Archivi categoria: Sapore di sale

Vediamoci di persona!

A partire da domani fino al 13 aprile sarò in giro per le librerie del centro-sud per presentare i libri che ho creato con Timbuktu e DeAgostini. Per questa ragione, che abbiate dei bambini o no, mi farebbe tanto piacere se veniste a conoscermi di persona. Di seguito le date:

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Mercoledì 8 aprile, ore 16.30 – Francavilla Fontana (BR), Corso Garibaldi 15 – Libreria Francavillese
Lettura animata per grandi e bambini di “Romeo e Giulietta – Una filastrocca scavezzacollo ispirata alla tragedia di William Shakespeare”.

Venerdì 10 aprile, ore 18 – San Vito dei Normanni – ExFadda
Laboratorio di “Esperimenti Schifosi” il nostro libro per avvicinare i bambini alla scienza in modo divertente. Sperimenteremo il “Tocco della Morte”, lo “starnuto di mostro” e forse anche la sfera anti-gravitazionale.

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Sabato 11 aprile, ore 16.30 e ore 18 – Matera – Casa Netural
Laboratorio di “Esperimenti Schifosi” all’interno dell’incubatore di sogni in una delle città più belle del mondo.

Domenica 12 aprile, ore 17.30 – Taranto, via Di Palma 69 – Libreria UBIK
Lettura animata per grandi e bambini di “Romeo e Giulietta”.

Lunedì 13 aprile, ore 17.00 – ROMA, via degli Etruschi 4 – Libreria Assaggi
Laboratorio di “Esperimenti Schifosi”.

In tutti i luoghi del laboratorio troverete i libri in vendita se li vorrete comprare. Per chi lo vorrà, sarò felicissima di scrivere una dedica per i vostri figli, nipotini, cuginetti. Vi garantisco che saranno dei pomeriggi… esplosivi.

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Mamme e figli maschi: come crescerli in modo da favorire una società più equa?

Mi sono imbattuta in questa citazione di Renate Siebert a proposito della figura della donna nella cultura mafiosa, e mi sono sorpresa per la lucidità e per la chiarezza con cui la professoressa Siebert descrive una dinamica nella quale così spesso mi sono imbattuta, in contesti che non avrei mai pensato di descrivere come “mafiosi”. Credo sia molto illuminante per capire quali cambiamenti debbano essere promossi all’interno delle nostre famiglie per favorire lo sviluppo di una società più giusta e moderna nel nostro Paese.

Nella sindrome della “madre dei miei figli” echeggia automaticamente un disprezzo per le donne: la donna, temuta e rifiutata con diffidenza perché portatrice delle tentazioni di Eros, desessualizzata e resa funzionale per la riproduzione, diventa l’icona della figura della madre. “L’unica donna veramente importante per un mafioso è e deve essere la madre dei suoi figli, le altre sono tutte puttane”, diceva il giudice Falcone, che bene conosceva i mafiosi. Questo sdoppiamento della figura femminile in madonna e puttana, esasperato in ambiente mafioso, non è estranea alla nostra cultura in generale. A questo si aggiunge un tratto, anch’esso non infrequente: quello di privilegiare il figlio maschio rispetto alla figlia femmina. La nascita del maschio concede alla donna, seppure come riverbero, una partecipazione allo splendore del principio maschile, principio dominante nella sfera pubblica, e contemporaneamente le dà la possibilità di modellarlo, di legarlo, di renderlo dipendente e di farlo suo per interposta persona nella sfera privata. Attraverso il potere sul figlio maschio la madre si appropria dello splendore del principio maschile, perché è lei colei che l’ha generato. Il possesso del figlio, agito fatalmente dall’amore materno, rivela così le sue due facce. Si tratta di un possesso esclusivo, goduto nel privato, che gratifica e valorizza la donna in quanto madre e, contemporaneamente, si tratta di una licenza per il figlio di comportarsi da maschio nel sociale – con tutto ciò che da questa licenza deriva per la madre stessa in quanto donna. Crescere il proprio figlio nell’illusione della sua supremazia significa, per la donna, legarlo a sé, fargli da testimone, da garante della sua superiorità alla quale ella partecipa illusoriamente in quanto madre. Significa anche instillargli, confermargli un disvalore del femminile, al limite un disprezzo per le donne. Valorizzando in questo modo il materno, le madri contribuiscono a svalorizzare il femminile, le donne. Contribuiscono a diffondere una cultura della sopraffazione e della violenza.

Renate Siebert è docente di Sociologia del mutamento all’Università della Calabria. I suoi libri possono essere acquistati qui.

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Cose che ho imparato nel 2013

1) La prima impressione conta.

I primi momenti in cui conosciamo qualcuno sono importanti. Spesso le persone che incontriamo ci danno dei segnali preziosi che, se analizzati con cura, possono aiutarci a predire gli sviluppi di una relazione. Ho trovato questa riflessione importante soprattutto per quanto riguarda l’ambito professionale: avevo letto molte volte questo consiglio, ma finora non lo avevo assimilato. Nel 2013 credo di averlo fatto mio.

2) Le persone molto negative hanno una data di scadenza scritta da qualche parte.
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Innovatori, vi prego, parlate italiano!

