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Ma secondo voi è normale?

È il titolo dell’articolo che ha scritto Elena Favilli a proposito dell’Ilva di Taranto, sul Post.

Andatevelo a leggere cliccando qui.

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Arrivederci a Taranto

“Arrivederci a Taranto” è un documentario che è stato realizzato nell’agosto del 2007 da Roberto Paolini e Paola Podenzani. Entrambi vivono e lavorano a Milano, anche se Paola è metà milanese e metà salentina.

Due anni e mezzo fa hanno fatto un viaggio in Puglia e sono passati dall’Ilva: “lo spettacolo fuori dai finestrini è maestoso, dantesco, decadente, i colori  innaturali, abbacinanti” scrive Paola.

Buona visione.

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I bambini di oggi

Che questa può sembrare un’espressione di quelle espressioni trite e ritrite è vero, però vedete che io intendo proprio i bambini che ho visto oggi, quelli che stavano manifestando insieme a me nel centro di Taranto.

Quando ancora stavamo camminando verso l’arsenale, dove era il punto d’incontro, li ho visti scendere dalle macchine insieme alle mamme, e tirare fuori un po’ impacciati i cartelloni che portavano, più grossi di loro (anche questo è un luogo comune ma per una volta è bello e soprattutto è vero!). I loro erano cartelloni gentili: “Sig. Ministro qui si muore di diossina”, poi un disegno di una città verde, felice e la scritta “Taranto come la sogniamo noi” e così via. Ce n’erano tantissimi di bambini.

A vederli mi hanno dato un po’ di speranza. E non perché i bambini sono il simbolo della speranza del mondo eccetera eccetera, non per questo. No perché a Taranto comunque non è così. I bambini a Taranto sono un simbolo del pericolo costante in cui viviamo perché a Taranto, quelli che non si ammalano di tumore o di leucemia, si considerano sopravvissuti. Perché un bambino su tre a Taranto c’ha una tosse che non passa mai che poi è causata dal fatto che a Taranto, un bambino su tre c’ha i bronchi ostruiti. Come se fosse un fumatore incallito. E parlo di bambini da 0 a 5 anni.

E allora, direte voi, com’è che sti bambini ti hanno dato un po’ di speranza? Il fatto è che mi sono ricordata che quando ero piccola io, che avrò avuto 7 anni, una domenica con i miei genitori avevamo fatto una gita che mi era piaciuta tantissimo. Eravamo saliti su una specie di trenino, avevamo visto degli edifici grossissimi, ci avevano spiegato che quella cosa che stavamo vedendo era la più grande d’Europa e io ero orgogliosa perché ce l’avevo proprio vicino a casa mia. Alla fine di questa gita ci avevano anche dato le pizzette e i succhi di frutta, poi avevano acceso un fuoco e i vigili del fuoco avevano fatto una specie di spettacolo che a me mi era sembrato bellissimo: si erano buttati dalla finestra per spegnere il fuoco perché in quel posto lì tutti erano davvero bravi e superaddestratissimi.

Non so se l’Ilva ha ancora il raccapricciante coraggio di organizzare queste gite che fanno sembrare quella fabbrica di morte un paese dei balocchi.

Fatto sta che nessuno dei bambini di oggi sembrava avere la testa d’asino. E allora ho pensato che la battaglia sarà forse lunga e difficile, ma che la vinceremo, perché i bambini di oggi la sanno molto più lunga di quanto non la sapevamo noi.

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La città delle nuvole

Questo è un post lungo. Che c’è un libro importante che vi vorrei consigliare e si chiama “La citta delle nuvole” di Carlo Vulpio. Si tratta di un’inchiesta fulminante, che tutti dovrebbero leggere per capire come alcune delle cose di cui parliamo qui non sono solo cose nostre. Dico nostre di quelli che stanno a mezzogiorno, sono cose di tutti gli italiani, e forse addirittura pure di tutti gli europei. Comunque, io qui magari scrivo anche tanti luoghi comuni perché ci siamo in tanti ad abitarli, ma non non è che a mezzogiorno ci sono solo luoghi comuni. Tipo non è che sono tutti juventini, mio padre per esempio tifa Inter. O anche tipo che non è che tutti i tarantini se ne fregano dell’ambiente e accettano il ricatto O IL LAVORO O LA SALUTE e gli sembra una cosa normale e stanno zitti.

