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Succede.

Succede qui. Succede che la Provincia di Taranto si trinceri dietro l’etichetta di “parere tecnico” per giustificare davanti ai cittadini il fatto che, infischiandosene della nostra salute, dia il suo benestare per la concessione di una deroga che aumenta la pericolosità di una situazione che è già molto oltre la soglia della criticità.

Succede che questo parere tecnico positivo venga espresso contestualmente al coinvolgimento della discarica Vergine nell’ennesima inchiesta su un traffico di rifiuti illeciti (che ha già comportato l’arresto di nove persone). L’operazione Ragnatela.

Succede che dopo avere un po’ trafficato con una serie di giochini retorici sulla differenza tra un parere tecnico e un parere politico, la Provincia di Taranto metta in giro, attraverso il capogruppo del Pd di Lizzano, la voce che questo parere sarebbe stato ritirato. Ci siamo chiesti come è possibile che un parere tecnico sia ritirato, ma neanche abbiamo fatto in tempo a finire la domanda che già si era capito che era una bugia. Una delle tante. Una di quelle che si mettono in giro per confondere le acque, per non farci capire più niente di tutta questa storia.

Succede che alcuni sindaci firmino accordi con la discarica Vergine il cui contenuto è più o meno questo: “io ti dò 300.000 euro all’anno e tu prometti che non intraprenderai mai azioni legali nei miei confronti”.

Succede che il Sindaco di Lizzano esprima in Conferenza dei Servizi un parere contrario che si basa su tre punti assurdamente deboli (e quindi puntualmente smentiti dalla discarica).

Succede che i dati di rilevazione dell’Arpa rispetto alla qualità dell’aria siano molto diversi da quelli che la discarica fornisce ogni mese al comune.

Succede anche che un mio ospite di Milano si svegli nel cuore della notte convinto che c’è una fuga di gas in casa, mi venga a chiamare e io gli dica “non ti preoccupare, è normale, è la discarica”.

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Parole al vento

Ieri sono andata al mare. C’era un vento pazzesco e la sabbia che è bianca e sottile volava fortissimo e certe volte ti faceva pure male a sbatterti in faccia. Mi sono arrampicata sulla cima di una duna, non l’avevo mai fatto. Dalla cima della duna vedevo la campagna e tutte le altre dune e poi il mare. La litoranea, che qui è una strada che taglia le dune a pochi metri dal mare, quasi non si vedeva e dava l’illusione che la bellezza di questo paradiso fosse rimasta intatta.

Poi nel punto dov’ero non c’erano case abusive, è un punto prezioso, la vista verso il mare correva libera. Che meraviglia.

Quando vedi delle cose così belle, poi non riesci neanche ad arrabbiarti. Io provo solo tanta nostalgia per quando quella strada non c’era e uno si arrampicava sulle dune e poi arrivava al mare. Doveva essere incredibile. E allora io mi dico, ok che quel che è fatto è fatto, ma come possiamo fare per non trasformare tutto questo in un enorme parcheggio sull’acqua?

Sono andata via, c’era troppo vento. Scendendo dalla duna e facendo qualche centinaio di metri, gli abusi sono rientrati violentemente nel mio campo visivo. Sulla strada per casa pensavo che tutti dicono che tutto si presta a strumentalizzazioni politiche. Però, porca miseria, ci sono delle cose vere la cui verità è inequivocabile. Una di queste è che i piani regolatori aiutano a difendere un territorio dagli scempi. Se sono ben fatti lo aiutano meglio, ma comunque è meglio se ci sono, perché la loro assenza apre la strada agli abusi, ai prepotenti, a quelli che se ne fregano della cosa pubblica. E allora, mi chiedo, perché a Lizzano un piano regolatore al mare nel 2009 ancora non ce l’abbiamo?

Andando a zonzo per la litoranea in una giornata di vento, capita di trovare cose interessanti.

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