Archivi categoria: Lizzano

Che cosa c’entra l’innovazione con quel gusto per il surreale che abbiamo al sud?

Maurizio ha un’edicola a Lizzano. Una decina di giorni fa, verso le 6 di pomeriggio ha ricevuto una telefonata. “Vieni 5 minuti al cinema che mi devi fare un favore”. Maurizio è andato al cinema, dove ha trovato un gruppo di persone che lo aspettava. Gli hanno chiesto di spogliarsi.

Questo potrebbe essere l’inizio di una storia violenta, una storia di pizzo e vendetta. E invece, no.
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Di chi è Sferracavalli?

Sferracavalli è di quelli a cui piace mischiarsi.

Con i bambini

con i vecchi

con le galline

con le pecore

con i cavalli

con quelli che c’hanno le edicole

con quelli vestiti da soldati romani

e con quelli vestiti da Gesù.
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Si spara nel mio paese

Negli ultimi 11 giorni a Lizzano diversi consiglieri dell’opposizione e un vigile urbano sono stati oggetto di atti violenti che sembrerebbero seguire il copione classico dell’attentato mafioso di tipo intimidatorio.

È stata incendiata la macchina del consigliere Pippo Donzello, e sono stati esplosi colpi di fucile contro le porte di casa di Valerio Morelli, Antonio Motolese, Antonio Lecce e contro l’automobile del vigile urbano Pasquale Castronuovo.

Il paese in questi giorni è battuto dalle macchine dei carabinieri e da alcuni elicotteri.
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Guida alla campagna elettorale per il mio paese

In questi giorni si è aperta a Lizzano la campagna elettorale per le amministrative del 26 e 27 maggio. Chi mi conosce, sa quanto ami le campagne elettorali, e quanto ritengo che siano momenti importanti per la vita di una comunità.

Mi accorgo che molti invece pensano alle campagne elettorali come a un male necessario, un brutto momento da superare per poter passare alla fase successiva. Un momento di ipocrisia, di false promesse, di imbrogli e accordi sottobanco, di colpi bassi, di “tutto è lecito”, di pettegolezzo, di malignità. (Spero di non aver dimenticato niente).

Ho pensato di mettere insieme una piccola guida per gli elettori lizzanesi, in modo da poter vivere al meglio la campagna elettorale e orientarsi nel momento in cui dovranno recarsi al proprio seggio.
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Un po’ di titoli

Qualche giorno fa ho lasciato la casa a Milano. A partire dal 3 gennaio mi trasferirò a San Francisco. Non è il primo trasloco, ne ho fatti parecchi finora. Ma questo è senz’altro il primo in cui il passaggio successivo è trasferirsi con un visto “immigrant” in un altro Paese.

Una delle cose più ingombranti e pesanti che ho dovuto spostare (e che non potrò portarmi dietro) sono i libri. Sono abbastanza convinta che siano un oggetto obsoleto, e che nelle case del futuro non ci saranno librerie, perché tutti leggeremo i libri su tablet e e-reader. Non ne faccio una tragedia, mi sembra un’evoluzione naturale delle cose, e anche un’evoluzione comoda: senza libri il mio trasloco sarebbe stato molto più facile!

Però ora che sono a casa, mi è venuta voglia di tirare fuori alcuni libri dagli scatoloni, e di lasciare nella mia camera (c’è spazio solo per pochi di loro!) alcuni di quelli a cui sono affezionata, o meglio, quelli che credo abbiano avuto un impatto sulla formazione della mia identità di oggi. E mi è venuta voglia di elencarli, in ordine di come sono disposti, non di importanza. Mi fa piacere sapere che c’è un posto in casa mia, in cui questa manciata dei libri sta insieme. In questo modo, mi sembra di avere un àncora da qualche parte (e mi chiedo: “quale sarà l’analogo digitale di quest’àncora?”). Intanto eccoli:

