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Le Primarie, Vendola e la Primavera Italiana

Domani andrò a votare Nichi Vendola, per la terza volta.

Sono orgogliosa di far parte di una regione che ha scelto con tanta cura il suo candidato per due volte. Vedete, sono contenta di queste primarie del centrosinistra, ma mi dispiace che Renzi venga considerato l’unico candidato che non appartiene all'”apparato”. Vendola ha conquistato la sua candidatura, restando sempre all’interno del partito e contestandolo, con forza, quando il centrosinistra aveva fatto di tutto per non ricandidarlo, al termine del suo primo mandato. Si battè per le primarie, e le stravinse, perché i pugliesi avevano testimoniato l’impatto che la sua politica aveva avuto sulla nostra regione, e non volevano fermare quella rivoluzione.

Sotto la presidenza di Vendola, la Puglia ha vissuto una vera e propria primavera. Ho testimoniato in prima persona l’impatto sulla società pugliese (e su di me!) delle politiche dell’innovazione che lui e la sua squadra hanno saputo mettere in campo. Ho visto con i miei occhi l’importanza della rete che hanno saputo costruire. La capacità di costruire una rete di persone di talento e di farle entrare in contatto con la regione, senza generare la dinamica del circolino degli illuminati, non è cosa da tutti.

La sinistra che voto, votando Vendola, è una sinistra moderna che interpreta e rilancia, non insegna e bacchetta o rottama e ridicolizza. È una sinistra che ha dimostrato di conoscere gli strumenti di una progettazione partecipata e di altissimo livello. È una sinistra che premia la qualità e, allo stesso tempo, si occupa di creare le condizioni perché la qualità arrivi a tanti, perché tanti imparino a ricercarla e a riconoscerla.

È una sinistra che non interpreta l’innovazione come un fenomeno di tendenza, ma come una esigenza degli esseri umani  e, in quanto tale, come declinabile in tante forme diverse, non solo in quelle che oggi vanno sulle pagine dei giornali. È una sinistra che ha capito profondamente la metafora della “foresta pluviale” e che ha saputo assumersi dei rischi, per promuovere la nascita di una cultura dell’innovazione matura e responsabile.

Soprattutto è una sinistra che è stata in grado di costruire politiche di ampio respiro, politiche che hanno dato a un territorio la fiducia nel cambiamento e nel fatto che era possibile, che è possibile, superarsi. Tante cose sono rimaste da fare, importanti e urgenti. Ma hanno creato un ecosistema che è in grado di superarli. Vendola e i suoi assessori hanno messo in campo una energia e una passione che ha reso le persone in grado di immaginare e costruire un’alternativa. Anche una’alternativa a loro stessi. Hanno dato alle persone la forza e la fiducia di capire che sarebbe arrivato il momento di “rottamarli”, e di proseguire da soli.

Non posso immaginare un’eredità più preziosa di questa, e un cambiamento più profondo nel modo di intendere la politica. Mi piacerebbe tanto, in questo momento storico, vedere l’impatto sull’Italia intera di questo approccio. Per questo domani voterò Nichi Vendola.

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Caro Presidente Florido

Pubblico qui la lettera che l’Associazione Attiva Lizzano ha rivolto al Presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, a nome di tutti i numerosissimi cittadini che si sono attivati nella protesta contro la discarica Vergine e contro una politica che continua ad agire come se fosse fine a se stessa. Trovo questa lettera bellissima, e vi invito a condividerla più che potete.

Caro Presidente Florido,

siamo stanchi. Ieri sera, durante una diretta in una tv locale, l’assessore Mancarelli ha parlato di “strumentalizzazioni nella folla del consiglio provinciale”. È l’ennesima volta, negli ultimi 3 giorni, che sentiamo parlare di questo. Ora basta.

