Perché lavorare gratis può rendervi felici e invece le crociate vi renderanno sempre più incazzati.

La mia bacheca di Facebook si è velocemente popolata di veementi blog post contro le esortazioni di Jovanotti a lavorare gratis se, in quel lavoro, c’è per noi una esperienza importante.
Queste esortazioni sono state per me particolarmente stridenti in un momento in cui io sto lavorando gratis a un progetto, e ho chiesto ad altre persone di lavorarci gratis, insieme a me.
Sento già le obiezioni di qualcuno di voi: è volontariato! Non è lavoro. No. È lavoro. Sto facendo una cosa per la quale sono preparata. Una cosa che fa parte di un set di competenze professionali che ho messo a punto in anni di lavoro e studio e per la quale, normalmente, mi farei pagare.
Perché ho scelto di farla gratis? È molto semplice: il progetto al quale sto lavorando mi piace moltissimo, e le persone che lo stanno portando avanti non hanno soldi per pagarmi. Io avrei potuto decidere di lasciar perdere e passare al lavoro successivo. Eppure, invece, ho deciso di dire sì. E sono stata così folle da trascinare altre due persone in questa avventura (persone che non ho letteralmente “trascinato”, persone che ho invitato e che hanno deciso di partecipare).

Io credo che lavorare gratis sia – in determinati casi – una cosa importantissima e che il dibattito tra “lavoro gratis sì” e “lavoro gratis no” sia incredibilmente inutile. Incredibilmente inutile.

Il problema sta nel determinare quali sono i casi in cui il lavoro gratis è accettabile e quali sono i casi in cui non lo è. Queste valutazioni sono estremamente personali e non riguardano unicamente il “poterselo permettere” oppure no. L’argomento del “te lo puoi permettere”, tira subito un’altra odiosa linea tra quelli che sarebbero “figli dei ricchi” e che possono non preoccuparsi di come mangiare e quindi lavorare gratis e inquinare il mercato del lavoro per i “figli dei poveri” che, in questa narrativa, sarebbero in balia del mercato senza alcuna opportunità di scelta.

Io non credo che questo argomento sia il più rilevante nella questione del lavoro gratis.

Le domande che io mi faccio sono queste:

1) Trovo che una parte di me sia incredibilmente attratta da questo progetto per un misto di motivi razionali e irrazionali?

Tra i motivi razionali ci può essere per esempio il fatto di entrare in un network professionale di altissimo livello in una industria che mi interessa, oppure la possibilità di “usare” il mio lavoro gratuito per farmi pubblicità in un ambito in cui credo di poter trovare nuovi clienti o partner per i miei progetti futuri.

Tra i motivi irrazionali, c’è spesso una comunione di intenti su scala più grande tra il mio progetto di vita e quello delle persone che incontro e che si sta – in quel momento – catalizzando su un particolare prodotto.

2) Mi fido della persona che ho di fronte?

Ho incontrato centinaia di persone che mi hanno chiesto di lavorare gratis. Avrò detto di sì a 6 o 7 nella mia vita. La ragione è che la maggior parte delle persone che mi hanno chiesto di fare qualcosa gratuitamente, diceva di non avere risorse, ma questo era palesemente falso: per chiarezza, non mi riferisco al fatto che non avevo di fronte una persona coperta di stracci o che viveva in una tenda nel giardino di qualcun altro. Mi riferisco al fatto che si trattava di aziende o individui che semplicemente volevano scaricare su di me un peso, senza prendersi alcuna responsabilità e facendo vaghe promesse su ritorni futuri.

Eppure, tra queste centinaia di richieste alcune erano autentiche. Ma l’autenticità non è un motivo sufficiente per prendere un lavoro gratis.

3) In questo lavoro, posso imparare delle cose di cui ho una gran fame? Mi posso confrontare con un mondo di cui ho una enorme curiosità e in cui credo potrebbe annidarsi un pezzetto del mio futuro?

Se la risposta è sì, la persona che ho davanti mi sembra autentica e sono incredibilmente attratta dal progetto, per me è giusto e buono dire di sì al lavoro gratuito.

Nelle 6 o 7 volte che ho preso dei lavori gratuiti, un paio di queste volte non sono andate come speravo. In particolare in uno di questi casi, la voglia che avevo di fare il progetto in questione era così grande da aver annebbiato il mio giudizio rispetto al numero 2. Infatti, le persone che mi ritrovai davanti erano manipolatorie e approfittatrici.