1) Dostoevskij, I fratelli Karamazov

2) Fabio Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli

3) Freud, La psicanalisi infantile

4) Nazareno Dinoi, Dentro una vita

5) Amara Lakhous, Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio

6) Enzo Mari, L’altalena

7) Shaun Tan, L’approdo

8) Bruno Munari, Nella nebbia di Milano

9) Mis Primeras 80.000 palabras

10) Concita De Gregorio, Malamore

11) Erasmo da Rotterdam, Elogio della follia

12) Ennio Flaiano, Tempo di uccidere

13) Altazor, Vicente Huidobro

14) Massimo Mila, Breve Storia della Musica

15) Thomas Eliot, La terra desolata – Quattro quartetti

16) Ovidio, Metamorfosi

17) Hanif Kureishi, Il Budda delle periferie

18) Pamuk, La casa del silenzio

19) Bertolt Brecht, Mother Courage and her children

20) Shakespeare, Troilo e Cressida

21) Shakespeare, King Lear

22) Piva, Apocalisse da camera

23) Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran

24) Claudio Magris, Lei dunque capirà

25) Cortazar, Fine del gioco

26) Nicanor Parra, Ojas de Parra

27) Susan Sontag, Davanti al dolore degli altri

28) Tolstoj, Il prigioniero del Caucaso

29) Alan Ginsberg, Howl

30) Ernesto De Martino, Sud e magia

31) Goliarda Sapienza, L’arte della gioia

32) Szymbroska, Discorso all’ufficio degli oggetti smarriti

33) Szymbroska, Ok? Nuove letture facoltative

34) Jimmy Corrigan, Il ragazzo più in gamba sulla terra

35) Shel Silverstein, A giraffe and a half

36) Wolf Erlbruch, Ente, Tod und Tulpe

37) Carlo Fabbri, La Pieve di Gropina

38) Luoghi d’Arte e di Fede a Loro Ciuffenna

39) Iran

40) Ritzer, La religione dei consumi

41) Willett, Brecht on theatre

42) Dario Fo, Pagine scelte

43) Norman, La caffettiera del masochista

44) Carlson, Performance

45) Caillois, L’occhio di Medusa

46) Mazzocut-Mis, Voyeurismo Tattile

47) Emanuele Riverso, Iran

48) Giacomelli, La magia del significato

49) Fitzgerald, Khayyam’s Quattrains

50) Cervantes, Don Chisciotte

51) Rostand, Cyrano de Bergerac

52) Jerzy Grotowski, Per un teatro povero

53) Stanislavskij, Il lavoro dell’attore su se stesso

54) Tadeusz Kantor, Il teatro della morte

55) Tadeusz Kantor, La classe morta

56) Coblenzer e Muhar, Respiro e voce

57) Le Coq, Il corpo poetico

58) Polly Irvin, Directing for the stage

59) Anais Vaugelaude, Una zuppa di sasso

60) David Small, Stiches

61) Vito Mancuso, Io e Dio

62) Marjane Satrapi, Persepolis

63) Robert Crumb, Kafka

 

 

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Che cosa vuol dire difendere il territorio

C’è chi dice che difendere la nostra terra voglia dire non parlare dei suoi problemi, fare finta che non esistano.

C’è chi dice che chi osserva con attenzione la nostra terra, chi porta alla luce gli abusi e le nefandezze sia un nemico dello sviluppo del nostro paese.

C’è chi proprio non riesce a capire che cosa possa spingere un cittadino a impiegare tempo e denaro per difendere l’interesse collettivo.

C’è chi crede che oggi si possa fare impresa come sessant’anni fa. Senza regole. Cercando di arricchirsi al massimo a spese del territorio. C’è chi crede che oggi si possa ancora fare impresa senza un progetto che tenga conto del sistema. E che non si tratta di principi etici, ma anche di principi economici.

C’è chi non sa che è ampiamente dimostrato come una visione d’impresa rispettosa del territorio in cui opera e delle persone con cui lavora si dimostri più di successo e più di lunga durata rispetto alle imprese senza scrupoli che sembrano garantire soldi facili e veloci.

C’è ancora qualcuno che non ha capito che un imprenditore che non rispetta le regole è un concorrente sleale. Perché la maggior parte di noi deve fare i conti con antibagni, uffici tecnici, altezze, Nas, regolamenti e controlli. E se uno opera del tutto al di fuori dalla legge, si arricchisce alle nostre spalle.

C’è chi è come quegli abitanti di Scampia che vanno in tv a dire che Saviano li ha rovinati.

Ma c’è anche chi ha voglia di capire. C’è chi vuole uscire dall’ignoranza e dall’alienazione. C’è chi ha capito che abbiamo dei diritti, anche qui a Lizzano, e combatte ogni giorno per rivendicarli. Ci sono persone che è bello guardare negli occhi, perché ci vedi brillare dentro una gioia e una speranza che sembrava perduta. Quel bagliore è un patrimonio di enorme valore per Lizzano.

C’è chi pensa, e tra questi ci sono io, che Lizzano abbia perso già troppi treni per l’attrazione fatale verso la disperazione, il pettegolezzo e la lamentela che non diventa mai azione. Ora anche basta, no?

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Perché oggi andrò a manifestare con Attiva Lizzano

1. Perché è bello guardare come brillano gli occhi di chi sta combattendo con le armi della pace una battaglia che non è mai individuale, ma che riguarda tutti noi e la terra che ci ha generato.

