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Non succede solo qui (ma lì hanno chiamato i carabinieri)

Parlando di baci e abbracci sulla spiaggia, ieri mi hanno segnalato un articolo. Leggendo di questo altro caso di omofobia, molto simile a quello che ho descritto qui la scorsa settimana, ho pensato che si soffoca in questa estate italiana.

Guardate cosa c’era ieri sulla prima pagina del Corriere.

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Quando una duna fa primavera

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Parole al vento

Ieri sono andata al mare. C’era un vento pazzesco e la sabbia che è bianca e sottile volava fortissimo e certe volte ti faceva pure male a sbatterti in faccia. Mi sono arrampicata sulla cima di una duna, non l’avevo mai fatto. Dalla cima della duna vedevo la campagna e tutte le altre dune e poi il mare. La litoranea, che qui è una strada che taglia le dune a pochi metri dal mare, quasi non si vedeva e dava l’illusione che la bellezza di questo paradiso fosse rimasta intatta.

Poi nel punto dov’ero non c’erano case abusive, è un punto prezioso, la vista verso il mare correva libera. Che meraviglia.

Quando vedi delle cose così belle, poi non riesci neanche ad arrabbiarti. Io provo solo tanta nostalgia per quando quella strada non c’era e uno si arrampicava sulle dune e poi arrivava al mare. Doveva essere incredibile. E allora io mi dico, ok che quel che è fatto è fatto, ma come possiamo fare per non trasformare tutto questo in un enorme parcheggio sull’acqua?

Sono andata via, c’era troppo vento. Scendendo dalla duna e facendo qualche centinaio di metri, gli abusi sono rientrati violentemente nel mio campo visivo. Sulla strada per casa pensavo che tutti dicono che tutto si presta a strumentalizzazioni politiche. Però, porca miseria, ci sono delle cose vere la cui verità è inequivocabile. Una di queste è che i piani regolatori aiutano a difendere un territorio dagli scempi. Se sono ben fatti lo aiutano meglio, ma comunque è meglio se ci sono, perché la loro assenza apre la strada agli abusi, ai prepotenti, a quelli che se ne fregano della cosa pubblica. E allora, mi chiedo, perché a Lizzano un piano regolatore al mare nel 2009 ancora non ce l’abbiamo?

Andando a zonzo per la litoranea in una giornata di vento, capita di trovare cose interessanti.

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Nienti vecu

La cosa più bella di quando parla Saviano è che nelle sue parole, anche se parla di Iran, di Castel Volturno, di Russia, sempre ci ritrovi un pezzetto di te.

Io uno dei pezzetti che ci ho ritrovato ieri sera è stato quando ha parlato delle nuove forme di omertà. Cioè, omertà è una parola che quando la senti subito ti immagini il siciliano bassetto con i baffi, la coppola, e la lupara, seduto su una piazza assolata di un paesino in provincia di Ragusa. Quel vecchietto lì, potremmo giurarci, gli ammazzano un giovanotto davanti e a chi gli chiede dopo lui gli risponde: nienti sacciu. Non so niente.

Allora quando pensiamo alla parola omertà in questo modo, l’omertà ci sembra come un fenomeno di costume ben circoscritto in un’area che tra l’altro manco è attaccata all’Italia, al continente. Una cosa come i carretti siciliani e i canditi.

Nienti sacciu è la parola di uno che ha visto e che non vuole parlare. Ma, come diceva sempre mio nonno, noi ci siamo perfezionati. Perché vedere, se poi non devi parlare? A sto punto è meglio non vedere.

Il nostro motto sarebbe allora nienti vecu, non vedo niente.

Per esempio, a Lizzano. A Lizzano noi c’abbiamo un mare, ma bello. Bello veramente nonostante lo scempio che hanno fatto, figuratevi quant’è bello. Allora c’è un pezzo di litoranea che si chiama Marina di Lizzano.

Alla Marina di Lizzano ci sono ruderi a due piani di case costruite a 30 metri dal mare, poi se vai verso destra ci sono addirittura delle casette che l’angolo della costruzione arriva sul bagnasciuga che per passare tu devi andare nell’acqua. Se invece vai a sinistra e oltrepassi gli scogli, c’è un’altra spiaggia che si chiama l’Ostone. Questa spiaggia inizia con una costruzione totalmente abusiva. Cioè c’è uno che ha costruito un parcheggio, una pizzeria e un bar, facendo un muro di cemento che arriva sulla spiaggia, a 10 metri dall’acqua del mare. L’estate davanti a questo muro che ha totalmente distrutto le dune, ci mette pure gli ombrelloni tutti blu, e certa gente paga per stare all’ombra di questo muro di cemento.

I lizzanesi, però, queste cose che vi ho appena descritto, non le vedono. Non è che non gliene frega niente del loro mare, ma il cemento, chissà come sono fatti questi lizzanesi, il cemento a tre passi dal mare loro proprio non lo vedono. Il perché non ve lo posso dire, ho paura.

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