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Lettera d’amore per Guglielmo Minervini

Caro Guglielmo,

non ci conosciamo ancora di persona ma tu hai già avuto un’importanza enorme nella mia vita. Nel 2010 ero scoraggiata e avevo paura. Continuavo a partecipare a concorsi teatrali che a volte vincevo a volte no, ma che non cambiavano niente nella vita di nessuno. Avevo finito i miei studi, ma non riuscivo a trovare lavoro. Provavo a mandare curriculum, ma nessuno mi rispondeva. Mentre lavoravo ai miei progetti, avevo trovato un lavoretto in uno studio di registrazione vicino Milano: il mio compito era spazzare via le briciole dei cornetti che mangiavano le troupe che venivano a registrare spot televisivi e videoclip. Il Gabibbo mangiava un cornetto e io dovevo assicurarmi che le briciole scomparissero quasi prima di toccare terra. 

Ero triste e avevo iniziato a pensare che la mia voglia di fare fosse una maledizione. Continua a leggere

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Miracolo italiano parte seconda: questo ristorante vi lascerà a bocca aperta. Si chiama XFood.

Come alcuni di voi sanno, vivo a San Francisco. San Francisco è considerata l’ombelico del mondo in termini di innovazione, tecnologia, impresa. È un posto eccitante, dove tutto viaggia a grandissima velocità, è la città che mi ha dato la possibilità di lanciare Timbuktu. Eppure, non è solo a San Francisco che mi sento al centro del mondo.

Quella sensazione del tutto è possibile, dello “stiamo cambiando il mondo”, la sensazione di essere al posto giusto al momento giusto… io ce l’ho anche quando vado a San Vito dei Normanni (BR) – a 40 km da Lizzano. Il progetto di cui voglio parlarvi oggi si chiama XFood, ma dovete avere un po’ di pazienza, perché devo dirvi tutta la storia per bene.

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Principi Attivi, la cultura e le nuove frontiere della politica meridionale

La Puglia negli ultimi anni è stata una fucina di idee e, nel campo delle politiche giovanili, uno degli esempi più radiosi a livello non solo nazionale. Nonostante questo, però, si avvicinano le amministrative di molti dei nostri paesi, e sembra che la classe politica non sia cresciuta di un millimetro.

Confrontandomi con alcuni degli altri organizzatori degli eventi legati a Principi Attivi o a Bollenti Spiriti, è venuto fuori che molti dei progetti più innovativi spesso sono stati guardati con una punta di sospetto, quando non di fastidio o addirittura di aperta ostilità, dai politici locali. Mi sono chiesta perché.

In un primo momento ho pensato che si trattasse di una questione di schieramenti: poiché la regione è amministrata da un esponente di SEL, le forze del centro-destra non volevano attribuirgli alcun valore per non far segnare un punto agli avversari. Ma questa analisi non teneva: molti dei progetti, infatti, sono stati osteggiati anche da forze del centro-sinistra.

A un certo punto mi sono resa conto di una cosa: questi progetti stanno portando nei nostri comuni idee, contenuti, nuove possibilità. Stanno facendo conoscere alle persone altri progetti, esperienze, e stanno aprendo nuove frontiere. Potrebbe sembrare retorico, ma mi sono resa conto che non lo è affatto.

Perché quando le persone si rendono conto che ci sono delle alternative, le agende dei politici sono costrette a cambiare. Quando le persone si rendono conto che ci sono molti modi per far accadere l’innovazione, anche al sud (!) e che queste strade non passano quasi mai dalla polemica, ma dal lavoro di squadra e dalla competenza, quelle persone diventano “elettori pericolosi”. Sono elettori pericolosi perché conoscono le alternative e se sentono un comizio privo di contenuti, non pensano più che tanto quello è il massimo che possono aspettarsi. Sono elettori pericolosi, perché sono elettori esigenti. Sono elettori pericolosi, perché sono elettori liberi.

La classe politica dei nostri paesi ci ha abituato a un atteggiamento nichilista nei confronti della realtà: se voti me posso fare qualcosa in più, ma comunque più di tanto non si può fare (“perché c’è la crisi”, “perché ci hanno lasciato un sacco di problemi”, “perché mi devi votare anche al prossimo mandato”). Ci tengo a dire che, da questo punto di vista, il grillismo non mi sembra una risposta, è solo un nichilismo di senso contrario (“vaffanculo tutti”, “la politica fa schifo” non possiamo credere che sia una risposta).

E invece tutte queste persone che si mettono insieme e *fanno* accadere le cose, stanno dimostrando che “più di tanto non si può fare” è una delle più grosse bugie mai raccontate. Come può questo non spaventare i politici?

