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Ciò che siamo e ciò che vogliamo

Se non l’avete già visto, guardatevi questi due minuti di Saviano al Palasharp. Ci riguardano parecchio.

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Ce numer si fatt?

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AAA cercansi possibili soluzioni

Dunque.

1) Ieri sono state rese note le motivazioni della sentenza di condanna di Marcello Dell’Utri per concorso in associazione mafiosa dello scorso giugno. I giudici hanno accertato che Dell’Utri avrebbe operato come “specifico canale di collegamento” tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi.

2) L’immagine internazionale dell’Italia non è mai caduta tanto in basso.

3) Il lavoro è un problema enorme che nessuno sta affrontando.

Come si fa? Bisogna installare nella mente di Berlusconi l’idea di dimettersi?

 

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“Meglio un figlio ladro che un figlio frocio”

Che cosa avete pensato leggendo questo titolo? Avete pensato subito al titolo della canzone degli Skiantos? Oppure avete pensato che fosse una nuova dichiarazione del Presidente del Consiglio o della Conferenza della Famiglia? Tutto sommato è sorprendente che nessuno l’abbia ancora citata, nessuno di loro dico.

È sorprendente visto che:

1) Melania Rizzoli ha potuto scrivere sul Giornale “Basta con le ipocrisie: tutti preferiamo un figlio etero”

2) Berlusconi ha sostanzialmente detto che è meglio andare con le minorenni (essendo un settantenne) che non essere gay

L’ultima perla è di Alemanno e viene proprio dalla conferenza della famiglia:

3) “Se vogliamo aiutare le famiglie, che sono quelle sposate, dobbiamo aumentare le tasse ai single e alle coppie con pochi figli”

Soluzione quest’ultima che non penalizzerebbe solo gli omosessuali (come nessuna delle precedenti, visto che un paese in preda a questa barbarie è un paese peggiore per tutti) ma tutte quelle coppie che sono già penalizzate per il fatto di non essere riconosciute come tali solo perché non sono sposate. A casa mia si direbbe “Dalli ‘n cuerpu”.

Ah, se volete ascoltare la canzone… la trovate qui.

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Rallegratevi ed esultate

E’ di questi giorni la notizia che (strano a dirsi) l’emergenza rifiuti campana non era affatto stata risolta dal nostro super presidente del consiglio con la sua mitica bacchetta magica e il suo scintillante ottimismo. Infatti, com’era ovvio, non essendo intervenuti alla base del problema – cioè attuando una politica che diminuisse la quantità dei rifiuti implementando pratiche di riuso e riciclo – la munnezza è ricomparsa.

Poiché alla testa del nostro paese c’è ancora la stessa gente, la strategia di risoluzione del problema sarà, ancora una volta, cercare di nascondere queste tonnellate di mmunnezza sotto il tappeto di qualcuno, in modo da poter mandare canale 5 a riprendere le strade sgombre e dei cittadini-comparsa sorridenti e soddisfatti. Tanto poi Canale 5, nei posti dove si sotterra quella munnezza, non ci va.

Ma chi avrà l’onore di accogliere quelle migliaia di tonnellate di rifiuti per sgombrare il set campano in tempo per l’arrivo delle telecamere? Noi! Noi miei cari compaesani, noi siamo gli eletti! Esultate!

Avanti così, finché non sarà solo la puzza a soffocarci, ma rimarremo schiacciati dall’immondizia proveniente da tutta Italia. Tossica? Non importa. Radioattiva? Chissenefrega. Cancerogena? Yeeeeeeee.

Nel delirio di immobilismo dal quale ci si potrebbe riscuotere prima del soffocamento, c’è qualcuno che sta disperatamente tentando di fare qualcosa. Il minimo (ma proprio il minimo) che potete fare, è andarvi a leggere qui che cavolo sta succedendo.

 

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Berlusconi e Fini in 4 minuti

Se volete vedere tutta la love story tra Fini e Berlusconi in 4 minuti, andate sul Post.

 

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L’agenda di un altro

Io non ce la faccio più a leggere i giornali, a guardare i tg, i dibattiti, i video su youtube degli interventi in Parlamento. “Di Pietro distrugge Berlusconi – imperdibile”, “Berlusconi bestemmia”, “Bersani vs Berlusconi”… non ce la faccio proprio più.

Perché l’agenda di questi dibattiti la stabilisce ormai da troppi anni un uomo solo e io, con quell’uomo, non ho niente in comune. Non mi interessano i continui litigi che mette su, le barzellette, gli attacchi alla democrazia. Tutto questo parlare nasconde un grande silenzio, perché il nostro paese non lo racconta nessuno. Tutto questo affaccendarsi nasconde un criminale immobilismo: le istituzioni, la struttura stessa dello Stato, i servizi basilari stanno franando e non è più possibile fare finta di niente.

