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Ma secondo voi è normale?

È il titolo dell’articolo che ha scritto Elena Favilli a proposito dell’Ilva di Taranto, sul Post.

Andatevelo a leggere cliccando qui.

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Il brivido è lo stesso (o forse un po’ di più)

No, è solo che ho appena scoperto (se lo sapevate già, scusatemi) che se la commissione di inchiesta è presieduta dall’avv. Pecorella, il segretario è nientepopodimeno che l’on. Franzoso! Inutile dire la moglie di Franzoso è in affari con l’Ilva, inutile dire anche che non è che Franzoso finora si sia dimostrato così sensibile ai nostri problemi ambientali, diciamo così.

Se siete curiosi di sapere, per esempio, che cosa ne pensava Franzoso della legge per ridurre le emissioni di diossina, potete dare un’occhiata qui.

Se invece siete curiosi di sapere se Pecorella e Franzoso potrebbero avere amici in comune potete riguardare il cv di Pecorella e dare uno sguardo ad alcuni episodi del passato di Franzoso qui e qui.

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Perché Lizzano è un’occasione per Vendola

Su facebook ci sono molti gruppi, anche pugliesi, per sostenere Vendola come candidato premier del centrosinistra. Da fuori si potrebbe pensare che i pugliesi, tutti, come un sol uomo, siano pronti a sostenere il loro governatore anche in questa avventura, senza preoccuparsi del fatto che, in questa eventualità, Nichi dovrebbe lasciare il governatorato della Puglia.

Ma non è così. Ci sono state diverse voci, anche tra i fedelissimi del governatore, che non vanno proprio in questa direzione. Sulla pagina facebook di Guglielmo Minervini (Assessore alle Infrastrutture strategiche e mobilità) qualche tempo fa si leggeva:

La candidatura di Nichi Vendola è una brezza che spira sulle acque del centrosinistra, le smuovono e le ossigenano. Ne abbiamo bisogno per accelerare la fine del berlusconismo. C’è, tuttavia, un dettaglio da non trascurare. Nichi farebbe bene a pronunciare parole chiare sul rapporto con la Puglia. Il suo punto di forza finora è stato il buon governo, che ha conferito alle parole la densità dei fatti. Se la candidatura di Nichi Vendola dovesse prescindere dalla Puglia, farebbe male a se stessa. E si omologherebbe a tutte quelle leadership che si sono imposte per le ragioni della politica piuttosto che del buon governo.

Mi trovo completamente d’accordo con l’Assessore Minervini. E, nonostante il fatto che, come sapete, sono una grande sostenitrice di Vendola, non posso non riconoscere il fatto che, per quanto riguarda una delle sue priorità programmatiche, l’ambiente, Vendola ha ancora fatto troppo poco per l’area della provincia di Taranto, che è poi l’area più problematica della Regione da questo punto di vista.

Certo Vendola in quest’area si scontra con poteri forti, fortissimi e, certo non gli giova l’avere come interlocutori al governo i suoi acerrimi nemici che cercano di mettergli il bastone tra le ruote su qualsiasi fronte. Tutto questo lo consideriamo. Ma non possiamo ignorare il fatto che la “macchina mangiadiossina” non può essere considerata una vittoria sul fronte dell’ambiente a Taranto. Semplicemente perché l’efficacia di questa macchina, allo stato attuale, non è misurabile.

E poi c’è la provincia. Poi c’è Lizzano. A Lizzano Vendola ha un’occasione che misura duemilioniduecentottamila metri cubi. E questo sarebbe un buon momento per giocarsela. Se l’Ilva è un caso che deve essere affrontato di concerto con il governo centrale (perché un piano di riconversione non può essere elaborato solo dalla regione), con la discarica Vergine la regione Puglia sta giocando una partita in questo periodo che non deve essere persa, non dai cittadini. Non da quel popolo che ha sostenuto Vendola alle primarie accordandogli più dell’80% dei voti.

I nostri comuni non possono essere abbandonati a se stessi in una situazione di questa gravità. Se la regione dovesse concedere alla discarica una deroga per l’aumento dell’eluato, nel momento in cui sulla discarica c’è l’ennesima inchiesta, nel momento in cui nella nostra provincia c’è addirittura un’inchiesta parlamentare sul traffico illecito di rifiuti, questo sarebbe un grave sintomo del fatto che le ragioni della politica (quella con la p minuscola, quella che Vendola biasima con forza durante le sue orazioni) hanno decisamente prevalso su quelle del buon governo.

