Il mio primo mese a Los Angeles

Vivo negli Stati Uniti dall’inizio del 2012. Ho vissuto tra San Francisco e Berkeley per i primi due mesi, a Mountain View per i successivi 7 mesi, poi ancora a San Francisco per un anno e mezzo e, un mese fa, mi sono trasferita a Los Angeles. A Venice, per la precisione, uno dei quartieri-cittadine che compongono Los Angeles, giusto a sud di Santa Monica. Venice si chiama come la nostra Venezia perché un urbanista di nome Abbot Kinney nel 1905 si mise in testa di costruire una città che riproducesse la nostra Venezia nella California del Sud.

Sento già molti di voi inorridire e no, Venice Beach non ha nulla a che vedere con Venezia, ma è lo stesso un gran bel posto.

Venice è stata a lungo trascurata dalla città di Los Angeles e questo ne fece uno “slum by the ocean” (una baraccopoli sull’oceano) negli anni ’50. Gli affitti bassi, le spiagge bellissime e l’atmosfera decadente ne fecero una delle roccaforti dei poeti della beat generation. Da una decina di anni a questa parte il volto di Venice è cambiato. A Venice convive una delle più numerose popolazioni di veterani del Vietnam, con attori del calibro di Jon Favreau e Robert Downey Jr., con celebri startuppers come il fondatore di Snapchat, il team di Whisper, l’incubatore Amplify e molti altri. Nel 2011 a Venice è stata aperta anche la sede di Google LA e Venice è entrata a pieno diritto a far parte di quella fascia costiera di Los Angeles nota come Silicon Beach.

Ma l’aria che si respira a Venice è molto diversa da quella di San Francisco e della Silicon Valley. Queste sono le cose che – finora – più mi hanno fatto pensare

Ma che ci facevo a San Francisco?

1) IL TEMPO

Nel mio primo weekend a Los Angeles ho fatto il bagno nell’oceano. Sì, a Ottobre. Qui il tempo è meraviglioso e, soprattutto, ti puoi fidare: se esci e ci sono 20 gradi non corri il rischio che 10 minuti dopo ce ne siano 10 dietro l’angolo (stress costante a San Francisco). Tipo che se hai una Fiat500 Cabrio la capote è fissa aperta, e non è niente male.

2) I VICINI

I miei vicini a San Francisco SOMA spesso non salutavano, neanche se eri tu a salutare per prima. Diciamo che la sensazione di essere circondata da nerd con gravi problemi di socialità non è il massimo quando cerchi di integrarti in un posto. Per carità, puoi trovare gente che ti dà consigli in ascensore su come costruire un activity tracker, o usare una coda alla cassa del supermercato per fare brainstorming su un baco del tuo software, ma ci sono anche i momenti in cui semplicemente ti servirebbe del basilico e non hai nessuno a cui chiederlo. Non aiuta a sentirsi a casa ecco.

I miei nuovi vicini si sono presentati, scambiano due parole quando ci incrociamo, sorridono e fanno lavori diversi gli uni dagli altri. Ho anche un numero pari di vicine e vicini, cosa che mi fa sentire molto più a mio agio. Nel mio palazzo precedente a San Francisco c’erano pochissime donne.

3) LA CASA

Negli ultimi mesi a San Francisco io ed Elena abbiamo vissuto in un monolocale semi-arredato di 22mq pagando una cifra esorbitante. Qui abbiamo una casa di 60mq con un piccolo giardino, una palestra e una piscina che ci costa meno del monolocale a San Francisco ed è a un chilometro e mezzo dalla spiaggia.

4) NETWORKING

La mia impressione di questo primo mese è che essere una donna a Los Angeles sia più facile che esserlo a San Francisco. Nella prima settimana qui siamo andate a una cena organizzata da un’associazione che si chiama “Women Center for Creative Work“: un’associazione che riunisce donne che lavorano nel mondo della creatività come scrittrici, direttrici creative, designer, cuoche, producer, stiliste, imprenditrici, fotografe. A questa cena ho incontrato e parlato per venti minuti con la creatrice del mio show preferito “Transparent“. La diversità di questo incontro rispetto a incontri simili cui ho partecipato a San Francisco e in Silicon Valley mi è balzata agli occhi. Durante questo meetup la sensazione non è stata quella di essere a una sessione di speed dating con biglietti da visita, ma quella di avere l’opportunità di parlare con delle altre persone e di condividere esperienza non necessariamente legata al lavoro, non strettissimamente funzionale. Che sollievo. Ci sono stati momenti in cui ho pensato di essere ormai incapace di avere questo tipo di scambio con un’estranea/o.

Un mese è troppo presto per dare giudizi definitivi, ma – come avrete capito – la mia prima impressione è ottima. Non so se questo tipo di networking sblocchi o meno più o meno opportunità, questo lo vedremo. Di certo posso dire che la mancanza di diversità con la quale ho fatto i conti a San Francisco mi ha messo in difficoltà come persona e che mi fa un immenso piacere potermi confrontare con persone che fanno lavori diversi dal mio (o magari anche simili!) perché credo che questo sia fondamentale per lavorare sulla capacità (personale e dei propri prodotti) di generare empatia.

2 thoughts on “Il mio primo mese a Los Angeles

  1. Aback scrive:

    Un articolo veramente utile! Spero di leggere presto altri tuoi aggiornamenti🙂

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