A morte gli eroi

Perché così spesso abbiamo l’irrefrenabile desiderio di azzannare gli eroi, di farli fuori e di tornare allo zero a zero? Perché gli eroi che non ci piacciono non li affrontiamo, invece che tentare di delegittimarli con il pettegolezzo? Perché chiediamo agli altri di fare nomi e cognomi e poi noi ci riserviamo il diritto di nasconderci dietro un dito?

Perché il primo pensiero che ci viene in mente, quando vediamo qualcuno che fa una cosa buona è spesso: “avrà i suoi motivi per farlo, figurati se lo fa per senza niente”.

Perché è così difficile per noi unirci a chi fa delle cose belle e costruire insieme qualcosa di più bello? Perché abbiamo paura del professionismo, e preferiamo coltivare i nostri piccoli orticelli senza alcuna ambizione di fare qualcosa che può essere un punto di riferimento per qualcuno? Perché ci incuriosiscono solo le storie personali e non i metodi, le strategie per realizzare cose grandi?

Perché rispondiamo con l’apatia anche a quei progetti che hanno tutte le carte in regole per essere grandi e crescere, anche con il nostro contributo? 

Oggi mi faccio tutte queste domande. Perché a volte io il sud, proprio non lo capisco.

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