Uno dei più grandi meriti del programma Principi Attivi è stato quello di trasformare il volto dell’associazionismo culturale in Puglia e, ancor più, di modificare la radice della relazione tra associazioni e amministrazioni. Se prima le associazioni dovevano tenersi buone le amministrazioni per elemosinare qualche contributo, ed erano quindi in una relazione di sudditanza rispetto alla politica, le associazioni post Principi Attivi stanno cambiando le agende politiche e invertendo i rapporti di potere nelle nostre comunità. Stanno abituando le persone a chiedere di più e meglio. E a forza di chiedere, credo che qualcosa succederà. Basta non accontentarsi, non stancarsi e non scoraggiarsi.

Bertolt Brecht diceva che non bisogna avere paura che gli spettatori non ci seguano, che non siano all’altezza di quello che facciamo, che bisogna sempre precederli a grandi passi, e loro seguiranno. Se continuiamo con questa energia e questa determinazione, assisteremo anche noi a un rinnovamento organico della politica.

PS: È uscito il nuovo bando di Principi Attivi, partecipate!

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Quanto contano le parole

Questo è un articolo che ho scritto il 9 maggio e che è stato pubblicato oggi su Pugliapress. Oggi c’è stato il comizio di chiusura della campagna elettorale, e lo staff di Progetto per Fragagnano lo ha fatto leggere sul palco prima dell’inizio. Eccolo.

Non so voi, ma io quando mi immagino la politica molto spesso me la immagino complicata, difficile, distante. Non ne capisco le frasi, non trovo un senso alle parole, mi intimidiscono le formule, e così spesso ho rinunciato a capire. Ho pensato che non facesse per me e che forse c’erano persone più “portate” che riuscivano a capire quella lingua e addirittura a parlarla.

Crescendo e studiando mi sono resa conto che mi sbagliavo. Ho capito che quando i politici dicono cose incomprensibili, o sono così ignoranti da non saper mettere quattro parole in croce (e allora che ci fanno lì?), oppure stanno cercando di nascondere qualcosa.

È tempo ormai che nessuno pensi di essere troppo ignorante per poter capire un politico: è il compito dei politici farsi capire da tutti. Se non li capite, non è colpa vostra. È colpa loro.

Vivo a Milano da un po’ di anni, ma torno spesso in quella che continuo a considerare casa, nel mio amato sud. Quando torno mi piace incontrare le persone, ascoltare le idee, pensare e progettare insieme. Per questo motivo sono andata a Fragagnano a sentire i comizi di due dei candidati che si stanno fronteggiando per la carica di sindaco. Michele Andrisano la prima sera, Pino Todaro la seconda. Mi occupo di comunicazione per lavoro e mi sarebbe molto piaciuto fare un sondaggio tra i presenti alla fine del comizio di Andrisano: che cosa ha detto?

L’unica cosa che io riesca a ricordare è un’insinuazione sul fatto che Pino Todaro potrebbe decidere di diventare un dipendente della discarica Vergine dopo essere stato eletto, e quindi tradire il suo elettorato (una parte importante della campagna elettorale di Todaro e della sua storia personale riguarda la lotta all’ecomostro).

Vi faccio una domanda adesso: non vi sembra un po’ poco? Non vi sembra poco che in un comizio di (quanto?) venti minuti l’unico concetto espresso sia un’insinuazione?

Dove sono i progetti? Dove sono le speranze, dove punta lo sguardo Andrisano? Ha detto che Todaro potrebbe fare un voltafaccia e iniziare a lavorare per l’imprenditore senza scrupoli che per tutti questi anni ha combattuto, ma non ci ha detto neanche che cosa ne pensa lui di questo imprenditore. Lui che farebbe? Lui che farà?

La domanda che mi sono fatta è: un fragagnanese perché dovrebbe votare Andrisano? Quali proposte sposerebbe votandolo? Nessuna. O almeno, nessuna comprensibile. E forse nessuna che abbia a che fare con un voto libero. E questo non perché lo dico io, ma perché le proposte di Andrisano non ci sono. C’è la volontà di andare al comune e basta. A far che, non è dato di saperlo.

Pino Todaro ha parlato del suo lavoro, delle sue competenze e di come le spenderebbe (le spenderà!) per migliorare Fragagnano. Ha parlato del PUG, di ambiente, di strade, di lavoro. Sentendolo parlare si capisce che non si tratta di promesse, si capisce di stare parlando con una persona che sa quello che dice e che lo racconta chiaramente, perché non ha niente da nascondere.

Pino Todaro non nasconde il motivo che lo ha spinto a candidarsi e non dà per scontato il fatto di candidarsi a sindaco. Ha capito che per rendere più efficace la sua battaglia per una Fragagnano migliore, non doveva avere paura di “entrare in politica”. La sua candidatura è una testimonianza importante per tutti noi. Nei nostri paesi c’è uno straordinario risveglio delle coscienze in atto, che molto spesso si esprime nell’associazionismo. È una cosa davvero meravigliosa che sta portando nuova vita alle comunità di cui facciamo parte.

