Archivi tag: politica

Ode alle mezze misure

Di fatto sono convinta che le misure “intere” non esistano. Quelle che chiamiamo “mezze misure” sono l’unica opzione possibile. Il bianco e il nero sono concetti comodi per poter esprimere in modo sintetico a quale dei due poli tende il nostro grigio, ma sempre di grigio di tratta. Ognuno di noi vive ancorato al tempo, e nessuno di noi sa bene dove fissare l’inizio e la fine di una storia vera. Per questo ci rilassano tanto le storie di finzione: le storie di finzione finiscono in modo definitivo. È chiaro fino a che punto una storia è ancora aperta e quando si chiude. Quando si chiude è finito il libro, ci sono i titoli di coda, o cala il sipario. E si può andare a casa tranquilli e fare tutte le nostre valutazioni sulla storia alla quale abbiamo assistito.
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Ha senso dare mazzate ai muri?

La diffidenza aprioristica nei confronti della politica mi ha sempre disturbato. L’atteggiamento di chi considera qualunque coinvolgimento con la cosa pubblica come una cosa di cui vergognarsi l’ho sempre trovato incredibilmente irresponsabile.

Purtroppo, soprattutto al sud forse, questo è un atteggiamento incredibilmente diffuso. Che cosa ha prodotto questa attitudine finora? Il fatto che chi si avvicina alla politica è spesso chi lo fa con fini personali che non coincidono con il bene pubblico. D’altra parte, se “la gente per bene” si rifiuta di “sporcarsi le mani” chi rimane? Rimangono quelli là. E il gioco è sempre lo stesso: cittadini onesti che si lamentano, ma non si mettono mai in gioco, e cittadini meno onesti che bene o male si difendono ma che d’altra parte sono lì per quello (e il motivo per cui sono lì si sapeva anche nel momento delle elezioni, perché nei paesi ci si conosce e queste cose si sanno).

Questo meccanismo si è rotto.

Ho constatato che ci sono molte persone che (incredibilmente) pensano che sia impossibile fare politica senza rimanere onesti. Sarebbe come dire che non ci si può sposare senza diventare fedifraghi, o che non si può sostenere un esame senza copiare. Vi sembra sensato?

Ci sono molte persone che si lamentano della nostra classe politica, ma che in sostanza preferiscono che rimanga così, perché gli piace molto di più lamentarsi e prendersela con chi è al potere che non cercare il modo più efficace di risolvere i problemi. Perché spesso per risolvere i problemi bisogna assumersi delle responsabilità. Molte responsabilità. E questo fa paura.

Qual è la soluzione che molti adottano?

Gridare a gran voce che c’è bisogno di innovare, e continuare a chiedere l’innovazione a quelli che hanno ripetutamente dimostrato di non sapere o volere innovare. Continuare a chiedere coraggio e onestà a chi ha ripetutamente dimostrato di non essere interessato né a una cosa né all’altra. Così si sente di avere la coscienza a posto e di essere cittadini attivi, che partecipano.

Dare mazzate a un muro nella speranza che diventi un muratore, non ha mai portato a grandi risultati. C’è bisogno che ognuno di noi sia disposto ad assumersi maggiori responsabilità, se davvero vogliamo cambiare qualcosa. 

 

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Principi Attivi, la cultura e le nuove frontiere della politica meridionale

La Puglia negli ultimi anni è stata una fucina di idee e, nel campo delle politiche giovanili, uno degli esempi più radiosi a livello non solo nazionale. Nonostante questo, però, si avvicinano le amministrative di molti dei nostri paesi, e sembra che la classe politica non sia cresciuta di un millimetro.

Confrontandomi con alcuni degli altri organizzatori degli eventi legati a Principi Attivi o a Bollenti Spiriti, è venuto fuori che molti dei progetti più innovativi spesso sono stati guardati con una punta di sospetto, quando non di fastidio o addirittura di aperta ostilità, dai politici locali. Mi sono chiesta perché.

In un primo momento ho pensato che si trattasse di una questione di schieramenti: poiché la regione è amministrata da un esponente di SEL, le forze del centro-destra non volevano attribuirgli alcun valore per non far segnare un punto agli avversari. Ma questa analisi non teneva: molti dei progetti, infatti, sono stati osteggiati anche da forze del centro-sinistra.