No, ci sono dei tarantini che non sono così, perché a mezzogiorno ci sono anche tante persone che abitano fuori dai luoghi comuni, a loro rischio e pericolo perché lo Stato, non fa che isolarli e fargli credere che tanto se non sono menefreghisti e della juve non contano niente. Perché non sono la maggioranza. Ora questo fatto che chi è in minoranza non conti niente io non lo so, ma non mi sembra che la democrazia funzioni così, ma questo forse è un altro discorso.

Sta di fatto che nella città delle nuvole il 31 Ottobre 2008 è stata scritta questa lettera e anche se è stato un anno fa, purtroppo le questioni sono le stesse e vale anche oggi:

Gentile Ministro Prestigiacomo,

gentile Governatore Vendola,

la recente polemica sulla questione della diossina non riteniamo che serva
a risolvere la questione ambientale a Taranto. Se guardiamo infatti al
passato, nessuno schieramento politico esce indenne da colpe. Potremmo
fare un lungo e dettagliato elenco di gravi omissioni e ingiustificati
ritardi dell’una e dell’altra parte.

Noi preferiamo pertanto guardare al futuro e giudicarvi per ciò che farete
da oggi in poi.

Vi invitiamo a competere non nel lanciarvi accuse ma nella soluzione del
problema.
Vi diciamo questo: chi risolverà il problema diossina a Taranto acquisirà
un merito indiscusso e lascerà una traccia duratura.
Ve n’è abbastanza per cambiare approccio: per mostrare le proprie virtù e
la reale funzione di servizio ai cittadini.

Vogliamo capire chi da ora in poi, con umiltà e senso di responsabilità,
saprà ridurre le emissioni inquinanti, tutelare la salute pubblica e
sanare le gravi omissioni che entrambi gli schieramenti politici hanno
accumulato. Sia il governo Berlusconi sia il governo Prodi potevano
abbassare il vergognoso limite di diossina di 10.000 nanogrammi a metro
cubo, ma nessuno dei due governi ha mosso un dito. Questa è la verità che
non dice nessuno e che noi possiamo dire a voce alta perché siamo al di
fuori della competizione politica.

Oggi non ha senso trovare un colpevole perché colpevoli sono entrambi. Se
ci avvitiamo nel botta-e-risposta della polemica politica non uscirà alcun
vincitore ma avremo un solo perdente: la popolazione esposta alla
diossina.

Ma la ragione per cui vi scriviamo va a toccare una questione inedita e a
nostro avviso degna di seria considerazione.

Vogliamo sottoporre a verifica una ipotesi inquietante che, se confermata,
aggiungerebbe una nuova ragione di preoccupazione ambientale e sanitaria:
la radioattività di origine industriale.

Da scrupolose ricerche scientifiche condotte nel Regno Unito, emerge che
dai “camini della diossina” può fuoriuscire anche radioattività. Ne
sarebbe responsabile il processo di sinterizzazione in un impianto di
agglomerazione. Il minerale di ferro trattato nell’impianto di
agglomerazione contiene infatti tracce di uranio. Data l’enorme quantità
di minerale di ferro trattata, l’uranio complessivo che entra in un
impianto di agglomerazione acquisisce una significativa consistenza
complessiva, tale da rilasciare isotopi radioattivi derivanti dal processo
di sinterizzazione.

Nelle acciaierie del Regno Unito dove hanno verificato che dai “camini
della diossina” può uscire una significativa quantità di Piombo 210 e
Polonio 210, isotopi radioattivi derivanti dal decadimento dell’Uranio
238. Attorno agli impianti di agglomerazione britannici le misurazioni
della radioattività hanno dato valori superiori alla soglia di rilevanza.