A mano a mano che questa consapevolezza aumenta, però, c’è bisogno di gente come Pino, che abbia il coraggio di passare dall’altra parte e di mettersi in gioco in quella politica che tutti stancamente ripetiamo essere sporca, inutile, ma che inutile non è e che può fare la differenza.

Mi auguro con tutto il cuore che i fragagnanesi siano forti. Che non si facciano travolgere dai soliti particolarismi, dai pettegolezzi, dalle gelosie. Che non si facciano travolgere dal peggiore dei mali, il voto di scambio. Mi auguro che facciano scuola di libertà e buon senso ai comuni vicini ancora una volta, come quando per primi manifestarono contro la discarica Vergine. Mi auguro che i fragagnanesi abbiano davvero voglia di cambiare perché di quella politica immobilista e ignorante non ne possiamo davvero più. Mi auguro di poter condividere presto con loro la gioia di sapere che hanno eletto una giunta giovane con tante voci e che, a capo di quella giunta, c’è Pino Todaro.

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Il mediterraneo è a Lizzano

Non so se avete già guardato il sito (provvisorio) di Sferracavalli, il Festival Internazionale di Immaginazione Sostenibile che ha vinto “Principi Attivi” di quest’anno. Se non lo avete fatto, iniziate a farlo! È una iniziativa che ci riguarda e ci riguarderà tutti, partita grazie all’entusiasmo di molti lizzanesi che hanno iniziato a sostenerci dalla prima ora.

Oggi si parla delle sfide del nostro pezzettino di mezzogiorno nel quadro politico ed economico internazionale intorno al Mediterraneo. Dateci un’occhiata.

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A che punto volete arrivare?

Noi vi staremo col fiato sul collo. La legge non potrà piegarsi ancora per molto ai vostri giochetti. E quand’anche voleste gestire questa cosa secondo la legge del più forte, ve lo diciamo guardandovi negli occhi: i più forti siamo noi.

Lizzano vive.

 

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Inno alla (scomparsa della) puzza

Emanuele Barbati ha scritto e registrato una canzone che è diventata l’inno del dolore dei lizzanesi, e soprattutto della loro lotta per riprendersi ciò che gli appartiene. La terra e l’aria. Niente di meno.

Potete ascoltarla qui:

Oppure scaricarla e mettervela nel lettore mp3 per canticchiarla mentre passeggiate o fate la spesa: basta mò.

All’interno della canzone, c’è anche la mia voce… ricordate IO SONO DI LIZZANO? Siete ancora in tempo se volete lasciare video messaggi, ballare sulle note di “Basta Mo'”, o scrivere alle maggiori cariche dello Stato. Insomma, a voi la scelta. Scatenatevi.

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Caro Nichi che ci chiedi responsabilità sui rifiuti

Ho appena letto la lettera che hai postato sul tuo blog, e mi sono un po’ innervosita. Caro Nichi, da un po’ di tempo a questa parte ho l’impressione che la retorica abbia preso il sopravvento sulla concretezza delle risposte e sulla conoscenza dei problemi della nostra terra. Quella terra che con tanta passione ti ha sostenuto, contro ogni previsione, in tutti questi anni. Questo non è giusto. Non ce lo meritiamo.

Le uniche risposte che dai in questa lettera sono retoriche. In cima a tutte c’è questa:

Avrei potuto far prevalere la logica del cinismo e innalzare le barricate contro i rifiuti campani solo per averne un vantaggio sui miei avversari politici. Ma, di fronte alle notizie di bambini ricoverati per problemi sanitari connessi alla presenza dei rifiuti per strada a Napoli, non c’è alcuna logica possibile se non quella di correre in soccorso dei nostri connazionali per garantire loro ogni utile supporto.

Questa mi ha fatto davvero arrabbiare. Nichi, non hai detto una parola fino a questo momento, sugli interi paesi che vivono senza poter respirare, ti ripeto SENZA POTER RESPIRARE a causa dei miasmi provenienti dalle discariche per rifiuti speciali. E ora tenti con tanta leggerezza di fare questo giochino? Liquidi in 4 righe il disagio di una popolazione che non merita di essere considerata cinica e menefreghista solo perché sta cercando di difendere con i denti il diritto a non dover abbandonare la propria terra. Questo è scorretto, Nichi.