Nella corposa rassegna video del sito ufficiale della Provincia di Taranto le Sue dichiarazioni fanno riferimento a strumentalizzazioni, per non parlare del comunicato stampa del 12 gennaio (Questione rifiuti, Florido a Vendola: rivedere subito le autorizzazioni, la gente è stanca e non possiamo più aspettare): <<Florido ha quindi annunciato che nei prossimi giorni su questi come su altri punti programmatici avvierà un confronto interno alla maggioranza: “Basta con il doppio gioco, la mia Amministrazione è fatta di persone serie e pretendo rispetto e lealtà da parte di tutti. Chi non ci sta si accomodi pure, possiamo fare a meno di chi nel Palazzo si comporta in una maniera e poi all’esterno agita le piazze e fa demagogia”>>. Addirittura il consigliere regionale Chiarelli nel suo comunicato del 13 gennaio (Rifiuti Taranto: Chiarelli, istituire task force con poteri straordinari) dichiara: “Quel fastidioso vizio, tipico degli esponenti della sinistra, di scendere sul piano della lotta civica nell’ambito delle proprie realtà locali dimenticando poi le posizioni assunte quando si recano nei consensi di governo”.

E così, caro Presidente, Lei crede che “la piazza sia stata agitata”? Forse non siamo stati abbastanza chiari…

Lei sa cosa significa abitare vicino la discarica di rifiuti speciali Vergine?

Lei sa cosa significa portare il proprio figlio a scuola con la sciarpa attorcigliata fino a coprirgli il naso?

Lei sa cosa significa mettere il nastro adesivo attorno alle finestre o gli asciugamani bagnati agli infissi per far entrare meno puzza?

Lei sa cosa vuol dire essere svegliati nel cuore della notte perché non si riesce a respirare e perché si ha nausea?

Lei sa cosa vuol dire tappare le prese d’aria per il gas in cucina?

Lei sa cosa vuol dire cercare di sigillare il comignolo del camino della propria casa?

Vuole dormire una notte a casa nostra?

Le uniche cose che agitano, come dice Lei, le piazze sono la puzza, i malesseri e i disagi che subiamo e le conseguenze sulla nostra salute, anche mentale. Siamo esasperati. Probabilmente ancora questo non si è capito eppure abbiamo avuto degli incontri con Lei, sa che la nostra lotta va avanti da mesi e non nasce nel consiglio del 10 gennaio (già a luglio avevamo inviato 800 esposti alla Procura della Repubblica e a tutti gli enti interessati).

Non permettiamo a nessuno di “usarci” per giustificare scelte politiche interne. Non vogliamo sentire commenti dall’opinione pubblica del tipo “siete capaci di far cadere una giunta provinciale” perché per noi è assurdo e inammissibile. L’unico azzeramento che ci interessa è quello delle discariche e dei veleni che ci costringono a respirare. L’associazione nasce apartitica, lo siamo e continueremo ad esserlo.Sempre più fieri.

 

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Caro Nichi che ci chiedi responsabilità sui rifiuti

Ho appena letto la lettera che hai postato sul tuo blog, e mi sono un po’ innervosita. Caro Nichi, da un po’ di tempo a questa parte ho l’impressione che la retorica abbia preso il sopravvento sulla concretezza delle risposte e sulla conoscenza dei problemi della nostra terra. Quella terra che con tanta passione ti ha sostenuto, contro ogni previsione, in tutti questi anni. Questo non è giusto. Non ce lo meritiamo.

Le uniche risposte che dai in questa lettera sono retoriche. In cima a tutte c’è questa:

Avrei potuto far prevalere la logica del cinismo e innalzare le barricate contro i rifiuti campani solo per averne un vantaggio sui miei avversari politici. Ma, di fronte alle notizie di bambini ricoverati per problemi sanitari connessi alla presenza dei rifiuti per strada a Napoli, non c’è alcuna logica possibile se non quella di correre in soccorso dei nostri connazionali per garantire loro ogni utile supporto.

Questa mi ha fatto davvero arrabbiare. Nichi, non hai detto una parola fino a questo momento, sugli interi paesi che vivono senza poter respirare, ti ripeto SENZA POTER RESPIRARE a causa dei miasmi provenienti dalle discariche per rifiuti speciali. E ora tenti con tanta leggerezza di fare questo giochino? Liquidi in 4 righe il disagio di una popolazione che non merita di essere considerata cinica e menefreghista solo perché sta cercando di difendere con i denti il diritto a non dover abbandonare la propria terra. Questo è scorretto, Nichi.

