscenza è il prodotto della differenza degli uomini tra di loro. Del modo diverso che hanno di capire, di arrivare alle cose, di ricostruirle. E a me affascina moltissimo questa diversità. Faccio questo lavoro perché riuscire ad avvicinarmi anche di un solo millimetro a un altro essere umano, riuscire a spostarmi di poco da me o da quella che credo di essere per incontrare un altro mi sembra una delle cose per cui la vita vale la pena di essere vissuta.

Non si potranno spazzare via in un attimo (nè nello spazio della nostra vita, che è poco più che un attimo) l’ignoranza e le false credenze e per quanto sia giusto (e sacrosanto) combattere per farlo, non si può far finta che noi possiamo decidere da un giorno all’altro. E secondo me non vale la pena di iniziare a odiare per questo. Possiamo piuttosto sforzarci di capire che cosa stiamo rifiutando di quello che vorremmo combattere e che cosa c’è di noi in quella cosa.

Un regista che amo moltissimo, Peter Brook, dice “Non prenderti troppo sul serio, tienti saldo e lasciati andare con dolcezza”.

La vita non può essere una crociata, è troppo bella per essere solo questo. Dobbiamo accettare che ci sono tante cose che non capiamo, che non capiamo ancora o che non capiremo mai, e questo non vuole assolutamente dire smettere di cercare di capire, ma semplicemente essere più indulgenti con se stessi, e imparare a cedere.

Solo se un corpo si abitua a cedere può esperire liberamente. Quindi questo mi sembra il dono più grande che possiamo fare a noi stessi, e alla scienza.

Scusa per questo lungo messaggio.

Buon viaggio,

Francesca.

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