A un certo punto mi sono resa conto di una cosa: questi progetti stanno portando nei nostri comuni idee, contenuti, nuove possibilità. Stanno facendo conoscere alle persone altri progetti, esperienze, e stanno aprendo nuove frontiere. Potrebbe sembrare retorico, ma mi sono resa conto che non lo è affatto.

Perché quando le persone si rendono conto che ci sono delle alternative, le agende dei politici sono costrette a cambiare. Quando le persone si rendono conto che ci sono molti modi per far accadere l’innovazione, anche al sud (!) e che queste strade non passano quasi mai dalla polemica, ma dal lavoro di squadra e dalla competenza, quelle persone diventano “elettori pericolosi”. Sono elettori pericolosi perché conoscono le alternative e se sentono un comizio privo di contenuti, non pensano più che tanto quello è il massimo che possono aspettarsi. Sono elettori pericolosi, perché sono elettori esigenti. Sono elettori pericolosi, perché sono elettori liberi.

La classe politica dei nostri paesi ci ha abituato a un atteggiamento nichilista nei confronti della realtà: se voti me posso fare qualcosa in più, ma comunque più di tanto non si può fare (“perché c’è la crisi”, “perché ci hanno lasciato un sacco di problemi”, “perché mi devi votare anche al prossimo mandato”). Ci tengo a dire che, da questo punto di vista, il grillismo non mi sembra una risposta, è solo un nichilismo di senso contrario (“vaffanculo tutti”, “la politica fa schifo” non possiamo credere che sia una risposta).

E invece tutte queste persone che si mettono insieme e *fanno* accadere le cose, stanno dimostrando che “più di tanto non si può fare” è una delle più grosse bugie mai raccontate. Come può questo non spaventare i politici?

Uno dei più grandi meriti del programma Principi Attivi è stato quello di trasformare il volto dell’associazionismo culturale in Puglia e, ancor più, di modificare la radice della relazione tra associazioni e amministrazioni. Se prima le associazioni dovevano tenersi buone le amministrazioni per elemosinare qualche contributo, ed erano quindi in una relazione di sudditanza rispetto alla politica, le associazioni post Principi Attivi stanno cambiando le agende politiche e invertendo i rapporti di potere nelle nostre comunità. Stanno abituando le persone a chiedere di più e meglio. E a forza di chiedere, credo che qualcosa succederà. Basta non accontentarsi, non stancarsi e non scoraggiarsi.

Bertolt Brecht diceva che non bisogna avere paura che gli spettatori non ci seguano, che non siano all’altezza di quello che facciamo, che bisogna sempre precederli a grandi passi, e loro seguiranno. Se continuiamo con questa energia e questa determinazione, assisteremo anche noi a un rinnovamento organico della politica.

PS: È uscito il nuovo bando di Principi Attivi, partecipate!

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Perché la protesta di Lizzano non si può fermare

C’è qualcosa nella protesta di Lizzano che è profondamente nuovo. Non è solo il fatto che mai nel nostro paese c’era stata prima una mobilitazione popolare. Non è soltanto il fatto che questa mobilitazione popolare non è guidata da nessun partito, non è neanche che il coinvolgimento dei cittadini è aumentato in modo esponenziale nell’ultimo anno.

C’è qualcosa in più nella protesta di Lizzano. Credo che sia un germe di modernità e che abbia innescato un processo inarrestabile. Credo che abbia a che fare con una diversa concezione della parola “democrazia”, di come noi l’abbiamo concepita fino una manciata di mesi fa. I cittadini che protestano a Lizzano stanno pretendendo di essere partecipi della vita democratica del loro paese. Questo è un evento che possiamo definire epocale, e rispetto al quale tutti noi dovremmo fare una riflessione.

Finora gli unici a pretendere di avere una parte nella vita pubblica del loro paese sono sempre e solo stati quei cittadini che volevano “entrare in politica”. La partecipazione alla vita pubblica del proprio paese o era “interessata” nell’ottica di una propria carriera personale, oppure non era. A Lizzano, in questi mesi, le cose sono cambiate. I cittadini hanno iniziato a rivendicare un controllo della cosa pubblica, hanno iniziato a sentire quanto la cosa pubblica sia davvero di tutti e debba essere tutelata da tutti. Perché altrimenti diventa “cosa di qualcuno” e quel qualcuno potrebbe non essere interessato a fare gli interessi dei cittadini.