È più che comprensibile che la gente sia preoccupata di vedere ulteriormente aggravata la situazione. I rifiuti che arrivano qui ogni giorno arrivano comunque da tutta Italia. Noi siamo consapevoli di essere comunque trattati come la cloaca di questo Paese. Credo anche che tu lo sappia molto bene. Il motivo per cui abbiamo iniziato a combattere (e non solo per non ricevere rifiuti da altre città, ma anche per promuovere una cultura responsabile che eviti le emergenze) è perché non se ne può più. È perché non respiriamo, ci ammaliamo, muoriamo e a nessuno, neanche a te, sembra che gliene importi un granchè. Allora, che la tua unica dichiarazione in merito alla situazione delle discariche per rifiuti speciali in Provincia di Taranto arrivi solo nel momento in cui devi difendere la tua scelta di fare il cavaliere e accettare i rifiuti di Napoli, è offensivo per noi.

Siamo noi che chiediamo a te responsabilità, Nichi. Su tutta questa storia, finora, ne abbiamo vista davvero poca.

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Perché Lizzano è un’occasione per Vendola

Su facebook ci sono molti gruppi, anche pugliesi, per sostenere Vendola come candidato premier del centrosinistra. Da fuori si potrebbe pensare che i pugliesi, tutti, come un sol uomo, siano pronti a sostenere il loro governatore anche in questa avventura, senza preoccuparsi del fatto che, in questa eventualità, Nichi dovrebbe lasciare il governatorato della Puglia.

Ma non è così. Ci sono state diverse voci, anche tra i fedelissimi del governatore, che non vanno proprio in questa direzione. Sulla pagina facebook di Guglielmo Minervini (Assessore alle Infrastrutture strategiche e mobilità) qualche tempo fa si leggeva:

La candidatura di Nichi Vendola è una brezza che spira sulle acque del centrosinistra, le smuovono e le ossigenano. Ne abbiamo bisogno per accelerare la fine del berlusconismo. C’è, tuttavia, un dettaglio da non trascurare. Nichi farebbe bene a pronunciare parole chiare sul rapporto con la Puglia. Il suo punto di forza finora è stato il buon governo, che ha conferito alle parole la densità dei fatti. Se la candidatura di Nichi Vendola dovesse prescindere dalla Puglia, farebbe male a se stessa. E si omologherebbe a tutte quelle leadership che si sono imposte per le ragioni della politica piuttosto che del buon governo.

Mi trovo completamente d’accordo con l’Assessore Minervini. E, nonostante il fatto che, come sapete, sono una grande sostenitrice di Vendola, non posso non riconoscere il fatto che, per quanto riguarda una delle sue priorità programmatiche, l’ambiente, Vendola ha ancora fatto troppo poco per l’area della provincia di Taranto, che è poi l’area più problematica della Regione da questo punto di vista.

Certo Vendola in quest’area si scontra con poteri forti, fortissimi e, certo non gli giova l’avere come interlocutori al governo i suoi acerrimi nemici che cercano di mettergli il bastone tra le ruote su qualsiasi fronte. Tutto questo lo consideriamo. Ma non possiamo ignorare il fatto che la “macchina mangiadiossina” non può essere considerata una vittoria sul fronte dell’ambiente a Taranto. Semplicemente perché l’efficacia di questa macchina, allo stato attuale, non è misurabile.

E poi c’è la provincia. Poi c’è Lizzano. A Lizzano Vendola ha un’occasione che misura duemilioniduecentottamila metri cubi. E questo sarebbe un buon momento per giocarsela. Se l’Ilva è un caso che deve essere affrontato di concerto con il governo centrale (perché un piano di riconversione non può essere elaborato solo dalla regione), con la discarica Vergine la regione Puglia sta giocando una partita in questo periodo che non deve essere persa, non dai cittadini. Non da quel popolo che ha sostenuto Vendola alle primarie accordandogli più dell’80% dei voti.