Non si tratterebbe di un bel biglietto da visita per Nichi sul palcoscenico nazionale. Per rafforzare la sua credibilità, dovranno parlare i fatti. E, al momento, tra acciaio e rifiuti tossici, fatti ne abbiamo visti pochi. Speriamo che si tratti solo di una questione di tempo, e che Nichi non lascerà la Puglia senza aver dato almeno un segnale forte, reale, nella direzione di quel rispetto della terra e del popolo che spesso cita.

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Che cosa sta succedendo a Taranto?

Oggi siamo a meno quarantasei. Meno quarantasei giorni alla scadenza del termine entro il quale il Comune di Taranto può richiedere all’Ilva Spa il risarcimento danni secondo la sentenza della Corte di Cassazione nr. 38936 del 24.10.2005.

Che cosa successe allora? In un processo contro l’Ilva per gravi danni all’ambiente, gli enti pubblici si erano costituiti parte civile: provincia e comune si erano schierati per la prima volta dalla parte dei cittadini e avevano deciso di affrontare (così pareva) il colosso. Ma che accadde?

Il 27 febbraio 2004 venne siglato un atto d’intesa (il terzo) tra Stato, Regione, Provincia, Comune di Taranto e Ilva. Di conseguenza la provincia e il comune ritirarono la costituzione di parte civile nel processo. Il processo andò comunque avanti e si giunse a un atto storico: una condanna definitiva in Cassazione. Ma. Siccome gli enti pubblici avevano ritirato la costituzione di parte civile e avevano raggiunto un accordo con l’Ilva, i giudici non determinarono una pena per la sentenza di condanna e fissarono il termine di prescrizione per la richiesta di un risarcimento al 23 ottobre 2010. Eccoci.

Che cosa prevedeva questa intesa? Una riduzione delle emissioni entro certi limiti (che, a quanto pare, non sono stati rispettati) e il fatto che (secondo quanto riportato da Gianmarco Leone su Tarantoggi) qualora il sindaco decidesse di richiedere il risarcimento nei termini stabiliti dalla Cassazione, “l’onere dell’ammontare del risarcimento danni deciso dal giudice civile, sarebbe stato totalmente coperto dall’ente regionale”. Cioè: dopo essere stati pagati con la salute, i danni dell’Ilva dovrebbero anche essere pagati dalle tasche di tutti i contribuenti pugliesi (grazie a Fitto, Florido e Di Bello).

Ancora Leone sostiene quindi che l’esitazione di Stefàno di fronte alla richiesta di un risarcimento – che sarebbe importantissimo per la città sia dal punto di vista pragmatico che da quello ideale – sarebbe dovuto al fatto di non voler scaricare sulle spalle dell’alleato Vendola un fardello così pesante in un momento difficile per la Regione Puglia sul piano del bilancio. Ma l’avv. Nicola Russo, coordinatore e responsabile del comitato promotore referendario “TARANTO FUTURA“, sostiene che c’è al TAR c’è una causa pendente per rendere nulla questa parte dell’accordo perché contro la legge: “non c’è accordo che tenga” scrive, un ente pubblico non può assumersi l’onere di un risarcimento per un danno provocato da un privato.

E allora? Che cosa stanno aspettando? Stefàno ha affidato l’incarico di promuovere l’azione civile a un primo avvocato, Maria Luisa de Benedetto, la quale con una nota del 19 luglio 2010 ha rifiutato. Al che, l’11 agosto 2010, il Comune di Taranto ha conferito un nuovo incarico all’Avv. Paolo Miraglia per difendere e rappresentare le ragioni dell’Ente civico contro l’Ilva Spa innanzi al Tribunale di Taranto. Non si sa ancora se questi accetterà oppure no.

Se non dovesse accettare, è molto, molto difficile che in 46 giorni si possa conferire un nuovo incarico e arrivare pronti in tribunale. E, nonostante una condanna definitiva della Cassazione che sancisce con certezza e in modo non opinabile la pericolosità del colosso per la città e la provincia di Taranto, tutta questa storia potrebbe diventare l’ennesima occasione in cui la città di Taranto si prostra davanti al gruppo Riva.

Chi può fare qualcosa, qualunque cosa, non dovrebbe consentirlo. Passate la voce.

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Conti alla rovescia

Ok, l’estate sta finendo, come diceva la canzone. Quasi tutti siamo tornati dalle ferie, dalle vacanze, eccetera. O almeno ci stiamo preparando a tornare. La puzza non è andata in vacanza, però. Ha continuato a farci compagnia durante l’estate, fregandosene della nostra voglia di tenere le finestre aperte o di stare seduti fuori. A me il “mal di gola da puzza” in alcuni casi mi è rimasto fino a due giorni dopo.