Io credo che ci siano molti politici che ancora non hanno capito quale sia la portata di quello che gli sta succedendo sotto gli occhi. E credo che sia questo il motivo per cui sono rimasti indietro. Credo che la maggiorparte di loro (maggioranza e opposizione) sia infastidita dalla protesta di Lizzano. Perché è una cosa che non riescono a controllare, una specie di indebita intromissione, un fenomeno non inquadrabile nella vecchia cara vita di partito.

A chi volesse fare politica oggi in modo moderno e responsabile, e usare il suo ruolo, come dovrebbe essere, per essere alla testa di un cambiamento, per guidarlo in una direzione di progresso per tutti, io consiglierei di studiare con molta attenzione cosa sta succedendo a Lizzano, di scoprirne il fascino, invece di “aspettare che passi”. Semplicemente perché potrebbe non passare. Perché mettersi contro i cittadini e fiancheggiare chi pretende di comportarsi da feudatario nel XXI secolo, è la cosa meno moderna e lungimirante che possiate fare.

Se ci tenete alla vostra carriera, secondo me dovreste cambiare rotta.

 

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Ciò che siamo e ciò che vogliamo

Se non l’avete già visto, guardatevi questi due minuti di Saviano al Palasharp. Ci riguardano parecchio.

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20 anni di centrosinistra in 5 minuti

Ecco il nuovo video di Beautiful Lab.

Qui lo vedete per intero.

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Una citazione

Come sapete, ieri e avantieri c’è stato a Firenze il fine settimana dei “rottamatori”, Renzi e Civati. Io ho seguito in diretta su internet la mattinata di ieri e devo dire che quello che ho visto e sentito mi è molto piaciuto. Proporrò qui alcuni degli interventi che mi hanno colpito di più, appena gli organizzatori li metteranno su youtube, ma intanto vi propongo una citazione dal discorso conclusivo di Matteo Renzi:

Al passato dobbiamo dire grazie al futuro dobbiamo dire sì. Il futuro lo pretendiamo.

Mi è sembrata una cosa buona e giusta. E vi propongo anche una riflessione interessante sull’atteggiamento che hanno avuto alcuni personaggi della sinistra rispetto a ciò che è successo lì alla Leopolda.

A parte questo, buona visione a tutti quelli che stasera guarderanno Vieni via con me.

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Guarda come Vendola

Il Post oggi pubblica il discorso con cui Nichi Vendola, il nostro governatore, entrò di fatto nella dirigenza della Fgci, nel febbraio del 1985. E traccia una linea che unisce quel discorso al Vendola di oggi.

Il discorso di Vendola contiene alcune riflessioni importanti soprattutto se consideriamo che sono state pronunciate 25 anni fa, quando lui aveva 26 anni.

Ci sono questioni che vanno finalmente affrontate, con franchezza, scrollandosi di dosso un pesante fardello di pregiudizi e intolleranze. E l’indifferenza può essere più feroce dell’intolleranza.
Vengo da un’esperienza politica in cui ho potuto misurare l’emergere prepotente di una questione omosessuale in termini di formazione di circoli, come qui a Napoli, di socializzazione, di storie, di fatiche, di itinerari individuali e collettivi, ma anche in termini di violenze immani, di solitudini senza scampo, di morti ammazzati.

Per noi non si tratta solo di riconoscere la dignità dell’esperienza omosessuale, si tratta soprattutto di raccogliere la diversità e le diversità come una ricchezza grande e insostituibile del patrimonio morale e politico di chi vuole cambiare il mondo. Si tratta di fare un discorso spietato sulla cultura dominante, sul costume, sulla miserevole e violenta sessualità del maschilismo.

Si tratta di tirar fuori le nostre storie. L’omosessualità è ancora l’amore che non osa pronunciare il suo nome? In questo campo, più che altrove, le parole sono pietre, pesano sulle coscienze, talvolta sono macigni.