I nostri comuni non possono essere abbandonati a se stessi in una situazione di questa gravità. Se la regione dovesse concedere alla discarica una deroga per l’aumento dell’eluato, nel momento in cui sulla discarica c’è l’ennesima inchiesta, nel momento in cui nella nostra provincia c’è addirittura un’inchiesta parlamentare sul traffico illecito di rifiuti, questo sarebbe un grave sintomo del fatto che le ragioni della politica (quella con la p minuscola, quella che Vendola biasima con forza durante le sue orazioni) hanno decisamente prevalso su quelle del buon governo.

Non si tratterebbe di un bel biglietto da visita per Nichi sul palcoscenico nazionale. Per rafforzare la sua credibilità, dovranno parlare i fatti. E, al momento, tra acciaio e rifiuti tossici, fatti ne abbiamo visti pochi. Speriamo che si tratti solo di una questione di tempo, e che Nichi non lascerà la Puglia senza aver dato almeno un segnale forte, reale, nella direzione di quel rispetto della terra e del popolo che spesso cita.

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Guarda come Vendola

Il Post oggi pubblica il discorso con cui Nichi Vendola, il nostro governatore, entrò di fatto nella dirigenza della Fgci, nel febbraio del 1985. E traccia una linea che unisce quel discorso al Vendola di oggi.

Il discorso di Vendola contiene alcune riflessioni importanti soprattutto se consideriamo che sono state pronunciate 25 anni fa, quando lui aveva 26 anni.

Ci sono questioni che vanno finalmente affrontate, con franchezza, scrollandosi di dosso un pesante fardello di pregiudizi e intolleranze. E l’indifferenza può essere più feroce dell’intolleranza.
Vengo da un’esperienza politica in cui ho potuto misurare l’emergere prepotente di una questione omosessuale in termini di formazione di circoli, come qui a Napoli, di socializzazione, di storie, di fatiche, di itinerari individuali e collettivi, ma anche in termini di violenze immani, di solitudini senza scampo, di morti ammazzati.

Per noi non si tratta solo di riconoscere la dignità dell’esperienza omosessuale, si tratta soprattutto di raccogliere la diversità e le diversità come una ricchezza grande e insostituibile del patrimonio morale e politico di chi vuole cambiare il mondo. Si tratta di fare un discorso spietato sulla cultura dominante, sul costume, sulla miserevole e violenta sessualità del maschilismo.

Si tratta di tirar fuori le nostre storie. L’omosessualità è ancora l’amore che non osa pronunciare il suo nome? In questo campo, più che altrove, le parole sono pietre, pesano sulle coscienze, talvolta sono macigni.

Ci sono molte persone, anche compagni, che soffrono di una sofferenza muta. È soprattutto con queste persone, con questi compagni, diciamo i “diversi” di ogni tipo, che ho voglia di costruire l’alternativa. Un’alternativa al ghetto del quartiere dormitorio, al ghetto della fretta spersonalizzante, della solitudine coatta, dell’impotenza, dei gesti della siringa e della fuga terrorizzata da se stessi.

Il discorso si chiude poco più avanti con questa frase:

La nostra identità dobbiamo “giocarcela” sul campo. Sul muro di un palazzone grigio di Bari, ho letto una frase scritta in vernice rossa in cattivo francese, ma il cui senso era inequivocabile. Dalla nervosa geografia urbana, tra graffiti e walkman e neon lividi e metallica solitudine, fin dentro il mio cervello, e spero, fin dentro il vostro cervello: quella frase era “Con amore, per il comunismo”.

Bè, il mio augurio al nostro governatore è di non perdere il coraggio e di scegliere di lavorare ogni giorno “con amore, per L’Italia”.

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E cè ma ffa’?

Avvertenza: questo è uno sfogo.