Avete notato anche voi che tutte le volte che si parla di innovazione e cambiamento le parole chiave usate, i titoli delle conferenze, i nomi dei settori vengono sempre usati in inglese? Che ne pensate? Io lo trovo dannoso. Davvero pensiamo che l’innovazione e il cambiamento possano essere raccontati soltanto in inglese? Che dire “food” sia più moderno di “cibo”? Che “social” sia più fico di “sociale”? Che “job” sia più rassicurante di “lavoro”?

A me sembra una tendenza pericolosa, e altamente lesiva della percezione che noi abbiamo del nostro Paese e del suo potenziale nel campo dell’innovazione. Se noi innovatori per primi rinunciamo a descrivere l’innovazione nella nostra lingua, è come se rafforzassimo il messaggio che l’innovazione vera avviene sempre altrove, e che se vogliamo essere davvero “cool” dobbiamo fare finta di abitare quell’altrove e rinunciare al racconto che la nostra lingua può costruire del futuro.

Usare l’italiano solo per descrivere il passato e non per generare futuro ci priva di una enorme ricchezza: che facciamo costruiamo le basi per diventare coloni nel nostro stesso Paese? Progettare in italiano, creare le nostre parole per descrivere le cose nuove che tanti di noi stanno inventando ci aiuterà a sentirci padroni di un pezzo di futuro.

Non sono tra coloro che dicono elaboratore al posto di computer, intendiamoci. Ma “food”? In Italia? Come on!

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Destinazione Timbuktu: datemi un’app e immaginerò un mondo

Simona Durzu mi ha intervistato per il suo blog “Love at First South” e abbiamo chiacchierato di Startup, di educazione, di innovazione, e dei progetti che abbiamo per Timbuktu!

I Loved you @ First South

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“È sempre stata una ragazzina ribelle. I suoi capelli ne sono la prova”.

Sul sito di Timbuktu, startup di cui è cofondatrice, Francesca Cavallo si presenta così.
Nonostante i successi ottenuti negli ultimi anni, e la consapevolezza di aver cambiato per sempre le regole dell’editoria digitale, l’enfant terrible della tecnologia non ha perso i suoi segni particolari: un migliaio di ricci neri (ciocca più, ciocca meno) e la capacità di immaginare nuovi percorsi.
Fra il mondo che vede, e quello che saprà creare.

Timbuktu è un luogo reale, bellissimo, ma è anche una parola che evoca le avventure più esotiche, con il loro carico di intuizioni e scoperte.
Un po’ come quelle fatte da Elena e Francesca quando, nel 2010, assistono al lancio dell’iPad. L’interattività offerta dalla “tavoletta”, unita alla facilità d’uso dimostrata dai più piccoli nativi digitali, dà vita a un magazine che crescerà insieme…

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“La Candela di Sego” diventa un libro interattivo per la prima volta!

Circa tre mesi fa uno storico danese di nome Esben Brage ha scoperto una delle prime fiabe scritte da Hans Christian Andersen. Probabilmente una fiaba che il famosissimo scrittore aveva scritto a 18 anni. Questa fiaba, scritta due secoli fa, si intitola “La Candela di Sego”. Sono molto emozionata, perchè da ieri questa fiaba è un libro interattivo illustrato, in vendita sull’iTunes store, ed è firmato Timbuktu.

Ho curato personalmente l’adattamento del testo, e Samuele Motta, l’Art Director di Timbuktu, ha curato le illustrazioni. La storia mi emoziona molto, per quanto sia un po’ vintage, diciamo. La forza morale di Andersen, la sua fede, l’attrazione per la luce, mi hanno fatto pensare moltissimo alla parte finale del discorso che  Adlai Stevenson pronunciò come elegia funebre di Eleanor Roosvelt:

Preferiva accendere candele che maledire le tenebre, e il suo bagliore ha scaldato il mondo.

Vi faccio questo augurio quando vi dico di scaricare, su iPhone o su iPad, questo bellissimo librettino.

la candela di sego timbuktu

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Lasciare spazio agli altri

È una delle cose che cerco di insegnare nei miei laboratori di teatro. Me lo ha detto una mia allieva e mi ha quasi commosso.

Intanto, buon voto a tutti quelli che ancora non lo hanno fatto.

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In tutto questo, Somari ha debuttato

Il nuovo spettacolo di kilodrammi dedicato alla scuola e all’adolescenza ha debuttato venerdì a Milano, al festival Segnali.

È stato davvero molto bello. Poi oggi abbiamo saputo che ha ricevuto una menzione speciale al Premio Hystrio Scritture di scena_Under35 (per il testo insomma).

E questo è il promo video.

PS: Una confessione personale. Ho iniziato a scrivere “Somari” perché ho alcuni cugini adolescenti a cui voglio davvero molto bene. Avevo voglia di fare uno spettacolo che potesse piacergli sul serio e che potesse parlare di loro. I primi a cui ho dedicato questo progetto sono loro. Giulia, Federica, Salvatore, Paola e Anna. Sono anche stati tra i primi a cui ho mostrato le immagini dello spettacolo e i loro commenti sono stati per me un importante incoraggiamento. Grazie.

PPS: Per la prima volta un mio spettacolo verrà a Lizzano questa estate, al festival Sferracavalli. È proprio Somari, quindi state all’erta!

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Quando a mezzogiorno si parla inglese

È uscito sull’App store Timbuktu magazine, la rivista per iPad che spiega il mondo ai bambini. Questi siamo noi che lo spieghiamo, il primo numero è in inglese. Ci abbiamo lavorato con kilodrammi e io mi sono occupata della direzione creativa. Elena ha diretto il progetto.

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