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Parole al vento

Ieri sono andata al mare. C’era un vento pazzesco e la sabbia che è bianca e sottile volava fortissimo e certe volte ti faceva pure male a sbatterti in faccia. Mi sono arrampicata sulla cima di una duna, non l’avevo mai fatto. Dalla cima della duna vedevo la campagna e tutte le altre dune e poi il mare. La litoranea, che qui è una strada che taglia le dune a pochi metri dal mare, quasi non si vedeva e dava l’illusione che la bellezza di questo paradiso fosse rimasta intatta.

Poi nel punto dov’ero non c’erano case abusive, è un punto prezioso, la vista verso il mare correva libera. Che meraviglia.

Quando vedi delle cose così belle, poi non riesci neanche ad arrabbiarti. Io provo solo tanta nostalgia per quando quella strada non c’era e uno si arrampicava sulle dune e poi arrivava al mare. Doveva essere incredibile. E allora io mi dico, ok che quel che è fatto è fatto, ma come possiamo fare per non trasformare tutto questo in un enorme parcheggio sull’acqua?

Sono andata via, c’era troppo vento. Scendendo dalla duna e facendo qualche centinaio di metri, gli abusi sono rientrati violentemente nel mio campo visivo. Sulla strada per casa pensavo che tutti dicono che tutto si presta a strumentalizzazioni politiche. Però, porca miseria, ci sono delle cose vere la cui verità è inequivocabile. Una di queste è che i piani regolatori aiutano a difendere un territorio dagli scempi. Se sono ben fatti lo aiutano meglio, ma comunque è meglio se ci sono, perché la loro assenza apre la strada agli abusi, ai prepotenti, a quelli che se ne fregano della cosa pubblica. E allora, mi chiedo, perché a Lizzano un piano regolatore al mare nel 2009 ancora non ce l’abbiamo?

Andando a zonzo per la litoranea in una giornata di vento, capita di trovare cose interessanti.

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