Pare che la Regione Puglia abbia accordato la deroga, forse per un periodo di tempo che per ora è limitato, ma pare che l’abbia accordata. Non è vero che la Provincia di Taranto aveva revocato il parere positivo per la concessione della deroga. Lo ha lasciato lì quel parere che non ci nominava neanche noi cittadini. E ha anche tentato di prenderci in giro dicendoci un po’ così che lo avevano revocato. Cose da ricordare alle elezioni. Stiamo cercando di capire come stanno le cose, stasera faremo una riunione ad Attiva Lizzano dove studieremo la delibera della giunta regionale.

Poi pare anche che ci sia stato uno sversamento del depuratore all’altezza dell’Ostone. Mancanza di manutenzione, gente che, con ostinazione, fa male il suo lavoro. Amministratori, tecnici, impiegati. Sopravviveremo a tutto questo? Forse sì, ma riusciremo a cambiare questa “sopravvivenza” in “vita”? Riusciremo a non distruggere con tanta forza tutto quello che abbiamo? Idee, persone, risorse naturali, speranze, vite.

Continuo a vedere per le strade la maggiorparte delle persone che va in motorino senza casco, in macchina senza cintura. Eppure a Lizzano dovremmo averlo capito che la strada è un posto molto pericoloso. Dio mio, dovremmo averlo capito.

Quanti altri giovani dovranno morire? Quante altre vittime sacrificali pretenderemo per iniziare a prenderci in mano la responsabilità della nostra vita?

Fare bene il proprio lavoro, mettersi il casco, non diffamare, pensare al bene pubblico come al proprio, far circolare le buone notizie, pretendere la raccolta differenziata… non sono cose difficili. Eppure sembrano un miraggio e tutto sempre si risolve con una scrollata di spalle e un “e ce ma fa’?”.

Qualcosa da fare c’è. Ormai non si può più nascondersi dietro un dito o dietro muri di silenzi o di parole. Sappiamo tutti che c’è da fare. Dobbiamo solo iniziare a farlo.

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E Taranto?

Qualche giorno fa ho letto le dichiarazioni programmatiche di Nichi Vendola per il prossimo quinquennio di governo della Puglia.

E’ bello sentir mettere al centro del discorso politico il lavoro, le opportunità di sviluppo reale di un territorio, l’investimento sull’agricoltura… non sono proclami, la dichiarazione è intrisa di una grande concretezza e per questo dà fiducia, sembra una cosa fattibile, qualcosa su cui si può lavorare, una direzione praticabile, non una promessa.

Eppure c’è qualcosa che manca. Qualcosa che riguarda il lavoro non meno dei discorsi sui giovani e sul precariato. E che merita toni non meno decisi, che ha bisogno di una fermezza precisa, tagliente, sicura. E’ Taranto.

Caro presidente, siamo consapevoli che il problema dell’Ilva è un problema così grosso da dover essere risolto insieme al governo, che non si può pretendere che lei si metta contro tutti su tutti i fronti. Eppure, credo che nelle sue dichiarazioni programmatiche non sia stata fatta giustizia alla gravità del problema di Taranto, che lei certo non ignora, ma al quale si riferisce con toni molto, troppo pacati, parlando in modo generico di “strumenti normativi”.

Certo, lei mi dirà, questi sono gli strumenti di una giunta regionale, le norme. Ma nessuno più di lei sa quanto questa genericità possa essere assimilabile a quella retorica politica vacante alla quale lei stesso ci sta disabituando. Per questo nel suo programma concreto, civile, sensato, quelle parole mi sono arrivate come uno schiaffo. Se il nostro governatore non grida a gran voce la tragedia quotidiana di Taranto, i bambini di undici anni ai quali vengono diagnosticati tumori da fumo, le greggi di pecore sterminate perché intrise di diossina, le morti sul lavoro, il ricatto “salute o lavoro” al quale è costretta una città che, sebbene nessuno ne parli, è in Italia, in Occidente e, per l’appunto, nella sua regione; se non grida lei questo scandalo, chi lo griderà?

Se lei parla tiepidamente di strumenti normativi, la norma non potrà che essere tiepida e sarà una norma tiepida di fronte all’inferno. Perché di questo si tratta.