Il racconto del mio paese è regolato dall’agenda di un vecchio in un delirio di onnipotenza. Di un vecchio che si vanta di farsela con le ragazzine, in un paese che appena sente la parola pedofilo prende i forconi in mano. Del mio paese non si raccontano i giovani che non possono sposarsi e mettere su famiglia perché non hanno lavoro, non si raccontano gli omosessuali con le vite a metà perché non hanno diritti, non si raccontano gli anziani che rubano il grana nei supermercati, non si raccontano quelli che vogliono studiare, le sfide reali della scuola che non sono solo i soldi, ma un modo di ripensarsi in una società che è cambiata profondamente. Del mio paese non si racconta di una città come Taranto, anche se è una delle più grandi anomalie ambientali del continente. Nel mio paese una foto come questa non fa impressione a nessuno, perché tutti stanno ad accapigliarsi sull’ultima sparata del capo sui giudici, e a tutti questo sembra normale.

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Punti di vista

Un po’ di tempo fa ho cancellato da facebook un mio amico. Aveva postato un commento in cui inneggiava alla marcia su Roma festeggiandone l’anniversario. Mi hanno detto “ma scusa tu cancelli chi non la pensa come te? E poi è una cosa da prendere alla leggera, dai, un po’ di ironia”.

Mi sento ancora una volta quella pesante. Ma, dico, fino a prova contraria la propaganda fascista è vietata in Italia, no? Io almeno così credevo. Dico anche che poi è proprio perché io non cancello chi non la pensa come me che non sopporto un inno alla marcia su Roma.

Però poi sento il presidente del consiglio paragonarsi a Mussolini. E sono sempre più pesante. Quasi affondo. Non ce la faccio proprio a fare un sorrisino, scrollare le spalle e dire “un’altra delle sue”.

E poi mi fermo a pensare. Scusate ma stiamo parlando delle camicie nere? Di “vincere, e vinceremo”? Di quelli dell’olio di ricino? Dei manganelli? Della censura? Del razzismo? Dell’incompetenza militare che è costata la vita a migliaia di uomini? Dei perseguitati politici?

Lo ammetto, ho sempre avuto un concetto diverso di ironia.

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Il chicco d’oro

Tra le polemiche che sono seguite alla dichiarazione di Silvio Berlusconi (che non è stata la prima) sull’inopportunità di libri come Gomorra e di film come La piovra, una delle dichiarazioni più significative l’ha fatta Daniele, al bar “Il chicco d’oro” di Casal di Principe. Daniele ha detto a un giornalista di Repubblica: “Berlusconi? Eh, bene ha fatto a dire che Gomorra non serve a niente, a fare solo la pubblicità alle cose negative, ma perché c’era bisogno che lo diceva il Cavaliere? Noi da quanto tempo lo diciamo?”.

In un territorio che odia lo Stato al di sopra di tutto (e odia Saviano perché questo ha fatto con le sue parole, portare lo Stato in quel territorio) pare significativa la comunanza di vedute tra Daniele del chicco d’oro e il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana.

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Bufale nucleari

A: “Sono favorevole al nucleare, ma non nella nostra regione”.

B: “In tre anni sconfiggeremo il cancro”.

Queste due affermazioni potrebbero sembrare citazioni da una tragicommedia grottesca, e invece sono state pronunciate da due esponenti politici di primo piano del nostro paese. Nell’ordine Rocco Palese – candidato per il PDL come governatore della Regione Puglia – e Silvio Berlusconi.

A: ragioniamo più elementari possibili: 1) se si pensa al nucleare come a una grossa opportunità, perché non volerlo nella propria regione? 2) Se io non voglio il nucleare in casa mia, è perché so che c’è qualcosa che non va con il nucleare. E allora perché mi dichiaro favorevole? E sulla base di cosa deciderei di metterlo in casa di qualcun altro?

B: Secondo voi il cancro come si combatte? Vediamo un po’, stiamo vicini alla nostra esperienza, a quella che purtroppo moltissimi di noi hanno avuto in famiglia o nella propria cerchia di conoscenti. Se una persona si ammala di cancro, dove va? Sì, proprio in ospedale. Va in ospedale a farsi curare dai medici che offrono le cure che sono state sviluppate nei laboratori di ricerca. Il che vuol dire che niente ricerca, niente nuove cure. Niente nuove cure, niente sconfitta del cancro.

Il 24 Febbraio con la nuova finanziaria è stato annunciato un taglio di 1500 milioni di euro ai fondi destinati all’università e alla ricerca nel periodo che va dal 2009 al 2013, cioè esattamente i tre anni di cui Berlusconi ha parlato nella sua promessa elettorale.

Se si dovesse trovare una cura per il cancro nei prossimi tre anni (cosa che evidentemente tutti noi speriamo), non sarà certo merito di Berlusconi ma di quelle persone che dedicano la loro vita alla ricerca, cosa che in Italia vuol dire avere stipendi umilianti, e anche essere considerati degli sfigati. Sta di fatto che farne una promessa elettorale facendo leva sulla paura che ognuno di noi ha di ammalarsi o sul dolore delle perdite che abbiamo subito è scellerato, immorale.

Ci sono delle variabili che potrebbero ridurre l’incidenza dei tumori: sono quelle ambientali, l’inquinamento, lo smaltimento dei rifiuti, e sono tutte cose di cui questo governo non si occupa affatto.

Cosa possiamo fare noi? Beh, cerchiamo di essere più elementari possibile, non votiamoli.

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