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Il mediterraneo è a Lizzano

Non so se avete già guardato il sito (provvisorio) di Sferracavalli, il Festival Internazionale di Immaginazione Sostenibile che ha vinto “Principi Attivi” di quest’anno. Se non lo avete fatto, iniziate a farlo! È una iniziativa che ci riguarda e ci riguarderà tutti, partita grazie all’entusiasmo di molti lizzanesi che hanno iniziato a sostenerci dalla prima ora.

Oggi si parla delle sfide del nostro pezzettino di mezzogiorno nel quadro politico ed economico internazionale intorno al Mediterraneo. Dateci un’occhiata.

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La domanda è una sola

Fino a quando potranno voltare la testa dall’altra parte?

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Muovere il mondo

Un mio amico ha scritto questa frase su facebook qualche giorno fa: “Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini impegnati possa cambiare il mondo. In effetti, è l’unica cosa che l’abbia mai fatto”. È di Margaret Mead.

La protesta di Lizzano va avanti. È una protesta pacifica, ma decisa, determinata. È una protesta nuova, che coinvolge tutti i cittadini e si fa espressione del loro amore per il territorio in cui vivono e in cui vogliono vivere. È una protesta che non deve fermarsi e non si fermerà. È una protesta che porterà alla vittoria di Lizzano e di quella bellezza che ancora non abbiamo conosciuto ma che, quando stiamo insieme per difenderla, sembra a tutti più vicina.

C’è un’occasione importante domani. Lizzanesi, chiudiamo i negozi al pomeriggio, anche se non è giovedì, chiudiamoli lo stesso. E andiamo a far sentire la nostra voce in Provincia. Andiamo a farci sentire da quelli che vogliono decidere per noi, nonostante noi. Andiamoci insieme, non mandiamo i vicini di casa, i parenti. Andiamoci tutti insieme. Solo se ci andiamo insieme gli faremo vedere che questa volta non ci possono ignorare, non possono sperare che ce ne dimenticheremo. Non possiamo dimenticarci di respirare. E non lo faremo.

Questo il comunicato di Attiva Lizzano:

È stato convocato il consiglio provinciale per il giorno 10 gennaio alle ore 16. All’ordine del giorno la questione discariche in provincia. L’associazione AttivaLizzano ritiene opportuno essere presente al consiglio e <span>invita vivamente tutta la cittadinanza di Lizzano e comuni limitrofi a partecipare. Attualmente l’impianto opera grazie all’autorizzazione provvisoria concessa dalla Provincia. Le lamentele dei cittadini continuano a essere inascoltate dagli enti mentre il nostro paese ancora subisce i cattivi odori provenienti dalla vicina discarica Vergine, infatti nelle ultime sere “la puzza” è stata davvero insopportabile.

L’appuntamento è lunedì alle 15 in piazza IV Novembre (davanti al castello) a Lizzano da dove partiremo per la Provincia (via Anfiteatro, Taranto).

Inoltre l’associazione invita martedì alle 17 tutta la cittadinanza all’assemblea pubblica davanti al Municipio di Lizzano. È importante essere presenti.

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Vi ricorda qualcuno?

Sono esterrefatta dal tentativo di tanti politici della terra jonica di cavalcare l’onda di protesta che si è levata nella Provincia di Taranto (con epicentro a Lizzano) per quanto riguarda la situazione discarica. Facciamo attenzione: se questi politici si fossero tardivamente, ma improvvisamente resi conto del disastro in cui viviamo e volessero finalmente fare qualcosa, sarebbero comunque apprezzabili. Senz’altro tonti (vista la quantità di incontri, lettere, video con cui abbiamo tentato di raggiungerli finora) ma apprezzabili nella loro fessacchiottoneria.

Ma non è così. Perché i vari politici che si stanno affannando a rilasciare interviste, sono subdoli: stanno cercando di spostare il problema sull’arrivo dei rifiuti di Napoli. Ancora una volta stanno anteponendo il loro interesse personale (fare la guerra a Vendola e far vedere che si stanno muovendo) alla risoluzione del problema. E la posta in gioco stavolta è ancora più alta:

questi signori senza dignità e senza vergogna, con la loro deliberata distorsione del grido di aiuto che i cittadini stanno lanciando, cercano di far sembrare la nostra rivendicazione di un futuro migliore, di un’aria salubre, del diritto alla salute, di una politica dei rifiuti più civile e lungimirante, la solita guerra tra poveri. I lizzanesi non vogliono qua la mmonnezza di Napoli.