Presidente, che cosa possiamo fare? Ci saranno poteri forti, fortissimi dietro l’occupazione industriale di Taranto, ma lei ha dalla sua parte il popolo pugliese. Noi siamo con lei. Non perdiamo quest’occasione, non lasciamo indietro Taranto. Basta guardare su Google Earth quella macchia nera, per capire che la partita per lo sviluppo del Mezzogiorno non può non passare da qui.

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Piccoli segnali

Ieri, per arrivare a questo blog, quelli che ci sono arrivati da un motore di ricerca avevano digitato “lizzano puzza” e “lizzano discarica”.

Oggi, invece, per trovare a mezzogiorno hanno scritto “puglia cielo”.

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C’è un posto in Italia

C’è un posto in Italia che è quello da dove vengo io.

C’è un posto in Italia che se penso che vengo da questo posto, oggi io non smetto più di commuovermi.

C’è un posto in Italia dove nel 2005 io lo avevo votato, ma me lo ricordo che ci dicevamo “figurati, è impossibile”. Sembrava una cosa da bambini credere che potesse farcela. Gay, e comunista. “La Puglia è nera”, “la Chiesa”, “il sud”, “quell’orecchino”… Se dicevi che potevamo farcela, ti sentivi un po’ come uno di quegl’ingenui che se gli dici che stanno volando gli asini, quello alza la testa e guarda verso il cielo.

C’è un posto dove ci sono tanti, tantissimi ingenui che hanno alzato la testa nel 2005 e da allora non sono più riusciti ad abbassarla.

Io oggi, sotto il cielo della Puglia mia, in certi momenti mi sono sentita più ingenua che mai, ma ho alzato la testa. E ha portato bene.

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Bufale nucleari

A: “Sono favorevole al nucleare, ma non nella nostra regione”.

B: “In tre anni sconfiggeremo il cancro”.

Queste due affermazioni potrebbero sembrare citazioni da una tragicommedia grottesca, e invece sono state pronunciate da due esponenti politici di primo piano del nostro paese. Nell’ordine Rocco Palese – candidato per il PDL come governatore della Regione Puglia – e Silvio Berlusconi.

A: ragioniamo più elementari possibili: 1) se si pensa al nucleare come a una grossa opportunità, perché non volerlo nella propria regione? 2) Se io non voglio il nucleare in casa mia, è perché so che c’è qualcosa che non va con il nucleare. E allora perché mi dichiaro favorevole? E sulla base di cosa deciderei di metterlo in casa di qualcun altro?

B: Secondo voi il cancro come si combatte? Vediamo un po’, stiamo vicini alla nostra esperienza, a quella che purtroppo moltissimi di noi hanno avuto in famiglia o nella propria cerchia di conoscenti. Se una persona si ammala di cancro, dove va? Sì, proprio in ospedale. Va in ospedale a farsi curare dai medici che offrono le cure che sono state sviluppate nei laboratori di ricerca. Il che vuol dire che niente ricerca, niente nuove cure. Niente nuove cure, niente sconfitta del cancro.

Il 24 Febbraio con la nuova finanziaria è stato annunciato un taglio di 1500 milioni di euro ai fondi destinati all’università e alla ricerca nel periodo che va dal 2009 al 2013, cioè esattamente i tre anni di cui Berlusconi ha parlato nella sua promessa elettorale.

Se si dovesse trovare una cura per il cancro nei prossimi tre anni (cosa che evidentemente tutti noi speriamo), non sarà certo merito di Berlusconi ma di quelle persone che dedicano la loro vita alla ricerca, cosa che in Italia vuol dire avere stipendi umilianti, e anche essere considerati degli sfigati. Sta di fatto che farne una promessa elettorale facendo leva sulla paura che ognuno di noi ha di ammalarsi o sul dolore delle perdite che abbiamo subito è scellerato, immorale.

Ci sono delle variabili che potrebbero ridurre l’incidenza dei tumori: sono quelle ambientali, l’inquinamento, lo smaltimento dei rifiuti, e sono tutte cose di cui questo governo non si occupa affatto.

Cosa possiamo fare noi? Beh, cerchiamo di essere più elementari possibile, non votiamoli.

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