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Perché lavorare gratis può rendervi felici e invece le crociate vi renderanno sempre più incazzati.

La mia bacheca di Facebook si è velocemente popolata di veementi blog post contro le esortazioni di Jovanotti a lavorare gratis se, in quel lavoro, c’è per noi una esperienza importante.
Queste esortazioni sono state per me particolarmente stridenti in un momento in cui io sto lavorando gratis a un progetto, e ho chiesto ad altre persone di lavorarci gratis, insieme a me.
Sento già le obiezioni di qualcuno di voi: è volontariato! Non è lavoro. No. È lavoro. Sto facendo una cosa per la quale sono preparata. Una cosa che fa parte di un set di competenze professionali che ho messo a punto in anni di lavoro e studio e per la quale, normalmente, mi farei pagare.
Perché ho scelto di farla gratis? È molto semplice: il progetto al quale sto lavorando mi piace moltissimo, e le persone che lo stanno portando avanti non hanno soldi per pagarmi. Io avrei potuto decidere di lasciar perdere e passare al lavoro successivo. Eppure, invece, ho deciso di dire sì. E sono stata così folle da trascinare altre due persone in questa avventura (persone che non ho letteralmente “trascinato”, persone che ho invitato e che hanno deciso di partecipare).

Io credo che lavorare gratis sia – in determinati casi – una cosa importantissima e che il dibattito tra “lavoro gratis sì” e “lavoro gratis no” sia incredibilmente inutile. Incredibilmente inutile.
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Il mio primo mese a Los Angeles

Vivo negli Stati Uniti dall’inizio del 2012. Ho vissuto tra San Francisco e Berkeley per i primi due mesi, a Mountain View per i successivi 7 mesi, poi ancora a San Francisco per un anno e mezzo e, un mese fa, mi sono trasferita a Los Angeles. A Venice, per la precisione, uno dei quartieri-cittadine che compongono Los Angeles, giusto a sud di Santa Monica. Venice si chiama come la nostra Venezia perché un urbanista di nome Abbot Kinney nel 1905 si mise in testa di costruire una città che riproducesse la nostra Venezia nella California del Sud.

Sento già molti di voi inorridire e no, Venice Beach non ha nulla a che vedere con Venezia, ma è lo stesso un gran bel posto.
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“Non ci sono donne in Silicon Valley. O meglio, ce ne sono pochissime.”

Gentile Presidente Matteo Renzi,

oggi è il giorno del suo incontro a San Francisco con gli imprenditori italiani della Silicon Valley.
Incontrerà persone eccezionali, che sapranno raccontarle al meglio la potenza della Silicon Valley e la sua incredibile capacità di anticipazione, innovazione e generazione di ricchezza.
Siamo sicure che si parlerà molto delle lezioni che l’Italia può trarre dalla Silicon Valley per favorire lo sviluppo di una vera cultura dell’innovazione, capace di generare una vera economia dell’innovazione. Siamo meno sicure, purtroppo, che si parlerà dei limiti della Silicon Valley, e di uno in particolare, da cui non si può prescindere se si vuole davvero parlare dell’impatto che l’innovazione deve avere sulla società intera.

Non ci sono donne, in Silicon Valley. O meglio, ce ne sono pochissime.

Continua a leggere su www.elenafavilli.com.

Gli auguri per per un papà del sud (il mio)

Mio padre mi ha insegnato il gusto di raccontare le storie.

Si annoiava a leggerci i libri di favole, e quando eravamo piccole aveva di fatto costruito una saga di fiabe in cui lui era il protagonista di improbabili avventure che lo vedevano lanciarsi da auto in corsa, sventare rapine e fare scherzi assurdi a temibili criminali.

Mi ha insegnato il gusto dell’avventura e della libertà.

Durante tutti i viaggi in camper, le spedizioni per provare le jeep sulla sabbia che si concludevano con noi che spingevamo una macchina che ci spruzzava la sabbia in faccia, le gite in gommone in cui prendeva le onde (bassissime) per farci credere di essere in un mare in tempesta.

Mi ha ripetuto così tante volte la sua gioia di avere un negozio tutto suo in cui potesse decidere quando chiudere senza dover chiedere a nessuno… che credo sia uno dei responsabili della mia voglia di fondare un’impresa.

Mi ha insegnato a non temere chi non merita rispetto.

Una delle lezioni più importanti che abbia mai imparato. Ci portava “all’avventura” per le strade di campagna simulava inseguimenti “col boss”. Una vecchia masseria diventava la roccaforte del boss che noi violavamo per poi lanciarci in inseguimenti esilaranti. “Il boss” non mi ha mai fatto paura, grazie a lui.

Mi ha insegnato l’amore per un’onestà serena, mai bacchettona. Un’onestà che nasce in modo semplice dal considerare gli altri come propri pari. Che si tratti di un ministro o di un cameriere, mi ha insegnato a guardare chiunque negli occhi, con gentilezza, senza timore.

Mi ha insegnato, e continua a insegnarmi ogni giorno, che ognuno deve comportarsi nel modo che lo fa sentire bene: “occhio per occhio”… non ha mai avuto senso per lui. “Perché mi devo far privare della libertà di fare come voglio io?” ribatte quando gli diciamo di essere meno generoso con chi si è dimostrato scortese o scorretto.

Mi ha insegnato a vedere le cose per il loro potenziale, più che per lo stato in cui sono.

