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Alfabeto prossemico | uomini

Se siete maschi e vi dovesse capitare di venire in vacanza a Lizzano, ho pensato che potrebbe esservi utile conoscere l’alfabeto gestuale in uso dalla fascia della popolazione più degna di considerazione. La conoscenza di questo alfabeto potrà notevolmente accorciare i vostri tempi di integrazione nel tessuto sociale cittadino. Eccovi alcune dritte:

1) IL SALUTO: quando due maschi si salutano si stringono la mano destra e con la sinistra si prendono le rispettive nuche. Questo saluto è generalmente accompagnato dalla battuta “combà, t’appostu?”

2) CHIACCHIERARE: spesso due uomini che chiacchierano non si dispongono uno di fronte all’altro, ma uno accanto all’altro. Si mettono vicini e guardano dritto nella stessa direzione, come se non volessero far capire che parlano insieme.

3) IL CAVALLO DEI JEANS: gli uomini usano segnalare la fine di ogni frase che pronunciano toccando il cavallo dei propri pantaloni. (per segnalare le virgole del vostro eloquio, invece, potete toccarvi rapidamente il naso)

4) LO SCHERZO PREFERITO: Fingere di toccare con una certa violenza improvvisa, il cavallo dei pantaloni del proprio interlocutore.

5) LA SIGARETTA: inutile dire che è d’obbligo tenerla tra indice e medio nel punto più vicino al palmo della mano, NON in punta di dita.

6) IL SALUTO: “buonasera” è decisamente superato. Il saluto del momento è “buona” (detto mentre si sta oltrepassando la persona a cui è rivolto il saluto).

7) LA CAMMINATA: Passi molto lunghi e rilassati, più lunghi di quello che le vostre gambe vi consentono. Andatura altalenante destra sinistra.

8) LO STOP: gambe larghe, braccia conserte, cavallo dei jeans in avanti.

Se questa descrizione vi risulta di difficile comprensione, riguardate “Il Padrino”, è un’ottima risorsa per ripassare e tenersi allenati.

Buon allenamento!

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Mare d’inverno, in caso di vento.

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Discorso sulla necessità di cambiare canale. O di spegnere proprio.

C’è una trasmissione alla radio che mi fa proprio incazzare. Non è che l’ho sentita oggi, ma oggi ho incontrato una bidella insoddisfatta del suo lavoro perché lei è laureata ma quello è l’unico lavoro che ha trovato.

Questa trasmissione l’ho ascoltata al mare, l’estate scorsa. Premetto che io al mare vorrei sentire solo il mare, che non mi piace la musica, le tre maledette “canzoni dell’estate” che girano I N C O N T I N U A Z I O N E. Ma torniamo a noi.

Non mi è piaciuta perché è una trasmissione di un paio di minuti in cui tutto quello che succede è che i conduttori mandano vaffanculo a destra e a manca. Scusate, ma è la trasmissione che è così, io non c’entro niente. Insomma, questi idioti si mettono a dire vaffanculo a questo e vaffanculo a quello per circa due lunghissimi minuti. E lo fanno come se fossero fichi e divertenti.

Uno dei vaffanculo che hanno detto era “a quelli che dicono che non c’è lavoro ma non laverebbero mai i piatti in un ristorante”. Ahahahhahaha! Grasse risate.

Quando ho sentito questa cosa io ho pensato solo una parola. C’è bisogno che la scriva o ve la potete immaginare?

Questi luoghi comuni ci danneggiano da pazzi. Se uno studia all’università per dieci anni e poi va a fare l’impiegato al comune, non è solo un problema suo “e ringrazia che ha trovato chi gli dà lo stipendio”.

In realtà, tutti noi riceviamo un danno economico enorme da una situazione del genere. Perché uno studente all’Università costa allo Stato decine di migliaia di euro: tutti noi finanziamo la possibilità che quello studente diventi ciò per cui ha studiato perché solo così lo Stato beneficierà dell’investimento che ha fatto.

Se quello studente (come, per intenderci, si prevede con la riforma Gelmini dell’Università) finisce per fare qualcosa che avrebbe benissimo potuto fare senza studiare, a perderci non è soltanto lui, ma tutti noi. Tutti noi buttiamo nel water decine di migliaia di euro che abbiamo investito sulla sua formazione.

Questo è importante secondo me che ce lo mettiamo bene in testa. Se no possiamo rischiare di pensare che quelli che la fanno facile e dicono vai a lavare i piatti dai microfoni di una radio abbiano ragione. Il problema è che noi possiamo pure difenderci dalle stupidaggini spegnendo la radio o cambiando canale, ma come facciamo a difenderci quando è chi ci governa che cerca di promuovere questo modo di vedere le cose?

Lo so, al momento ci sembra difficile. Eppure a volte penso che anche lì, potrebbe bastare avere il coraggio di spegnere la tv. Ho come l’impressione che a lunga scadenza potrebbe funzionare.

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Discorsetto sul fizzu

C’è questa parola che voi che non siete di Lizzano forse non avete capito che, se visitate questo blog, assolutamente la dovete conoscere. Fizzu vuol dire puzza, cattivo odore. Che grave mancanza scriverlo solo oggi dopo così tanti discorsi sulla puzza.

Fizzu è un po’ più leggero di puzza, fa anche un po’ ridere la faccia che uno fa quando dice “ce fizzu!” intendendo ovviamente che puzza. O almeno così era finché non è arrivato l’odore del Signor V nella città di L.

Credete che sia impazzita? No, no. Sto solo cercando un modo per presentarvi il progetto Fizz in the city che è un laboratorio di scrittura online lanciato dall’attore e drammaturgo lizzanese Tommaso Urselli. La città di L è lo scenario principale e ognuno può scrivere la sua puntata di questa fiction appassionante, anche voi volendo.

Vengono fuori delle cose interessanti dalla fantasia di questi lizzanesi… che siano gli effetti del fizz?

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Discorso augurale per il 2010

Un po’ mi vergogno che per tutto questo tempo non ho scritto e che mi faccio viva così, il giorno della Befana con un discorso che sarebbe andato bene a Capodanno. Però ho sentito che in Francia gli auguri per l’anno nuovo si fanno fino alla fine di Gennaio, e quindi mi adeguo, mi globalizzo.

Io c’è una cosa che più di tutto mi augurerei per il 2010: che riusciamo a immaginarci questo mondo un po’ diverso. Non dico di cambiare le cose, ma solo di provare a figurarcele nella testa un po’ diverse da come sono. E siccome me lo auguro io, ve lo auguro pure a voi.

Vi auguro che quest’anno ci immaginiamo che si può restare nel proprio paese, non perché sei un eroe, ma perché c’hai la possibilità di lavorare e di fare onestamente quello che ti piace.

Vi auguro che se poi uno se ne va, non ce lo figuriamo come uno che fugge, come uno che non ce l’ha fatta, ma semplicemente come uno curioso che ha voglia di andare a vedere come funzionano le cose da qualche altra parte, così, per aprirsi l’immaginazione.

Vi auguro che quest’anno riusciamo a immaginarci che non tutti fanno tutto solo per interesse.

Vi auguro che crediamo che Lizzano non sarà così per sempre, che non c’è nessuna condanna all’immobilità scritta da nessuna parte e sarebbe bello immaginarci una Lizzano che ci piace.

Anche un’Italia che ci piace.

Vi auguro che riusciamo a immaginarci noi, senza la puzza. Come saremmo?

E poi vi regalo un video, di un gruppo di Bari che si chiama Proforma e sono bravi assai. Questo è il loro augurio per il 2010, e il mio.

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