Signori, forse la meschineria di cui avete fatto sfoggio in questi anni vi impedisce di capire quanto più alte siano le rivendicazioni di questo popolo. Speriamo che questo popolo sappia riconoscere la vostra maschera di cera, e non si faccia tradire più da persone della vostra risma.

PS.: Qualche tempo fa ho curato la regia di un radiodramma registrato alla RAI qui a Milano… c’era un pezzo che mi ha ricordato l’atteggiamento di un po’ di questi signori… ascoltatelo se vi va e fatevi due (amare) risate. Il testo è di Diego Zanoni, Le voci di Luca Iervolino, Matteo Salimbeni, Federico Manfredi, Rosa Sarti, Valerio Napoli.

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Ma secondo voi è normale?

È il titolo dell’articolo che ha scritto Elena Favilli a proposito dell’Ilva di Taranto, sul Post.

Andatevelo a leggere cliccando qui.

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L’isola che non c’è

Sul Corriere del Giorno c’è questa dichiarazione dell’avvocato Pecorella, presidente della Commissione Ecomafie sul traffico illecito di rifiuti che ha fatto visita a Taranto nei giorni scorsi.

Gli amministratori locali hanno dipinto Taranto e la sua provincia come isole felici. Di certo il bilancio è positivo rispetto ad altre Regioni e ci hanno rassicurato sulla mancanza di un interesse della criminalità organizzata alla raccolta, al trasporto e allo smaltimento dei rifiuti nel tarantino ma occorre vigilare sempre.

“CI HANNO RASSICURATO SULLA MANCANZA DI UN INTERESSE DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA RISPETTO ALLA RACCOLTA, AL TRASPORTO E ALLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI NEL TARANTINO”???

Ma questo è uno scherzo oppure una commediaccia da quattro soldi? Cioè, voi ve l’immaginate così l’attività di una commissione parlamentare d’inchiesta? Un gruppo di parlamentari viene a farsi una gita di tre giorni a Taranto, incontra un po’ di gente e questa gente gli dice “no, non preoccupatevi, qui la criminalità non ha interesse nella questione rifiuti”. “Ah, grazie, ci avete tolto un peso dallo stomaco, allora possiamo andare?” “Sì, prego prego, buon viaggio!”. Punto.

A questa dichiarazione indegna e totalmente fuori luogo in uno dei territori più inquinati d’Europa, l’onorevole Franzoso ha pensato bene di aggiungere quest’altra perla:

Da queste audizioni sta emergendo come ci sia una scarsa presenza di ecomafie sul nostro territorio. E’ da questo dato che dobbiamo partire.

No, caro onorevole, non è questo il dato da cui dobbiamo partire. L’attività di indagine non può limitarsi a “chiedere in giro”. Il dato da cui bisogna partire è il disagio enorme che vivono migliaia di cittadini di questa provincia, l’aria irrespirabile e nauseante che sono costretti a respirare ogni giorno, proprio in quello che lei, in questi anni, ha sempre considerato come il suo feudo. Noi siamo quelli che lei ha trattato come sudditi, noi ci siamo ammalati, non riusciamo più a respirare, siamo nauseati, alcuni di noi sono anche morti. Questo è il dato da cui dobbiamo partire.

Il dato da cui dobbiamo partire sono le inchieste che ci sono state in questi anni, e che sono sempre finite nel dimenticatoio. Nessuno di noi sa quali siano stati gli esiti di quelle indagini. La commissione di cui lei fa parte ha il dovere di informarci chiaramente su questa storia. Non abbiamo bisogno, nessun bisogno, delle sue rassicurazioni perché noi la puzza di questo affare ce l’abbiamo dentro, ogni sacrosanto giorno.

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Il brivido è lo stesso (o forse un po’ di più)

No, è solo che ho appena scoperto (se lo sapevate già, scusatemi) che se la commissione di inchiesta è presieduta dall’avv. Pecorella, il segretario è nientepopodimeno che l’on. Franzoso! Inutile dire la moglie di Franzoso è in affari con l’Ilva, inutile dire anche che non è che Franzoso finora si sia dimostrato così sensibile ai nostri problemi ambientali, diciamo così.