Quando nei primi anni ’90 il centro storico di Lizzano era completamente abbandonato, lui ci portava a passeggiare là e ci raccontava storie sul castello. Ha sempre sognato a occhi aperti e condiviso i suoi sogni con noi. Spesso lo abbiamo preso in giro per questo, e spesso litighiamo anche. Ma sognare insieme a qualcuno è una delle cose più belle che possano esserci, anche perché a furia di sognare insieme agli altri… certi sogni diventano realtà.

Oggi mi dispiace tanto di essere lontana. 

Tanti auguri papà!

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Quando una banda di paese conquista l’Europa

Con moltissimo piacere vi propongo di leggere questa storia bellissima scritta da Elena Favilli e pubblicata oggi su Che Futuro. Elena racconta la storia straordinaria della banda del suo paese, e dei cittadini che l’hanno sostenuta.

Questa è la storia del laboratorio musicale più rivoluzionario d’Italia. È la storia di un paese di 5.000 abitanti della provincia di Arezzo che ha saputo trasformare la sua banda in uno degli esperimenti di musica contemporanea più apprezzati al mondo. È la storia di un compositore che ha osato immaginare che persone comuni potessero imparare a suonare qualsiasi cosa. È la storia di un’amministrazione comunale che ha avuto il coraggio di sostenere quel sogno, e affiancarlo alla sfida di inventare un modo nuovo di insegnare musica a scuola. È la storia di Orio Odori, ed è la storia di Banda Improvvisa.

 

A vent’anni Orio Odori era una promessa strumentale al conservatorio di Firenze. Il suo insegnante gli aveva già tracciato la strada per una carriera luminosa come clarinettista d’orchestra sinfonica. E in effetti per una decina d’anni quello fu il suo mestiere. Ma a trent’anni era già chiaro per lui che suonare in un’orchestra gli dava solo inquietudine. Troppa rigidità, poche possibilità di sperimentazione, e soprattutto nessuno spazio per suonare la propria musica. Decise di seguire la sua vocazione di musicista di strada, e trovò nella banda di Loro Ciuffenna un primo gruppo di persone che gli diedero fiducia e decisero di seguirlo.

 

Continua a leggere su Che Futuro.

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Far prigioniero un popolo per “liberare” il Parlamento (We are 70%)

Il nostro è un Paese strano. È un Paese che vota d’istinto, che crede che l’istinto sia sempre la cosa migliore. È un Paese che vota di pancia. Se questa dimensione del nostro carattere ci ha consentito di diventare uno dei Paesi artisticamente più straordinari del mondo e uno dei Paesi in cui si mangia meglio al mondo, ci ha anche reso il Paese in cui l’empatia conta più della capacità nella carriera. E un Paese in cui si può pensare di votare “per dispetto”.
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Finalmente un libro di Timbuktu in italiano!

Finora ho parlato poco di Timbuktu su questo blog. Perchè finora Timbuktu è stata sempre e soltanto in inglese. Ma da oggi, non più.

Da oggi iniziamo a pubblicare dei libri interattivi per bambini anche in italiano, e anche per iPhone. Non potete immaginare quanto è emozionante vedere la mia lingua tra quelle illustrazioni sullo schermo. Io non me lo immaginavo prima di vederlo.

Potete scaricare Lo Schiaccianoci in italiano, su iPad oppure su iPhone, e farvi sorprendere dalla musica di Tchaikovsky, e dalla delicatezza e raffinatezza dell’illustratore italiano Philip Giordano. Potete scaricarla subito dicevo, basta cliccare qui.

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From Lizzano with love

A qua lassu

assai cosi belli.

No po’ caccià tutti cosi, ‘ntra na valisci.

Lassu n’amori granni pi sta terra ca m’è crisciuta. 

Nu desideriu ca no si pò diciri cu la vecu cangiata, felici.

Lassu l’aulivi, li pucci, e li cimi di rapa. Lu mieru, lu mari, nu paru d’amici.

Lassu na mamma e n’attani. Na casa, e tanta belli pinzieri.

Ncuna cosa me la portu, però.

L’alauru, l’origanu e to ricchiteddi.

La luci, la lurtima

di quannu “na, mo scuresci”.

E poi n’ogna di sabbia mia,

ca l’oceanu è assa’ granni pi mei.

 

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SIGNORE E SIGNORI: LA NUOVA TIMBUKTU!!!

Oggi mi scoppia il cuore di gioia.

Negli ultimi mesi ho lavorato durissimamente, e mi sono confrontata con sfide che mai avrei pensato di essere capace di affrontare. È bello. Ho avuto la fortuna di condividere questo percorso con una squadra di persone davvero straordinarie: Elena, Samuele, Diego, Annalisa, Trevor ed Erica. È un lusso lavorare sul dettaglio con l’approfondimento con cui l’abbiamo fatto, e posso dire con orgoglio di aver lavorato davvero tanto e senza risparmiarmi mai per potermi concedere questo lusso.

Oggi nasce la nuova versione di Timbuktu, la iPad app per genitori e bambini.

Troverete ogni giorno una storia, un gioco o un’attività da fare con i vostri bambini, con il design dei più straordinari giovani artisti da tutto il mondo.

La potete scaricare qui: https://itunes.apple.com/app/timbuktu/id428469245?mt=8.

Augurateci buona fortuna, abbiamo ancora tantissima strada da fare! Fatemi sapere che ne pensate, e se potete lasciateci una bella recensione sull’App Store!

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