È più che comprensibile che la gente sia preoccupata di vedere ulteriormente aggravata la situazione. I rifiuti che arrivano qui ogni giorno arrivano comunque da tutta Italia. Noi siamo consapevoli di essere comunque trattati come la cloaca di questo Paese. Credo anche che tu lo sappia molto bene. Il motivo per cui abbiamo iniziato a combattere (e non solo per non ricevere rifiuti da altre città, ma anche per promuovere una cultura responsabile che eviti le emergenze) è perché non se ne può più. È perché non respiriamo, ci ammaliamo, muoriamo e a nessuno, neanche a te, sembra che gliene importi un granchè. Allora, che la tua unica dichiarazione in merito alla situazione delle discariche per rifiuti speciali in Provincia di Taranto arrivi solo nel momento in cui devi difendere la tua scelta di fare il cavaliere e accettare i rifiuti di Napoli, è offensivo per noi.

Siamo noi che chiediamo a te responsabilità, Nichi. Su tutta questa storia, finora, ne abbiamo vista davvero poca.

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Alessandro non è di Lizzano

Eppure ha trovato su internet i nostri video, e ha deciso di farne uno lui. In cui invita tutti gli italiani a stare dalla nostra parte, perché “Lizzano è l’Italia e l’Italia è Lizzano”. L’ho trovato per caso stamattina, spulciando i link dai quali erano arrivati a questo blog. A quanto pare non è vero che a nessuno gliene importa niente.

 

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La sfida di Lizzano

Nei fiumi d’inchiostro che nel corso di almeno 10 anni (ma l’emergenza dura da sedici) sono stati scritti sull’emergenza rifiuti in Campania, l’impressione generale è che si parli, si indichino strade possibili, direzioni auspicabili, risoluzioni… e poi ci si ritrovi SEMPRE in emergenza. Siamo forse vittime di un tremendo incantesimo?

Naturalmente no. La questione è molto semplice. Non ci è mai preoccupati di risolvere il problema. È come uno che ha il cuore malato e ha già avuto un infarto: il medico gli dice di mangiare più leggero, di fare un po’ di attività fisica, di prendere le medicine, e quello rimane sul divano a ingozzarsi di dolci e patatine fritte. Poi gli viene un altro infarto e, invece, di dire sono stato un cretino, avrei dovuto fare questo e quello, dice “eh, io sono fatto così”. Mi sembra chiaro per tutti che il modo di ragionare di quest’uomo sul divano è folle e sicuramente lo porterà a morire. (Perché questo c’è in gioco: la salute, la vita, niente di meno).

Ora, com’è giusto, ci si sta preoccupando di non farci piovere addosso anche l’emergenza campana, perché (a differenza di quanto dice il presidente dell’ATO) noi siamo già in uno stato di emergenza. Nel senso che emergenza non vuol dire soltanto avere i rifiuti per la strada: non poter respirare per i miasmi di una discarica, non so a voi, ma a me sembra una bella emergenza (anche se non va in TV – perché i rifiuti si vedono con le telecamere, ma la puzza no).

L’area in cui ci troviamo e Lizzano sono cruciali in questo momento. Sono campi di battaglia in cui noi dobbiamo cogliere l’occasione per far passare un approccio diverso al problema! Dobbiamo pretendere che venga abolito il metodo del “per ora lo sotterro qui”: perché questa, è chiaro ormai, non può essere una soluzione. Aumenta l’entità del problema, aumenta la puzza, aumenta i rischi per la nostra salute, la invivibilità del nostro territorio, deprezza le nostre case, e fa venire voglia di abbandonare tutto.

Noi dobbiamo pretendere una politica diversa dei rifiuti: dobbiamo richiedere a gran voce una politica efficiente della raccolta differenziata, DOBBIAMO DIFFERENZIARE I RIFIUTI, NON COMPRARE COSE CHE ABBIANO TROPPI IMBALLAGGI, INFORMARCI E INFORMARE. Differenziare i rifiuti è importante quanto andare a messa. Nella zona in cui viviamo, se dalla messa può dipendere la nostra salute spirituale, dalla responsabilità nella gestione dei rifiuti dipenderà la nostra salute fisica.

Non ci rifugiamo nelle scuse tipo “tanto poi buttano tutto insieme”. Se cominciamo a pretendere una politica diversa, questi temi troveranno la propria strada e il proprio posto nelle agende dei politici. SEMPLICEMENTE PERCHE’ NON VOTEREMO NESSUNO CHE NON ABBIA DELLE PROPOSTE SERIE IN MERITO.

Avete la fortuna di avere un’associazione come Attiva Lizzano in paese. Chiedete loro di organizzare un ciclo di incontri informativo a cui partecipare: proviamo a imparare con quali piccoli gesti si può cambiare un territorio. Questo genere di approccio di darà tutta la forza necessaria per pretendere di avere rispetto perché noi ne avremo avuto per noi stessi: un’aria più pulita, una politica dei rifiuti moderna e responsabile, la possibilità di essere un esempio per il mezzogiorno e per l’Italia intera di come le difficoltà se affrontate possono cambiare il volto di un territorio, in meglio.

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