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Che cosa vuol dire difendere il territorio

C’è chi dice che difendere la nostra terra voglia dire non parlare dei suoi problemi, fare finta che non esistano.

C’è chi dice che chi osserva con attenzione la nostra terra, chi porta alla luce gli abusi e le nefandezze sia un nemico dello sviluppo del nostro paese.

C’è chi proprio non riesce a capire che cosa possa spingere un cittadino a impiegare tempo e denaro per difendere l’interesse collettivo.

C’è chi crede che oggi si possa fare impresa come sessant’anni fa. Senza regole. Cercando di arricchirsi al massimo a spese del territorio. C’è chi crede che oggi si possa ancora fare impresa senza un progetto che tenga conto del sistema. E che non si tratta di principi etici, ma anche di principi economici.

C’è chi non sa che è ampiamente dimostrato come una visione d’impresa rispettosa del territorio in cui opera e delle persone con cui lavora si dimostri più di successo e più di lunga durata rispetto alle imprese senza scrupoli che sembrano garantire soldi facili e veloci.

C’è ancora qualcuno che non ha capito che un imprenditore che non rispetta le regole è un concorrente sleale. Perché la maggior parte di noi deve fare i conti con antibagni, uffici tecnici, altezze, Nas, regolamenti e controlli. E se uno opera del tutto al di fuori dalla legge, si arricchisce alle nostre spalle.

C’è chi è come quegli abitanti di Scampia che vanno in tv a dire che Saviano li ha rovinati.

Ma c’è anche chi ha voglia di capire. C’è chi vuole uscire dall’ignoranza e dall’alienazione. C’è chi ha capito che abbiamo dei diritti, anche qui a Lizzano, e combatte ogni giorno per rivendicarli. Ci sono persone che è bello guardare negli occhi, perché ci vedi brillare dentro una gioia e una speranza che sembrava perduta. Quel bagliore è un patrimonio di enorme valore per Lizzano.

C’è chi pensa, e tra questi ci sono io, che Lizzano abbia perso già troppi treni per l’attrazione fatale verso la disperazione, il pettegolezzo e la lamentela che non diventa mai azione. Ora anche basta, no?

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Fare il sindaco a Fragagnano

In questi giorni mi sono fatta coinvolgere dai penultimi scampoli della campagna elettorale fragagnanese. Fragagnano, per chi non lo sapesse, è un piccolo paese vicinissimo a Lizzano che condivide con noi il problema della discarica Vergine e della puzza. Prima ancora che il movimento “No alla Puzza” nascesse a Lizzano (per poi diventare più serio e popolare con Attiva Lizzano) i fragagnanesi avevano già manifestato ed eletto un sindaco di centrosinistra, la signora Alfonso, che aveva impostato buona parte della sua campagna elettorale contro la discarica.

Che è successo però? Una cosa che farete fatica a crederla: questo sindaco ha firmato un accordo con i gestori della discarica che prevede che la ditta Vergine corrisponda 300.000 euro all’anno al comune di Fragagnano in cambio di un silenzio assenso su tutte le sue attività. [Non si arrabbino quelli che queste cose le sanno da tempo, devo fare un breve riassunto per chi non ha mai sentito parlare di Fragagnano prima d’ora!]

Il voltafaccia della signora Alfonso è stato un brutto colpo per tutti noi, ma allo scadere del suo mandato Fragagnano potrebbe avere una bella chance di riscatto.

Uno dei tecnici più attivi e informati del nostro territorio in merito alla questione discarica ha deciso di “scendere in campo” e si è candidato sindaco a Fragagnano. Si chiama Pino Todaro, ed è un ingegnere. Ho deciso di andare a farmi una chiacchierata con lui e ho portato con me la telecamera.

Domani sarà online il video dell’intervista.

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Angelo Vassallo e il suo messaggio al Mezzogiorno

Oggi, su Repubblica, Saviano ci spiega che significa la morte di Angelo Vassallo e perché non bisogna dimenticarcelo. Il suo articolo finisce così:

È in quei posti invisibili, apparentemente marginali che si costruisce il percorso di un Paese. Tutto questo non si è visto in tempo e oggi si continua a ignorarlo. La scelta del sindaco in un comune del Sud determina l’equilibrio del nostro Paese più che un Consiglio dei ministri. Al Sud governare è difficile, complicato, rischioso. Amministratori perbene e imprenditori sani ci sono, ma sono pochi e vivono nel pericolo.

In queste ore a Venezia verrà proiettato sul grande schermo “Noi credevamo” di Mario Martone, una storia risorgimentale che parte proprio dal Cilento, dal sud Italia. Forse in queste ore di sgomento che seguono la tragedia del sindaco Angelo Vassallo vale la pena soffermarsi sull’unico risorgimento ancora possibile che è quello contro le organizzazioni criminali. Un risorgimento che non deve declinarsi come una conquista dei sani poteri del Nord verso i barbari meridionali: del resto è una storia che già abbiamo vissuto e che ancora non abbiamo metabolizzato. Ma al contrario deve investire sul Mezzogiorno capace di innovazione, ricerca, pulizia, che forse è nascosto ma esiste. Deve scommettere sulla possibilità che il Paese sappia imporre un cambiamento. E che da qui parta qualcosa che mostri all’intera Italia il percorso da prendere. È la nostra ultima speranza, la nostra sola risorsa. Noi ci crediamo.

Anche noi.

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Fantagiornalismo.

