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Caro Nichi che ci chiedi responsabilità sui rifiuti

Ho appena letto la lettera che hai postato sul tuo blog, e mi sono un po’ innervosita. Caro Nichi, da un po’ di tempo a questa parte ho l’impressione che la retorica abbia preso il sopravvento sulla concretezza delle risposte e sulla conoscenza dei problemi della nostra terra. Quella terra che con tanta passione ti ha sostenuto, contro ogni previsione, in tutti questi anni. Questo non è giusto. Non ce lo meritiamo.

Le uniche risposte che dai in questa lettera sono retoriche. In cima a tutte c’è questa:

Avrei potuto far prevalere la logica del cinismo e innalzare le barricate contro i rifiuti campani solo per averne un vantaggio sui miei avversari politici. Ma, di fronte alle notizie di bambini ricoverati per problemi sanitari connessi alla presenza dei rifiuti per strada a Napoli, non c’è alcuna logica possibile se non quella di correre in soccorso dei nostri connazionali per garantire loro ogni utile supporto.

Questa mi ha fatto davvero arrabbiare. Nichi, non hai detto una parola fino a questo momento, sugli interi paesi che vivono senza poter respirare, ti ripeto SENZA POTER RESPIRARE a causa dei miasmi provenienti dalle discariche per rifiuti speciali. E ora tenti con tanta leggerezza di fare questo giochino? Liquidi in 4 righe il disagio di una popolazione che non merita di essere considerata cinica e menefreghista solo perché sta cercando di difendere con i denti il diritto a non dover abbandonare la propria terra. Questo è scorretto, Nichi.

È più che comprensibile che la gente sia preoccupata di vedere ulteriormente aggravata la situazione. I rifiuti che arrivano qui ogni giorno arrivano comunque da tutta Italia. Noi siamo consapevoli di essere comunque trattati come la cloaca di questo Paese. Credo anche che tu lo sappia molto bene. Il motivo per cui abbiamo iniziato a combattere (e non solo per non ricevere rifiuti da altre città, ma anche per promuovere una cultura responsabile che eviti le emergenze) è perché non se ne può più. È perché non respiriamo, ci ammaliamo, muoriamo e a nessuno, neanche a te, sembra che gliene importi un granchè. Allora, che la tua unica dichiarazione in merito alla situazione delle discariche per rifiuti speciali in Provincia di Taranto arrivi solo nel momento in cui devi difendere la tua scelta di fare il cavaliere e accettare i rifiuti di Napoli, è offensivo per noi.

Siamo noi che chiediamo a te responsabilità, Nichi. Su tutta questa storia, finora, ne abbiamo vista davvero poca.

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La battaglia campale è immaginaria

Dico una banalità che uno si trova nella vita che ci sono dei momenti che devi prendere delle decisioni difficili. Diciamo che, secondo me, questa espressione è un po’ abusata, ad ogni modo capita che uno pensa in certi momenti, ed è sicuro di questo, che quella che sta per prendere è proprio una decisione difficile.

Ecco, io personalmente ora mi trovo in uno di questi punti. In uno di quei punti in cui uno si deve cercare di immaginare il suo futuro e cercare di capire come si vede tra 10 anni. Che poi, porca miseria, ma se anche io riuscissi a fare questa proiezione, non è detto che questo mi aiuti a capire come ci arriverò a quella cosa, no? Vabbè. Torniamo al fatto dell’immaginazione. Sì, io penso che l’immaginazione sia una cosa importante. Che sia importante chiedersi ogni tanto come ci immaginiamo, come ci immaginiamo tra 10 anni oppure come ci immaginiamo in un altro posto, in una determinata situazione diversa da quello a cui siamo abituati. Insomma, io credo che questa dell’immaginazione, magari quello che scrivo è un po’ confuso ma oh, io credo che la penso così, dicevo, che questa dell’immaginazione è una cosa che ti aiuta a crescere. E a non smettere di crescere e anche a sorprenderti.

E allora, mentre stamattina mi facevo queste riflessioni rotolandomi nel letto prima a destra poi a sinistra e ritorno, ho pensato che forse è l’immaginazione una cosa che manca a questo mezzogiorno dal quale io vi scrivo. Cioè io ho l’impressione che questo mezzogiorno ha smesso di immaginarsi e quindi ha smesso di crescere. Se una terra smette di immaginarsi, però, non resta immobile, diventa preda dell’immaginazione di qualcun altro. (Chissà, forse questo vale anche per le persone)

Come diceva Simone Weil in “Venezia Salva“, “I vincitori vivranno il loro sogno, i vinti vivranno il sogno altrui”. Allora penso proprio che questa è una battaglia campale e che ancora prima che sulle discariche di rifiuti tossici piantate a grano, ancor prima che nelle istituzioni occupate da politici inetti e disonesti, si deve combattere dentro di noi. Credo che dovremmo riappropriarci del diritto di immaginarci diversi; che se il futuro non passa da lì, a me mi sa che non arriva più.

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La puzza siamo noi

Stamattina qui dalla puzza proprio non si può stare. Sembra che la discarica ce l’abbiamo dentro casa. E mi è venuto in mente un esercizio di scrittura che mi ha raccontato Elena. Si tratta di prendere un testo in cui si ripete molte volte una parola e provare a cambiare questa parola con un’altra. Ecco il risultato del mio esercizio:

La puzza siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La puzza siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La puzza siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la puzza non si ferma davvero davanti a un portone,
la puzza entra dentro le stanze, le brucia,
la puzza dà torto e dà ragione.
La puzza siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la puzza)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la puzza dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La puzza siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La puzza non ha nascondigli,
la puzza non passa la mano.
La puzza siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

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