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Guarda come Vendola

Il Post oggi pubblica il discorso con cui Nichi Vendola, il nostro governatore, entrò di fatto nella dirigenza della Fgci, nel febbraio del 1985. E traccia una linea che unisce quel discorso al Vendola di oggi.

Il discorso di Vendola contiene alcune riflessioni importanti soprattutto se consideriamo che sono state pronunciate 25 anni fa, quando lui aveva 26 anni.

Ci sono questioni che vanno finalmente affrontate, con franchezza, scrollandosi di dosso un pesante fardello di pregiudizi e intolleranze. E l’indifferenza può essere più feroce dell’intolleranza.
Vengo da un’esperienza politica in cui ho potuto misurare l’emergere prepotente di una questione omosessuale in termini di formazione di circoli, come qui a Napoli, di socializzazione, di storie, di fatiche, di itinerari individuali e collettivi, ma anche in termini di violenze immani, di solitudini senza scampo, di morti ammazzati.

Per noi non si tratta solo di riconoscere la dignità dell’esperienza omosessuale, si tratta soprattutto di raccogliere la diversità e le diversità come una ricchezza grande e insostituibile del patrimonio morale e politico di chi vuole cambiare il mondo. Si tratta di fare un discorso spietato sulla cultura dominante, sul costume, sulla miserevole e violenta sessualità del maschilismo.

Si tratta di tirar fuori le nostre storie. L’omosessualità è ancora l’amore che non osa pronunciare il suo nome? In questo campo, più che altrove, le parole sono pietre, pesano sulle coscienze, talvolta sono macigni.

Ci sono molte persone, anche compagni, che soffrono di una sofferenza muta. È soprattutto con queste persone, con questi compagni, diciamo i “diversi” di ogni tipo, che ho voglia di costruire l’alternativa. Un’alternativa al ghetto del quartiere dormitorio, al ghetto della fretta spersonalizzante, della solitudine coatta, dell’impotenza, dei gesti della siringa e della fuga terrorizzata da se stessi.

Il discorso si chiude poco più avanti con questa frase:

La nostra identità dobbiamo “giocarcela” sul campo. Sul muro di un palazzone grigio di Bari, ho letto una frase scritta in vernice rossa in cattivo francese, ma il cui senso era inequivocabile. Dalla nervosa geografia urbana, tra graffiti e walkman e neon lividi e metallica solitudine, fin dentro il mio cervello, e spero, fin dentro il vostro cervello: quella frase era “Con amore, per il comunismo”.

Bè, il mio augurio al nostro governatore è di non perdere il coraggio e di scegliere di lavorare ogni giorno “con amore, per L’Italia”.

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Lupi che fanno pensare

Un estratto di “Il lupo in calzoncini corti“, un documentario di prossima uscita sui genitori gay e sui figli di famiglie gay. In Italia.

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Vox populi… vox dei.

Il cardinale Bertone ha dichiarato dal Cile che non c’è un legame tra il celibato dei preti e la pedofilia, e che invece questo tipo di patologie ha un legame con l’omosessualità. Si rafforza sempre di più in me l’impressione che gli omosessuali siano per la Chiesa quello che i “comunisti” (l’elettorato di sinistra) sono per Berlusconi. L’incarnazione del nemico. Un capro espiatorio sempre a portata di mano, per qualsiasi evenienza.

Perché rassicurare le persone sulla bontà delle intenzioni della Chiesa cercando di gettare la responsabilità di questi atti gravissimi sull’omosessualità? E’ molto semplice. E’ un modo di assecondare un pregiudizio che in Italia è diffusissimo e, dunque, è rassicurante. Se facessimo un sondaggio (oggi sono i sondaggi il vero vangelo) e chiedessimo: pensi che “un gay” debba poter diventare prete se lo vuole? Io ci scommetto che la maggioranza dei cattolici risponderebbe no.

Ma tutto questo non c’entra, non lasciamoci ingannare. I protagonisti di questa storia non sono gli omosessuali, sono tutti quei bambini che sono stati violati. Vittime prima di alcune persone malate e poi di un feroce abuso di potere. Bertone ci dà l’occasione di fare una riflessione importante: è possibile che l’omosessualità ci metta in crisi più di una Chiesa che è disposta a passare sopra la vita di tanti bambini pur di tutelare il suo potere temporale? Questo è il colpo che stanno tentando. A questo punto sta a noi interrogare la nostra coscienza, e rispondere una volta per tutte.

Andrew Sullivan su Internazionale di questa settimana ha risposto così: “Un papa privo di autorevolezza morale non può fare il papa. Certo, ha il potere ecclesiastico. Ma questo potere sottolinea il vuoto di un clero che vuole solo perpetuare se stesso.”

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La posta in gioco

Da Corriere.it:

I valori «non negoziabili», ha elencato l’arcivescovo di Genova, sono «la dignità della persona umana, incomprimibile rispetto a qualsiasi condizionamento; l’indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale; la libertà religiosa e la libertà educativa e scolastica; la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna». Su questo fondamento, ha spiegato, «si impiantano e vengono garantiti altri indispensabili valori come il diritto al lavoro e alla casa; la libertà di impresa finalizzata al bene comune; l’accoglienza verso gli immigrati, rispettosa delle leggi e volta a favorire l’integrazione; il rispetto del creato; la libertà dalla malavita, in particolare quella organizzata».

Insospettiscono le parole del card. Bagnasco. Siamo daccordo con il mettere al primo posto la dignità della persona umana. Questo è tutto ciò per cui ci stiamo battendo. Ma poi? Il proseguo contraddice la premessa.

Ognuno di noi ha nella sua famiglia l’esperienza di una nonna o di una vecchia zia che si è trovata alle prese con un aborto clandestino. A Taranto, per esempio, c’è un dottore che lo sanno tutti che è diventato ricco facendo aborti clandestini. Questo è dignitoso? E quelle donne che non potevano permetterselo e che abortivano con gli uncinetti e che a volte morivano dissanguate, questo è dignitoso?

E un ragazzino con la passione per la danza al quale i compagni di classe fracassano le gambe a forza di calci al grido di “frocio”, è dignitoso? Il fatto che contro qualsiasi prova scientifica la chiesa continui a considerare le persone omosessuali “malate”, vi chiedo, è dignitoso? Se sono malate, perché non interdirle al voto? Qual è questa malattia oscura che ci porteremmo dentro? Santa Romana Chiesa ha forse dei laboratori segreti in cui conducono ricerche che noi non conosciamo?

Che cosa vuol dire, oggi, votare a tutela della dignità umana? Quel PDL che si definisce difensore della vita, quale vita sta difendendo? Un partito il cui premier definisce le donne sulla base del loro possibile utilizzo come oggetti sessuali, sta promuovendo la vita?

Espropriare una persona della gestione del proprio corpo va esattamente in una direzione opposta a quella di garantirle dignità.

La donna che vorrebbero deve essere utilizzata o per il proprio sollazzo o per la riproduzione e non ha alcuna possibilità di decidere niente del proprio destino. Un bel passo avanti, no?

Che cosa sta negoziando la Chiesa?

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