Neanche l’Ilva è andata in ferie. Il quotidiano Tarantoggi ha fatto partire un conto alla rovescia (oggi siamo a meno cinquanta) perché il 23 ottobre è la data in cui il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno potrà chiedere il risarcimento all’Ilva per i gravi danni all’ambiente secondo una sentenza della Cassazione del 2005.

Tra qui e ottobre, quindi, aspettiamo due decisioni estremamente importanti per il nostro paese e tutto il territorio della provincia di Taranto: la regione Puglia concederà alla discarica Vergine la deroga per l’aumento dell’eluato? Il sindaco Stefàno chiederà all’Ilva il risarcimento per tutti i danni inflitti alla città e alla provincia di Taranto?

Cercheremo di analizzare meglio entrambe le questioni nelle prossime puntate. Se volete aiutarmi, mandatemi informazioni, opinioni, articoli e quant’altro commentando a questa pagina, oppure direttamente al mio indirizzo email: francescavallo@gmail.com (attenzione è FRANCEScavallo).

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Il Post a Taranto

Uno dei problemi più gravi legati alla questione Ilva è che questa viene trattata come un caso da cronaca locale, mentre per la gravità della situazione meriterebbe l’attenzione costante da parte dei media nazionali.

Il Post, che qui spesso abbiamo citato, oggi riporta in esclusiva un video che è stato girato ieri e che raffigura una nube rossa che alle dieci e trenta del mattino si è sollevata dal lato sud est dell’acciaieria.

Spero che sia solo l’inizio del loro interessamento a questa ignobile pagina della storia d’Italia e del Mezzogiorno.  Mi sembra un gran bel servizio ai cittadini che potrebbe colmare il vuoto clamoroso di tante testate nazionali più note e di tradizione.

Leggete l’articolo e guardate il video qui.

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E Taranto?

Qualche giorno fa ho letto le dichiarazioni programmatiche di Nichi Vendola per il prossimo quinquennio di governo della Puglia.

E’ bello sentir mettere al centro del discorso politico il lavoro, le opportunità di sviluppo reale di un territorio, l’investimento sull’agricoltura… non sono proclami, la dichiarazione è intrisa di una grande concretezza e per questo dà fiducia, sembra una cosa fattibile, qualcosa su cui si può lavorare, una direzione praticabile, non una promessa.

Eppure c’è qualcosa che manca. Qualcosa che riguarda il lavoro non meno dei discorsi sui giovani e sul precariato. E che merita toni non meno decisi, che ha bisogno di una fermezza precisa, tagliente, sicura. E’ Taranto.

Caro presidente, siamo consapevoli che il problema dell’Ilva è un problema così grosso da dover essere risolto insieme al governo, che non si può pretendere che lei si metta contro tutti su tutti i fronti. Eppure, credo che nelle sue dichiarazioni programmatiche non sia stata fatta giustizia alla gravità del problema di Taranto, che lei certo non ignora, ma al quale si riferisce con toni molto, troppo pacati, parlando in modo generico di “strumenti normativi”.

Certo, lei mi dirà, questi sono gli strumenti di una giunta regionale, le norme. Ma nessuno più di lei sa quanto questa genericità possa essere assimilabile a quella retorica politica vacante alla quale lei stesso ci sta disabituando. Per questo nel suo programma concreto, civile, sensato, quelle parole mi sono arrivate come uno schiaffo. Se il nostro governatore non grida a gran voce la tragedia quotidiana di Taranto, i bambini di undici anni ai quali vengono diagnosticati tumori da fumo, le greggi di pecore sterminate perché intrise di diossina, le morti sul lavoro, il ricatto “salute o lavoro” al quale è costretta una città che, sebbene nessuno ne parli, è in Italia, in Occidente e, per l’appunto, nella sua regione; se non grida lei questo scandalo, chi lo griderà?

Se lei parla tiepidamente di strumenti normativi, la norma non potrà che essere tiepida e sarà una norma tiepida di fronte all’inferno. Perché di questo si tratta.

Presidente, che cosa possiamo fare? Ci saranno poteri forti, fortissimi dietro l’occupazione industriale di Taranto, ma lei ha dalla sua parte il popolo pugliese. Noi siamo con lei. Non perdiamo quest’occasione, non lasciamo indietro Taranto. Basta guardare su Google Earth quella macchia nera, per capire che la partita per lo sviluppo del Mezzogiorno non può non passare da qui.

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Arrivederci a Taranto

“Arrivederci a Taranto” è un documentario che è stato realizzato nell’agosto del 2007 da Roberto Paolini e Paola Podenzani. Entrambi vivono e lavorano a Milano, anche se Paola è metà milanese e metà salentina.

