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Discorso sulla necessità di cambiare canale. O di spegnere proprio.

C’è una trasmissione alla radio che mi fa proprio incazzare. Non è che l’ho sentita oggi, ma oggi ho incontrato una bidella insoddisfatta del suo lavoro perché lei è laureata ma quello è l’unico lavoro che ha trovato.

Questa trasmissione l’ho ascoltata al mare, l’estate scorsa. Premetto che io al mare vorrei sentire solo il mare, che non mi piace la musica, le tre maledette “canzoni dell’estate” che girano I N C O N T I N U A Z I O N E. Ma torniamo a noi.

Non mi è piaciuta perché è una trasmissione di un paio di minuti in cui tutto quello che succede è che i conduttori mandano vaffanculo a destra e a manca. Scusate, ma è la trasmissione che è così, io non c’entro niente. Insomma, questi idioti si mettono a dire vaffanculo a questo e vaffanculo a quello per circa due lunghissimi minuti. E lo fanno come se fossero fichi e divertenti.

Uno dei vaffanculo che hanno detto era “a quelli che dicono che non c’è lavoro ma non laverebbero mai i piatti in un ristorante”. Ahahahhahaha! Grasse risate.

Quando ho sentito questa cosa io ho pensato solo una parola. C’è bisogno che la scriva o ve la potete immaginare?

Questi luoghi comuni ci danneggiano da pazzi. Se uno studia all’università per dieci anni e poi va a fare l’impiegato al comune, non è solo un problema suo “e ringrazia che ha trovato chi gli dà lo stipendio”.

In realtà, tutti noi riceviamo un danno economico enorme da una situazione del genere. Perché uno studente all’Università costa allo Stato decine di migliaia di euro: tutti noi finanziamo la possibilità che quello studente diventi ciò per cui ha studiato perché solo così lo Stato beneficierà dell’investimento che ha fatto.

Se quello studente (come, per intenderci, si prevede con la riforma Gelmini dell’Università) finisce per fare qualcosa che avrebbe benissimo potuto fare senza studiare, a perderci non è soltanto lui, ma tutti noi. Tutti noi buttiamo nel water decine di migliaia di euro che abbiamo investito sulla sua formazione.

Questo è importante secondo me che ce lo mettiamo bene in testa. Se no possiamo rischiare di pensare che quelli che la fanno facile e dicono vai a lavare i piatti dai microfoni di una radio abbiano ragione. Il problema è che noi possiamo pure difenderci dalle stupidaggini spegnendo la radio o cambiando canale, ma come facciamo a difenderci quando è chi ci governa che cerca di promuovere questo modo di vedere le cose?

Lo so, al momento ci sembra difficile. Eppure a volte penso che anche lì, potrebbe bastare avere il coraggio di spegnere la tv. Ho come l’impressione che a lunga scadenza potrebbe funzionare.

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Nienti vecu

La cosa più bella di quando parla Saviano è che nelle sue parole, anche se parla di Iran, di Castel Volturno, di Russia, sempre ci ritrovi un pezzetto di te.

Io uno dei pezzetti che ci ho ritrovato ieri sera è stato quando ha parlato delle nuove forme di omertà. Cioè, omertà è una parola che quando la senti subito ti immagini il siciliano bassetto con i baffi, la coppola, e la lupara, seduto su una piazza assolata di un paesino in provincia di Ragusa. Quel vecchietto lì, potremmo giurarci, gli ammazzano un giovanotto davanti e a chi gli chiede dopo lui gli risponde: nienti sacciu. Non so niente.

Allora quando pensiamo alla parola omertà in questo modo, l’omertà ci sembra come un fenomeno di costume ben circoscritto in un’area che tra l’altro manco è attaccata all’Italia, al continente. Una cosa come i carretti siciliani e i canditi.

Nienti sacciu è la parola di uno che ha visto e che non vuole parlare. Ma, come diceva sempre mio nonno, noi ci siamo perfezionati. Perché vedere, se poi non devi parlare? A sto punto è meglio non vedere.

Il nostro motto sarebbe allora nienti vecu, non vedo niente.

Per esempio, a Lizzano. A Lizzano noi c’abbiamo un mare, ma bello. Bello veramente nonostante lo scempio che hanno fatto, figuratevi quant’è bello. Allora c’è un pezzo di litoranea che si chiama Marina di Lizzano.

Alla Marina di Lizzano ci sono ruderi a due piani di case costruite a 30 metri dal mare, poi se vai verso destra ci sono addirittura delle casette che l’angolo della costruzione arriva sul bagnasciuga che per passare tu devi andare nell’acqua. Se invece vai a sinistra e oltrepassi gli scogli, c’è un’altra spiaggia che si chiama l’Ostone. Questa spiaggia inizia con una costruzione totalmente abusiva. Cioè c’è uno che ha costruito un parcheggio, una pizzeria e un bar, facendo un muro di cemento che arriva sulla spiaggia, a 10 metri dall’acqua del mare. L’estate davanti a questo muro che ha totalmente distrutto le dune, ci mette pure gli ombrelloni tutti blu, e certa gente paga per stare all’ombra di questo muro di cemento.

I lizzanesi, però, queste cose che vi ho appena descritto, non le vedono. Non è che non gliene frega niente del loro mare, ma il cemento, chissà come sono fatti questi lizzanesi, il cemento a tre passi dal mare loro proprio non lo vedono. Il perché non ve lo posso dire, ho paura.

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