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Innovatori, vi prego, parlate italiano!

Avete notato anche voi che tutte le volte che si parla di innovazione e cambiamento le parole chiave usate, i titoli delle conferenze, i nomi dei settori vengono sempre usati in inglese? Che ne pensate? Io lo trovo dannoso. Davvero pensiamo che l’innovazione e il cambiamento possano essere raccontati soltanto in inglese? Che dire “food” sia più moderno di “cibo”? Che “social” sia più fico di “sociale”? Che “job” sia più rassicurante di “lavoro”?

A me sembra una tendenza pericolosa, e altamente lesiva della percezione che noi abbiamo del nostro Paese e del suo potenziale nel campo dell’innovazione. Se noi innovatori per primi rinunciamo a descrivere l’innovazione nella nostra lingua, è come se rafforzassimo il messaggio che l’innovazione vera avviene sempre altrove, e che se vogliamo essere davvero “cool” dobbiamo fare finta di abitare quell’altrove e rinunciare al racconto che la nostra lingua può costruire del futuro.

Usare l’italiano solo per descrivere il passato e non per generare futuro ci priva di una enorme ricchezza: che facciamo costruiamo le basi per diventare coloni nel nostro stesso Paese? Progettare in italiano, creare le nostre parole per descrivere le cose nuove che tanti di noi stanno inventando ci aiuterà a sentirci padroni di un pezzo di futuro.

Non sono tra coloro che dicono elaboratore al posto di computer, intendiamoci. Ma “food”? In Italia? Come on!

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Finalmente un libro di Timbuktu in italiano!

Finora ho parlato poco di Timbuktu su questo blog. Perchè finora Timbuktu è stata sempre e soltanto in inglese. Ma da oggi, non più.

Da oggi iniziamo a pubblicare dei libri interattivi per bambini anche in italiano, e anche per iPhone. Non potete immaginare quanto è emozionante vedere la mia lingua tra quelle illustrazioni sullo schermo. Io non me lo immaginavo prima di vederlo.

Potete scaricare Lo Schiaccianoci in italiano, su iPad oppure su iPhone, e farvi sorprendere dalla musica di Tchaikovsky, e dalla delicatezza e raffinatezza dell’illustratore italiano Philip Giordano. Potete scaricarla subito dicevo, basta cliccare qui.

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Vendere l’acqua

“In Italia l’importanza della questione acqua ha raggiunto nel tempo una forte consapevolezza sociale e una capillare diffusione territoriale, aggregando culture ed esperienze differenti e facendo divenire la battaglia per l’acqua il paradigma di un altro modello di società”.

Questo è l’incipit del comunicato stampa che potete leggere sul sito del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

Non tutto può diventare merce. Ribaltando lo slogan di Mastercard, io scriverei molto spesso fuori dal mio balcone “ci sono cose che non si devono comprare”. Credo che una di queste debba essere l’acqua.

Sono stati depositati in Cassazione i quesiti del referendum per l’acqua pubblica. Mi sembra una cosa importante, una di quelle che si devono scegliere per fondarci sopra una civiltà.

L’Unicef ha lanciato una campagna bellissima dal nome “Dirty Water”, mercificando l’acqua che molti in Africa sono costretti a bere. Mi sembra un grande spunto di riflessione sul principio che l’acqua (quella pulita) debba necessariamente essere un bene comune.

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