Due anni e mezzo fa hanno fatto un viaggio in Puglia e sono passati dall’Ilva: “lo spettacolo fuori dai finestrini è maestoso, dantesco, decadente, i colori  innaturali, abbacinanti” scrive Paola.

Buona visione.

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Dalla padella alla brace o dalla brace alla padella? Questo è il problema.

Sulla prima pagina di Repubblica di ieri Fabrizio Ravelli parlava dell’inquinamento di Milano che batte i record europei, che fa invecchiare i giornalai e quelli che lavorano per strada più in fretta anche di 13 anni, che fa aumentare sempre di più le patologie respiratorie. (A me, d’altra parte, quando sto a Milano, la bronchite mi viene SEMPRE).

Io ho pensato porca miseria! Non so proprio da che parte girarmi.

Ho cercato su youtube “smog milano” e ho trovato questo video che è stato postato tre giorni fa.

C’è sicuramente una riflessione da fare sul fatto che lo smog di Milano occupa le prime pagine e l’Ilva no. Ma c’è anche da dire che di questioni ambientali, nonostante la preziosa attenzione data a Gomorra, si parla troppo poco in generale, vista la situazione catastrofica in cui si trova l’Italia.

Io, nel mio piccolo, dell’Ilva parlo a tutti quelli che incontro: a Bologna, a Milano, a Torino, a Firenze, ad Arezzo. Gli parlo dell’Ilva e ovviamente anche del Fizz, della Puzza insomma. Visto che non ne parlano i giornali, lancio la proposta che ne parliamo noi. Sui social network, ma anche proprio a voce, tipo “ma sai che…?”. Se anche voi che non siete di Taranto ne parlate delle cose che leggete qui o in giro, noi non ci offenderemo, promesso.

Non penseremo che state infangando la nostra terra, al massimo che volete ripulirla da questi fanghi insieme a noi. E vi ringrazieremo.

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I bambini di oggi

Che questa può sembrare un’espressione di quelle espressioni trite e ritrite è vero, però vedete che io intendo proprio i bambini che ho visto oggi, quelli che stavano manifestando insieme a me nel centro di Taranto.

Quando ancora stavamo camminando verso l’arsenale, dove era il punto d’incontro, li ho visti scendere dalle macchine insieme alle mamme, e tirare fuori un po’ impacciati i cartelloni che portavano, più grossi di loro (anche questo è un luogo comune ma per una volta è bello e soprattutto è vero!). I loro erano cartelloni gentili: “Sig. Ministro qui si muore di diossina”, poi un disegno di una città verde, felice e la scritta “Taranto come la sogniamo noi” e così via. Ce n’erano tantissimi di bambini.

A vederli mi hanno dato un po’ di speranza. E non perché i bambini sono il simbolo della speranza del mondo eccetera eccetera, non per questo. No perché a Taranto comunque non è così. I bambini a Taranto sono un simbolo del pericolo costante in cui viviamo perché a Taranto, quelli che non si ammalano di tumore o di leucemia, si considerano sopravvissuti. Perché un bambino su tre a Taranto c’ha una tosse che non passa mai che poi è causata dal fatto che a Taranto, un bambino su tre c’ha i bronchi ostruiti. Come se fosse un fumatore incallito. E parlo di bambini da 0 a 5 anni.

E allora, direte voi, com’è che sti bambini ti hanno dato un po’ di speranza? Il fatto è che mi sono ricordata che quando ero piccola io, che avrò avuto 7 anni, una domenica con i miei genitori avevamo fatto una gita che mi era piaciuta tantissimo. Eravamo saliti su una specie di trenino, avevamo visto degli edifici grossissimi, ci avevano spiegato che quella cosa che stavamo vedendo era la più grande d’Europa e io ero orgogliosa perché ce l’avevo proprio vicino a casa mia. Alla fine di questa gita ci avevano anche dato le pizzette e i succhi di frutta, poi avevano acceso un fuoco e i vigili del fuoco avevano fatto una specie di spettacolo che a me mi era sembrato bellissimo: si erano buttati dalla finestra per spegnere il fuoco perché in quel posto lì tutti erano davvero bravi e superaddestratissimi.

Non so se l’Ilva ha ancora il raccapricciante coraggio di organizzare queste gite che fanno sembrare quella fabbrica di morte un paese dei balocchi.

Fatto sta che nessuno dei bambini di oggi sembrava avere la testa d’asino. E allora ho pensato che la battaglia sarà forse lunga e difficile, ma che la vinceremo, perché i bambini di oggi la sanno molto più lunga di quanto non la sapevamo noi.

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