2. Perché il futuro del mezzogiorno passerà attraverso un nuovo modo di pensare impresa. Non come una strada per arricchirsi alle spalle degli altri, ma come un modo per contribuire con i propri talenti alla crescita del proprio territorio. Queste sono le nuove frontiere dell’imprenditoria dappertutto, e anche da noi.

3. Perché a Lizzano c’è un gruppo aperto di cittadini che investono tempo, denaro, energie, passioni per il bene comune. Questa è una cosa rara e va tutelata e difesa come un tesoro del mio paese.

4. Perché molto spesso per iniziare a innovare, basta uscire dalla propria casa e incontrare altri cittadini ai quali siamo accomunati dai nostri interessi e non solo da legami di sangue.

5. Perché non si può più pensare di poter badare a se stessi senza prendersi cura del sistema in cui si vive. Un sistema naturale, sociale, politico che ha bisogno della nostra partecipazione e di cui noi abbiamo bisogno. Avere a cuore il proprio contesto vuol dire avere a cuore se stessi e il proprio benessere. Vuol dire non sentirsi soli, avere la sensazione di far parte di un progetto più grande di noi. Gli psicologi della felicità dicono che questo sia uno dei segreti per arrivarci.

Venite anche voi, provate per credere.

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Il modello pugliese

A Milano è successa una cosa alla quale non volevo credere. Ci speravo, ma non osavo neanche dirlo. Pisapia, il candidato del centrosinistra proveniente dal ranghi SEL, ha staccato la Moratti di sei punti, ed è andato al ballottaggio. Wow.

Come dice Luca Sofri

– i vincitori nell’opposizione sono tre. Uno ha sconfitto il PD nelle primarie, un altro è un nemico del PD, il terzo è un bravo sindaco del PD in frequente rotta col PD. Sono Pisapia, De Magistris e Chiamparino. Al PD possono essere contenti di Milano e Torino e fieri del loro apporto a queste vittorie, ma non le spaccino per vittorie dell’attuale leadership del partito, che ha perso in due casi dei tre e vinto nel terzo grazie al buon lavoro di un frondista.

– la vittoria di Pisapia, storica (Milano non ha mai avuto un sindaco di sinistra – al massimo PSI – fino a oggi) è un’ulteriore sanzione del fallimento del PD e dei suoi predecessori negli ultimi vent’anni: scelte sciocche, “centriste” e pavide hanno accumulato insoddisfazione e risentimento tra gli elettori di sinistra. Bastava invece trovare un uomo di sinistra e in gamba.

E questo mi ricorda moltissimo quello che è successo in Puglia tutte le volte che il PD ha tentato con strategie di palazzo, lontane dal popolo, di portare avanti candidati che loro definivano “moderati”. Persone oneste, per carità, ma senza il coraggio di scegliere un’idea di futuro, per la paura di dispiacere a qualcuno.

Ci sarebbe da interrogarsi a questo punto sul fatto che, forse, il bisogno di moderatismo – con buona pace dei post democristiani – si è esaurito nel nostro paese. Che abbiamo bisogno davvero di avere in testa un’idea di futuro, di comunicarla e di saperla costruire insieme.

PS: Purtroppo, però, a Fragagnano Pino Todaro non ha vinto. È arrivato secondo. Abbiamo perso un’altra occasione, e questo fa male. Speriamo in una opposizione presente ed efficace. E speriamo che la prossima volta tutti quelli che hanno a cuore lo sviluppo della nostra terra (lo so è difficilissimo) superino i particolarismi e si prendano insieme una vittoria di cui sentiamo tutti il bisogno.

Integrazione e agricoltura

Di questo parla il documentario di Salvo Lucchese e Rossella Vigneri prodotto dall”Associazione BandieraGialla con il contributo della Provincia di Bologna. Il documentario descrive l’esperienza bolognese degli orti comunali come luogo di incontro e confronto tra culture e generazioni. Un bello spunto di riflessione, no? Forse anche una bella palestra per prepararci a Sferracavalli

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Il mediterraneo è a Lizzano

Non so se avete già guardato il sito (provvisorio) di Sferracavalli, il Festival Internazionale di Immaginazione Sostenibile che ha vinto “Principi Attivi” di quest’anno. Se non lo avete fatto, iniziate a farlo! È una iniziativa che ci riguarda e ci riguarderà tutti, partita grazie all’entusiasmo di molti lizzanesi che hanno iniziato a sostenerci dalla prima ora.

Oggi si parla delle sfide del nostro pezzettino di mezzogiorno nel quadro politico ed economico internazionale intorno al Mediterraneo. Dateci un’occhiata.

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