Il Corriere del Giorno ha fatto un errore clamoroso. Vogliamo chiamarlo così, anche se è troppo grosso e potrebbe essere uno di quegli errori che raccontano di un’informazione malata, troppo spesso per niente serena e quindi non in grado di fornire informazioni accurate e imparziali sulla realtà che ci circonda. Si tratta di una piaga nazionale che non può non avere dei riflessi anche sul piano locale.
Speriamo che provvedano prontamente e con lo stesso risalto a dare smentita di questa pagina uscita il 13 luglio, il giorno dopo che la Conferenza dei Servizi ha ulteriormente rimandato la decisione sulla deroga e dunque NON L’HA CONCESSA a differenza di quanto si legge nel titolone dell’articolo.

Ci auguriamo che si tratti di un errore e che non significhi che il Corriere ha già informazioni che noi non abbiamo e che neanche la Conferenza dei Servizi stessa ha.
I toni entusiastici dell’articolo, in cui il Sindaco di Monteparano pare dire “tutto risolto, hanno detto che ora la puzza smette, potete andare a casa” non mi lasciano per niente traquilla. Non mi sembra questo il modo di fare politica seriamente (e neanche informazione). Insomma, parafrasando Gaber potremmo dire “due miserie in un articolo solo”, complimenti.

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Scirocco

Da Tarantosera di ieri:

“Incredulità. E’ la reazione comune ai sindaci dell’area attorno alla discarica Vergine.

La notizia dell’arresto (ai domiciliari e non in carcere come erroneamente riportato) del dirigente responsabile del sito, Antonio Anglano (difeso dall’avvocato Antonio Raffo), con l’accusa di traffico illecito di rifiuti con l’Abruzzo, ha fatto presto il giro dei paesi che confinano con l’isola amministrativa tarantina di contrada Mennole dove ha sede la discarica per rifiuti speciali non pericolosi di tipo B.

Secondo l’accusa rifiuti speciali provenienti dalle aziende della Val di Sangro venivano trattati in modo fittizio e inviati nelle discariche di Cerratina a Lanciano e nella discarica Vergine di Taranto, con documentazione falsa. L’operazione faceva risparmiare sulla tassa regionale sui rifiuti per circa 500mila euro.

“Mi sono sempre battuta per tutelare la salute dei miei concittadini – afferma il sindaco di Fragagnano, Maria Teresa Alfonso – riuscendo anche a far chiudere, anticipatamente, una fetta della discarica vicina al nostro territorio. Ma questa notizia davvero mi lascia nello stupore dal momento che riceviamo sistematicamente i dati sui controlli eseguiti dall’Arpa. Finora non c’è mai stato nessun allarme”.

[Il sindaco Alfano, dopo aver fatto campagne contro la discarica per essere eletta, ha scelto di chiedere a Giuseppe Vergine – proprietario della discarica – il ristoro, cioè ha chiesto dei soldi per i disagi provocati dalla discarica, salvo poi dichiarare qui che non c’era nessun allarme, ndr]

Facile accostare l’arcinoto problema della presenza dei cattivi odori, più volte denunciata dai Comuni, al fatto giudiziario. “Questa storia potrebbe avere un nesso con i cattivi odori – dichiara Dario Macripò, sindaco di Lizzano – ora attendiamo gli sviluppi dell’inchiesta a cui non faremo mancare il nostro contributo. Serve però chiarezza perchè Lizzano vive costantemente il disagio della puzza”.

[In giugno 2009 il sindaco Macripò ha emesso una messa in mora della discarica dovuta a “gravissimi danni” provocati dall’attività della discarica alla salute dei cittadini, il legame con la puzza era ben noto da tempo, ma il sindaco aveva invitato a non parlarne per non danneggiare l’immagine del territorio, ndr]

Preoccupazione esprime Cosimo Birardi sindaco di Monteparano: “Se dai controlli non è mai emerso nulla allora a chi dobbiamo rivolgerci? Se il fatto fosse confermato sarebbe grave per i nostri territori perchè non ci sentiremmo più tranquilli. In effetti ultimamente era tornata la puzza, ma l’attribuivamo allo scirocco”.

[LO SCIROCCO???! NDR]

L’articolo è di Maria De Bartolomeo, le note tra parentesi quadre sono mie, le conclusioni… fate voi.

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La quiete dopo la tempesta

Nelle passate 48 ore, a conferma del fatto che non è assolutamente vero che “a Lizzano non succede mai niente”, in questo paesino del mezzogiorno è successo questo: una bomba è stata fatta esplodere davanti a un negozio di ferramenta e un’altra davanti a un supermercato. Sull’onda di questa esplosiva euforia, poi, qualche persona molto spiritosa ha telefonato a una maestra della scuola elementare comunicando che anche lì c’era un pacco bomba. Voilà, scuola evacuata. Grasse risate.

Mi sono molto preoccupata, un po’ scoraggiata. Poi, mentre cercavo notizie più accurate sui giornali, ho letto le dichiarazioni del sindaco che è accorso sul luogo del millantato delitto.

[“I lizzanesi sono abituati ad occuparsi in maniera «adulta» degli episodi intimidatori e delinquenziali che si verificano nel nostro paese. Per uscire da questa spirale non bisogna lasciarsi prendere dal panico o da una reazione scomposta. A mio avviso non c’entra nulla il lavoro e la questione giovanile […] E comunque l’Amministrazione comunale, le associazioni di volontariato e le parrocchie fanno interamente il loro dovere.”]

E mi sono rasserenata.

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