Se siete curiosi di sapere, per esempio, che cosa ne pensava Franzoso della legge per ridurre le emissioni di diossina, potete dare un’occhiata qui.

Se invece siete curiosi di sapere se Pecorella e Franzoso potrebbero avere amici in comune potete riguardare il cv di Pecorella e dare uno sguardo ad alcuni episodi del passato di Franzoso qui e qui.

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Metti una commissione parlamentare in provincia

Dal 15 al 17 verremo visitati, qui nella nostra provincia, da una Commissione d’inchiesta parlamentare sul ciclo dei rifiuti.
Attiva Lizzano ha chiesto udienza e una delegazione dell’associazione verrà ricevuta.
Questa è la bella notizia.
L’altra notizia è il nome del presidente di questa commissione e il suo curriculum. Potete dare un’occhiata su wikipedia, se siete curiosi.

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Perché Lizzano è un’occasione per Vendola

Su facebook ci sono molti gruppi, anche pugliesi, per sostenere Vendola come candidato premier del centrosinistra. Da fuori si potrebbe pensare che i pugliesi, tutti, come un sol uomo, siano pronti a sostenere il loro governatore anche in questa avventura, senza preoccuparsi del fatto che, in questa eventualità, Nichi dovrebbe lasciare il governatorato della Puglia.

Ma non è così. Ci sono state diverse voci, anche tra i fedelissimi del governatore, che non vanno proprio in questa direzione. Sulla pagina facebook di Guglielmo Minervini (Assessore alle Infrastrutture strategiche e mobilità) qualche tempo fa si leggeva:

La candidatura di Nichi Vendola è una brezza che spira sulle acque del centrosinistra, le smuovono e le ossigenano. Ne abbiamo bisogno per accelerare la fine del berlusconismo. C’è, tuttavia, un dettaglio da non trascurare. Nichi farebbe bene a pronunciare parole chiare sul rapporto con la Puglia. Il suo punto di forza finora è stato il buon governo, che ha conferito alle parole la densità dei fatti. Se la candidatura di Nichi Vendola dovesse prescindere dalla Puglia, farebbe male a se stessa. E si omologherebbe a tutte quelle leadership che si sono imposte per le ragioni della politica piuttosto che del buon governo.

Mi trovo completamente d’accordo con l’Assessore Minervini. E, nonostante il fatto che, come sapete, sono una grande sostenitrice di Vendola, non posso non riconoscere il fatto che, per quanto riguarda una delle sue priorità programmatiche, l’ambiente, Vendola ha ancora fatto troppo poco per l’area della provincia di Taranto, che è poi l’area più problematica della Regione da questo punto di vista.

Certo Vendola in quest’area si scontra con poteri forti, fortissimi e, certo non gli giova l’avere come interlocutori al governo i suoi acerrimi nemici che cercano di mettergli il bastone tra le ruote su qualsiasi fronte. Tutto questo lo consideriamo. Ma non possiamo ignorare il fatto che la “macchina mangiadiossina” non può essere considerata una vittoria sul fronte dell’ambiente a Taranto. Semplicemente perché l’efficacia di questa macchina, allo stato attuale, non è misurabile.

E poi c’è la provincia. Poi c’è Lizzano. A Lizzano Vendola ha un’occasione che misura duemilioniduecentottamila metri cubi. E questo sarebbe un buon momento per giocarsela. Se l’Ilva è un caso che deve essere affrontato di concerto con il governo centrale (perché un piano di riconversione non può essere elaborato solo dalla regione), con la discarica Vergine la regione Puglia sta giocando una partita in questo periodo che non deve essere persa, non dai cittadini. Non da quel popolo che ha sostenuto Vendola alle primarie accordandogli più dell’80% dei voti.

I nostri comuni non possono essere abbandonati a se stessi in una situazione di questa gravità. Se la regione dovesse concedere alla discarica una deroga per l’aumento dell’eluato, nel momento in cui sulla discarica c’è l’ennesima inchiesta, nel momento in cui nella nostra provincia c’è addirittura un’inchiesta parlamentare sul traffico illecito di rifiuti, questo sarebbe un grave sintomo del fatto che le ragioni della politica (quella con la p minuscola, quella che Vendola biasima con forza durante le sue orazioni) hanno decisamente prevalso su quelle del buon governo.