Gli impianti britannici di agglomerazione apparterrebbero alla stessa
categoria (“sinter plant”) in cui rientra anche l’impianto di
agglomerazione dell’Ilva di Taranto. Il governo britannico è dovuto
intervenire nell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) del 2002 con
prescrizioni per ridurre al minimo le emissioni di radioattività. Il
governo britannico si è preoccupato della salute dei cittadini sia per la
diossina sia per la radioattività prescrivendo limiti che in Italia non
sono mai entrati in vigore. Limiti che, per la radioattività, devono
essere ancora verificati con rigorose misurazioni scientifiche.

Vi chiediamo pertanto di indagare per verificare a Taranto l’eventuale
presenza di Piombo 210 e Polonio 210 nell’ambiente.

Controllate che anche a Taranto non vi sia questo pericolo radioattivo
applicando il Principio di Precauzione che interviene quando in campo
scientifico emerge un ragionevole dubbio.

Vi chiediamo di attivare quei controlli che il governo britannico ha
adottato precauzionalmente a tutela della salute dei suoi cittadini.

Nel caso sia riscontrata la presenza di radioattività nell’ambiente sarà
vostro compito prescrivere la migliore tecnologia per le riduzione delle
polveri.

Facciamo presente che la sola aggiunta dell’urea per ridurre la diossina
non abbatte le polveri dell’impianto di agglomerazione. Nell’ipotesi che
le polveri dell’agglomerato fossero contaminate da Piombo 210 e Polonio
210, l’aggiunta di urea non ridurrebbe l’impatto sulla città di tali
“polveri radioattive” in quanto il loro ammontare totale rimarrebbe
invariato: Piombo 210 e Polonio 210 sono infatti veicolati dalle polveri.

Scriviamo questo non per procurare un ingiustificato allarme ma per
avviare un’indagine che fughi ogni ragionevole dubbio, come è dovere della
pubblica autorità.

Esistono oggi tecnologie capaci di tagliare di un decimo le emissioni di
polveri dall’impianto di agglomerazione, di ridurre fino al 98% le
emissioni di diossine e furani e di tagliare fino al 95% i metalli pesanti
scaricati nell’atmosfera.
Tali tecnologie agirebbero anche sulle eventuali emissioni di radioattività.
Perché non applicarle subito anche in Italia?

Ci sembra che le cose da fare per il futuro siano tante e importantissime.
A noi cittadini non interessa se la diossina la toglierà il centrodestra o
il centrosinistra.
A noi non interessa se il Polonio 210 lo cercherà il governatore Vendola o
il ministro Prestigiacomo.
Sappiamo solo che, chiunque lo farà, acquisirà un prestigio e un rispetto
indiscusso, che sovrasta la competizione politica. Chi saprà salvare i
bambini di oggi dai tumori futuri, acquisirà un merito storico enorme.

Giocatevi la carta della solidarietà umana.
Avvicinatevi alle mamme, ai malati, a chi teme per la propria salute.
Guardate negli occhi la gente e mettete da parte ogni intento competitivo
che non sia quello di agire per aiutarla.
Attivatevi subito al massimo delle vostre capacità esercitando al meglio
il vostro potere.

De Gasperi disse: "Il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista
alle future generazioni".
Vi chiediamo di essere statisti e di accantonare ogni altro fine che non
sia quello della salvaguardia delle future generazioni.

Vi chiediamo: agite, agite subito! Non indugiate oltre! Garantiteci il
diritto alla vita e al futuro!

Non acquisirà meriti chi lancerà la maggior colpa sull’avversario ma chi
avrà dimostrato di aver agito meglio e subito.

Chi agirà in spirito di servizio riceverà il nostro ringraziamento. Chi
non bloccherà i veleni sarà detestato dall’intera comunità.

Paola D’Andria - AIL
Lea Cifarelli - Comitato per Taranto
Alessandro Marescotti - PeaceLink"
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