Ci sono molte persone, anche compagni, che soffrono di una sofferenza muta. È soprattutto con queste persone, con questi compagni, diciamo i “diversi” di ogni tipo, che ho voglia di costruire l’alternativa. Un’alternativa al ghetto del quartiere dormitorio, al ghetto della fretta spersonalizzante, della solitudine coatta, dell’impotenza, dei gesti della siringa e della fuga terrorizzata da se stessi.

Il discorso si chiude poco più avanti con questa frase:

La nostra identità dobbiamo “giocarcela” sul campo. Sul muro di un palazzone grigio di Bari, ho letto una frase scritta in vernice rossa in cattivo francese, ma il cui senso era inequivocabile. Dalla nervosa geografia urbana, tra graffiti e walkman e neon lividi e metallica solitudine, fin dentro il mio cervello, e spero, fin dentro il vostro cervello: quella frase era “Con amore, per il comunismo”.

Bè, il mio augurio al nostro governatore è di non perdere il coraggio e di scegliere di lavorare ogni giorno “con amore, per L’Italia”.

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Corsa alla poltrona

“The Chair not taken” di Zach Cohen.

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Che c’entra la politica.

Cinquemila persone in una settimana hanno guardato i video IO SONO DI LIZZANO, linkato questo blog, discusso la questione sui loro profili facebook, condiviso opinioni e amarezze.

E’ un confronto vivo, pieno di passione, di proposte, di sentimento e di paure, è un confronto di persone che si affannano per cercare di individuare il problema, di capirlo, di risolverlo. Provano, disfanno, raccontano, riprovano.

Molto spesso, invece, nel modo di affrontare “la puzza” da parte di tanti (spesso politici), si perde completamente di vista il problema per buttarsi a capofitto nel consueto ping pong di accuse e difese.

Il botta e risposta di alcuni politici o aspiranti tali su questo tema poteva essere tranquillamente copiato e inserito in un qualsiasi altro dibattito che trattasse temi completamente diversi. Ma che cosa succede se le cose che vengono dibattute tra i politici sono le stesse nonostante cambino i problemi da afforontare? E’ molto semplice: NIENTE.

E’ tempo di iniziare a discutere con competenza dei problemi reali, fare strategia per risolverli e confrontarsi per costruire il mondo, non l’immagine di noi stessi. Continuando a mettere al centro rivalità personali, voglia di atteggiarsi a “politicante”, di primeggiare in un confronto dialettico… non andremo mai da nessuna parte.

Se i partiti non si schierano sulle questioni urgenti della vita delle persone, se non sono capaci di attivarsi per guidare un cambiamento, non hanno alcun motivo di esistere e, soprattutto, non hanno alcun diritto a governare. L’esistenza di un partito, oggi, trova la sua necessità nell’impegno reale nella risoluzione di problemi, nell’ideazione di strumenti efficaci per affrontare le sfide della modernità, con passione certo, ma soprattutto con prontezza, umiltà e intelligenza.

Siamo stanchi di avere a che fare con chi, appena ha una briciola di potere, ci fa pesare qualsiasi mossa, valuta attentamente quali iniziative appoggiare non sulla base dell’efficacia, ma su quella miseramente personale del ritorno d’immagine.

Questo modo di procedere porta all’emarginazione dei talenti: come Lippi questi personaggi non vogliono essere affiancati da nessuno che possa rischiare di oscurare  il proprio posto al sole. Privilegiano la fedeltà rispetto all’intelligenza. Quindi continuano a rifugiarsi nei soliti posti, a dire le stesse battute e a interpretare gli stessi ruoli, a difendere acriticamente sempre le stesse alleanze. E purtroppo si tratta di un’abitudine che riguarda più generazioni, che non è affatto appannaggio dei più vecchi.

Invece, è proprio dalla collaborazione e dall’apertura verso gli altri che nascono le esperienze migliori. In un video che ho postato un po’ di tempo fa, a un certo punto si diceva: “before you were what you owned, now you are what you share”. Significa: un tempo eri ciò che possedevi, ora sei quello che condividi.

Sarebbe bello iniziare a giudicare i partiti dalla qualità e quantità di quello che riescono a condividere (idee, progetti, passioni, competenze). Questa è Politica, secondo me.

PS: Continuate a registrare video! E’ importante averne il più possibile per il 12, giorno della conferenza dei servizi!

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