Non si tratterebbe di un bel biglietto da visita per Nichi sul palcoscenico nazionale. Per rafforzare la sua credibilità, dovranno parlare i fatti. E, al momento, tra acciaio e rifiuti tossici, fatti ne abbiamo visti pochi. Speriamo che si tratti solo di una questione di tempo, e che Nichi non lascerà la Puglia senza aver dato almeno un segnale forte, reale, nella direzione di quel rispetto della terra e del popolo che spesso cita.

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Che cosa sta succedendo a Taranto?

Oggi siamo a meno quarantasei. Meno quarantasei giorni alla scadenza del termine entro il quale il Comune di Taranto può richiedere all’Ilva Spa il risarcimento danni secondo la sentenza della Corte di Cassazione nr. 38936 del 24.10.2005.

Che cosa successe allora? In un processo contro l’Ilva per gravi danni all’ambiente, gli enti pubblici si erano costituiti parte civile: provincia e comune si erano schierati per la prima volta dalla parte dei cittadini e avevano deciso di affrontare (così pareva) il colosso. Ma che accadde?

Il 27 febbraio 2004 venne siglato un atto d’intesa (il terzo) tra Stato, Regione, Provincia, Comune di Taranto e Ilva. Di conseguenza la provincia e il comune ritirarono la costituzione di parte civile nel processo. Il processo andò comunque avanti e si giunse a un atto storico: una condanna definitiva in Cassazione. Ma. Siccome gli enti pubblici avevano ritirato la costituzione di parte civile e avevano raggiunto un accordo con l’Ilva, i giudici non determinarono una pena per la sentenza di condanna e fissarono il termine di prescrizione per la richiesta di un risarcimento al 23 ottobre 2010. Eccoci.

Che cosa prevedeva questa intesa? Una riduzione delle emissioni entro certi limiti (che, a quanto pare, non sono stati rispettati) e il fatto che (secondo quanto riportato da Gianmarco Leone su Tarantoggi) qualora il sindaco decidesse di richiedere il risarcimento nei termini stabiliti dalla Cassazione, “l’onere dell’ammontare del risarcimento danni deciso dal giudice civile, sarebbe stato totalmente coperto dall’ente regionale”. Cioè: dopo essere stati pagati con la salute, i danni dell’Ilva dovrebbero anche essere pagati dalle tasche di tutti i contribuenti pugliesi (grazie a Fitto, Florido e Di Bello).

Ancora Leone sostiene quindi che l’esitazione di Stefàno di fronte alla richiesta di un risarcimento – che sarebbe importantissimo per la città sia dal punto di vista pragmatico che da quello ideale – sarebbe dovuto al fatto di non voler scaricare sulle spalle dell’alleato Vendola un fardello così pesante in un momento difficile per la Regione Puglia sul piano del bilancio. Ma l’avv. Nicola Russo, coordinatore e responsabile del comitato promotore referendario “TARANTO FUTURA“, sostiene che c’è al TAR c’è una causa pendente per rendere nulla questa parte dell’accordo perché contro la legge: “non c’è accordo che tenga” scrive, un ente pubblico non può assumersi l’onere di un risarcimento per un danno provocato da un privato.

E allora? Che cosa stanno aspettando? Stefàno ha affidato l’incarico di promuovere l’azione civile a un primo avvocato, Maria Luisa de Benedetto, la quale con una nota del 19 luglio 2010 ha rifiutato. Al che, l’11 agosto 2010, il Comune di Taranto ha conferito un nuovo incarico all’Avv. Paolo Miraglia per difendere e rappresentare le ragioni dell’Ente civico contro l’Ilva Spa innanzi al Tribunale di Taranto. Non si sa ancora se questi accetterà oppure no.

Se non dovesse accettare, è molto, molto difficile che in 46 giorni si possa conferire un nuovo incarico e arrivare pronti in tribunale. E, nonostante una condanna definitiva della Cassazione che sancisce con certezza e in modo non opinabile la pericolosità del colosso per la città e la provincia di Taranto, tutta questa storia potrebbe diventare l’ennesima occasione in cui la città di Taranto si prostra davanti al gruppo Riva.

Chi può fare qualcosa, qualunque cosa, non dovrebbe consentirlo. Passate la voce.

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