Ciononostante, siccome tutte le altre persone che avevo coinvolte erano straordinarie, con un po’ di fatica in più riuscimmo a portare a casa un progetto meraviglioso del quale sono tuttora molto orgogliosa. Questo per dire che – una volta che ci si è dentro – è meglio lavorare per portare a casa il miglior risultato possibile. E imparare una lezione.

Avendo creato un festival internazionale, una compagnia teatrale e una azienda tecnologica, mi è capitato moltissime volte di postare tante offerte di lavoro, alcune offerte di stage, poche richieste di lavoro gratuito quando non avevo le risorse per fare altrimenti.

Sono stata redarguita da chi mi diceva che dovevo scrivere subito esattamente che cifra veniva offerta e che altrimenti mi stavo auto-etichettando come una sfruttatrice. Non avendo mai sfruttato nessuno, è evidente che una persona che la pensa in questi termini, probabilmente non è la persona giusta per il mio team. Chiunque ha il diritto di non fidarsi di me, e la cosa non mi offende, soprattutto se si tratta di uno sconosciuto. D’altra parte credo di avere il diritto di non volere nel mio team qualcuno i cui primi istinti quando legge la descrizione di un lavoro sono la mancanza di fiducia e il sospetto.

Come ho scritto, anche a me è capitato di rimanere scottata. Ma questo non mi ha impedito di mantenere uno sguardo aperto che cerca il valore, prima della fregatura.

Credere di essere furbi perché si va in giro nei siti degli annunci di lavoro a scovare le “fregature”, è veramente contro-producente.

Se passate il tempo a cercare fregature, state certi che le troverete. O saranno loro a trovare voi. Anche se i numeri saranno in bella mostra e non c’è nulla – assolutamente nulla – nell’annuncio che vi suoni “disonesto”.

ADDENDUM:
Se siete la persona che chiede a un’altra persona di lavorare gratis, badate bene, non avete – secondo me – alcun diritto di arrabbiarvi se quella persona vi dice “no”. Magari non può, e – se proprio ci tenete – potete cercare un’altra soluzione per pagarla. Magari, invece, non l’avete convinta. E allora interrogatevi sul perché e sul per come. Oppure magari non siete un buon match gli uni per gli altri. Continuate a cercare, ma sereni mi raccomando. Puntare il dito gli uni contro gli altri, in qualsiasi posizione vi troviate, è sempre parecchio triste.

Ma che poi, pensateci un secondo, ma che avreste diritto di arrabbiarvi se offrite un lavoro pagato a qualcuno e quello vi dice no?

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3 thoughts on “Perché lavorare gratis può rendervi felici e invece le crociate vi renderanno sempre più incazzati.

  1. ceskopagano scrive:

    Ciao Francesca,
    mi fa sempre piacere leggere quello che scrivi!
    Sul “poterselo permettere”, io credo che tutti, chi più chi meno, abbiano del tempo da investire in qualcosa che non sia solo un hobby solitario, ma un progetto comune. Oltre al tempo, c’è da investire energie, emozioni, aspettative, e può finire in mille modi, come ci racconti; ma ogni lavoro è fatto per generare un qualche tipo di “ricchezza”, quindi c’è sempre un tornaconto.
    Poi si deve anche lavorare per i soldi, d’accordo, ma non è detto che chi ti offre quelli, ti dia anche felicità e motivazione, ti stimoli a crescere o ti insegni qualcosa.

    Un saluto!

  2. […] Francesca Cavallo:Credo che le crociate contro il lavoro gratis come se fosse sempre e comunque una fregatura siano molto dannose. Credo che inculcare nelle persone l’idea che “se non c’è scritto subito quanto mi dai non sei una persona seria” sia una cazzata e che ragionare con i paraocchi in questo modo, blocchi – per chi ci casca – tante incredibili opportunità. Io ho lavorato gratis in passato, e anche oggi a volte lo faccio. Questo è il modo in cui penso quando scelgo se accettare un lavoro gratis o meno.13(15 hours ago)La mia bacheca di Facebook si è velocemente popolata di veementi blog post contro le esortazi… […]

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