Archivi tag: ‘ndrangheta

Trenta colpi

Oggi Roberto Saviano racconta la strage in provincia di Vibo Valentia, “peggio della ‘ndrangheta”.

Gli animali che sconfinano e mangiano l’orto e rovinano la coltivazione. Alberi tagliati senza permesso compromettendo la frutta. I confini della terra continuamente manomessi, e poi in piazza non ci si saluta e si sentono gli sfottò arrivare dietro la schiena. Anzi, un giorno dopo una discussione prendersi uno schiaffo in pieno viso. Questo è sufficiente per far decidere a Filandari in provincia di Vibo Valentia di condannare a morte. Ercole Vangeli e – secondo quanto sta emergendo dalle indagini – alcuni suoi parenti, non vogliono più che i vicini gli freghino la terra, non vogliono più che li prendano in giro in paese dicendo a tutti che loro, i Fontana, fanno quello che vogliono e i vicini, i Vangeli, sono dei miserabili che devono obbedire. Non vogliono più vedere gli zoccoli delle bestie dei Fontana rovinare le loro colture. Né vogliono vedere i loro nocciòli e gli ulivi estirpati per allargare le coltivazioni dei Fontana. Vogliono vendicarsi.

Continua a leggere qui.

 

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Reggio Calabria: è la resa dei conti?

A Reggio Calabria c’è una di quelle situazioni che si potrebbe dire “quando il gioco si fa duro…”. Solo che il bazooka che ieri la polizia ha trovato a 200 metri dal tribunale, non è un giocattolo.

Forse i boss sono preoccupati, perché la lotta alla ‘ndrangheta che sta conducendo il prefetto Pignatone, negli ultimi due anni, ha condotto all’arresto di più di mille uomini.

Andatevi a leggere l’articolo di Attilio Bolzoni, io ci sono arrivata da qui.

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Angelo Vassallo e il suo messaggio al Mezzogiorno

Oggi, su Repubblica, Saviano ci spiega che significa la morte di Angelo Vassallo e perché non bisogna dimenticarcelo. Il suo articolo finisce così:

È in quei posti invisibili, apparentemente marginali che si costruisce il percorso di un Paese. Tutto questo non si è visto in tempo e oggi si continua a ignorarlo. La scelta del sindaco in un comune del Sud determina l’equilibrio del nostro Paese più che un Consiglio dei ministri. Al Sud governare è difficile, complicato, rischioso. Amministratori perbene e imprenditori sani ci sono, ma sono pochi e vivono nel pericolo.

In queste ore a Venezia verrà proiettato sul grande schermo “Noi credevamo” di Mario Martone, una storia risorgimentale che parte proprio dal Cilento, dal sud Italia. Forse in queste ore di sgomento che seguono la tragedia del sindaco Angelo Vassallo vale la pena soffermarsi sull’unico risorgimento ancora possibile che è quello contro le organizzazioni criminali. Un risorgimento che non deve declinarsi come una conquista dei sani poteri del Nord verso i barbari meridionali: del resto è una storia che già abbiamo vissuto e che ancora non abbiamo metabolizzato. Ma al contrario deve investire sul Mezzogiorno capace di innovazione, ricerca, pulizia, che forse è nascosto ma esiste. Deve scommettere sulla possibilità che il Paese sappia imporre un cambiamento. E che da qui parta qualcosa che mostri all’intera Italia il percorso da prendere. È la nostra ultima speranza, la nostra sola risorsa. Noi ci crediamo.

Anche noi.

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Misteri

Ho trovato una notizia interessante. Viene da Vibo Valentia. Riguarda la processione dell’Affruntata, una delle processioni rituali della settimana santa. Insomma, quello che è successo è che il vescovo di Mileto, don Luigi Renzo, ha detto espressamente che non voleva che i portatori delle statue fossero esponenti della ‘ndrangheta. Allora il sacerdote di Vibo si è adeguato e ha scelto dei nomi diversi rispetto agli altri anni. Risultato? La notte di sabato i boss hanno esploso alcuni colpi di pistola contro il cancello della confraternita del Rosario e la processione (che tradizionalmente celebra la resurrezione di Gesù) è stata rimandata di una settimana “per evitare ulteriori tensioni”.

Mi sono chiesta: chissà che succederebbe se una cosa così la dicesse anche l’arcivescovo di Taranto, che non so se lo sapete, ma è una delle città in cui i riti della settimana santa sono i più sentiti e i più antichi d’Italia. Perché infatti questa cosa che i boss locali portano le statue, non è che succede solo a Vibo.

A Taranto, si sa, ogni statua ha un prezzo. Una di quelle che costano di più (se vi interessa) è la statua dell’addolorata. Quindi è anche la statua più prestigiosa da portare. Di conseguenza è come se gli esponenti della criminalità tarantina misurassero il proprio prestigio davanti alla città in occasione della processione dei misteri. Bizzarro non vi pare?

A me mi è sempre parso assurdo: quando ero più piccola mi chiedevo come fosse possibile che la Chiesa potesse accettare una cosa del genere. Poi mi hanno detto che il prezzo per portare una statua può arrivare anche a 15.000 euro. Allora ho capito, è molto semplice, non è misericordia, è denaro.

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