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Conti alla rovescia

Ok, l’estate sta finendo, come diceva la canzone. Quasi tutti siamo tornati dalle ferie, dalle vacanze, eccetera. O almeno ci stiamo preparando a tornare. La puzza non è andata in vacanza, però. Ha continuato a farci compagnia durante l’estate, fregandosene della nostra voglia di tenere le finestre aperte o di stare seduti fuori. A me il “mal di gola da puzza” in alcuni casi mi è rimasto fino a due giorni dopo.

Neanche l’Ilva è andata in ferie. Il quotidiano Tarantoggi ha fatto partire un conto alla rovescia (oggi siamo a meno cinquanta) perché il 23 ottobre è la data in cui il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno potrà chiedere il risarcimento all’Ilva per i gravi danni all’ambiente secondo una sentenza della Cassazione del 2005.

Tra qui e ottobre, quindi, aspettiamo due decisioni estremamente importanti per il nostro paese e tutto il territorio della provincia di Taranto: la regione Puglia concederà alla discarica Vergine la deroga per l’aumento dell’eluato? Il sindaco Stefàno chiederà all’Ilva il risarcimento per tutti i danni inflitti alla città e alla provincia di Taranto?

Cercheremo di analizzare meglio entrambe le questioni nelle prossime puntate. Se volete aiutarmi, mandatemi informazioni, opinioni, articoli e quant’altro commentando a questa pagina, oppure direttamente al mio indirizzo email: francescavallo@gmail.com (attenzione è FRANCEScavallo).

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Immigrare a mezzogiorno

Da oggi è online un frammento video su una delle tappe di kilodrammi a mezzogiorno, questa estate. E’ la serata dell’undici agosto, in Corso Due Mari a Taranto, quando siamo stati ospitati nella rassegna estiva “Estaboom” con la lettura dedicata al tema delle migrazioni. Il pezzetto che vedete qui è l’introduzione…

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E comunque stasera “l’Italia è un paradiso”

Alle 20:30 in Corso ai due mari a Taranto, di fronte all’hotel Europa, avrò l’onore di essere ospitata al 5° appuntamento di Estaboom. Con Alessandro Leogrande (quello che ha scritto “Uomini e caporali”) e Cosimo Argentina (quello che ha scritto per Fandango “Cuore di cuoio”).

Se venite, mi fa proprio piacere.

Questa qui sotto è la sinossi della lettura che presento io, accompagnata al clarinetto da Alessandro Schirano.

“L’Italia è un paradiso” è allo stesso tempo un augurio e una affermazione provocatoria. Le
storie che emergono attraverso i brani di Fabio Geda e di Fabrizio Gatti raccontano due
diverse nazioni: un’Italia che accoglie, che capisce, che incontra e poi un’Italia
cattiva che emargina, schiavizza, violenta, uccide. Raccontano due paesi possibili che
convivono nella realtà in una nazione sola, la nostra Italia. La storia del piccolo Enaiatollah
Akbari e quella dei braccianti della provincia di Foggia rispecchiano non solo due
situazioni reali, ma anche due ipotesi sul paese che vorremmo. “L’Italia è un paradiso” è il
tentativo di raccontare l’immigrazione in modo diverso da come lo fanno i mass media, è
una sfida a sottrarsi, almeno per mezz’ora, alla logica assurda del “clandestino”.

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L’Italia è un paradiso

La lettura sul tema delle migrazioni che kilodrammi ha presentato a Lizzano lo scorso 30 luglio, va a Taranto! Saremo ospiti della rassegna Estaboom l’undici agosto, insieme ad Alessandro Leogrande e a Cosimo Argentina.

Ci vediamo sul ponte girevole!

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Il Post a Taranto

Uno dei problemi più gravi legati alla questione Ilva è che questa viene trattata come un caso da cronaca locale, mentre per la gravità della situazione meriterebbe l’attenzione costante da parte dei media nazionali.

Il Post, che qui spesso abbiamo citato, oggi riporta in esclusiva un video che è stato girato ieri e che raffigura una nube rossa che alle dieci e trenta del mattino si è sollevata dal lato sud est dell’acciaieria.

Spero che sia solo l’inizio del loro interessamento a questa ignobile pagina della storia d’Italia e del Mezzogiorno.  Mi sembra un gran bel servizio ai cittadini che potrebbe colmare il vuoto clamoroso di tante testate nazionali più note e di tradizione.

Leggete l’articolo e guardate il video qui.

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Succede.

Succede qui. Succede che la Provincia di Taranto si trinceri dietro l’etichetta di “parere tecnico” per giustificare davanti ai cittadini il fatto che, infischiandosene della nostra salute, dia il suo benestare per la concessione di una deroga che aumenta la pericolosità di una situazione che è già molto oltre la soglia della criticità.

Succede che questo parere tecnico positivo venga espresso contestualmente al coinvolgimento della discarica Vergine nell’ennesima inchiesta su un traffico di rifiuti illeciti (che ha già comportato l’arresto di nove persone). L’operazione Ragnatela.

Succede che dopo avere un po’ trafficato con una serie di giochini retorici sulla differenza tra un parere tecnico e un parere politico, la Provincia di Taranto metta in giro, attraverso il capogruppo del Pd di Lizzano, la voce che questo parere sarebbe stato ritirato. Ci siamo chiesti come è possibile che un parere tecnico sia ritirato, ma neanche abbiamo fatto in tempo a finire la domanda che già si era capito che era una bugia. Una delle tante. Una di quelle che si mettono in giro per confondere le acque, per non farci capire più niente di tutta questa storia.

Succede che alcuni sindaci firmino accordi con la discarica Vergine il cui contenuto è più o meno questo: “io ti dò 300.000 euro all’anno e tu prometti che non intraprenderai mai azioni legali nei miei confronti”.

Succede che il Sindaco di Lizzano esprima in Conferenza dei Servizi un parere contrario che si basa su tre punti assurdamente deboli (e quindi puntualmente smentiti dalla discarica).

Succede che i dati di rilevazione dell’Arpa rispetto alla qualità dell’aria siano molto diversi da quelli che la discarica fornisce ogni mese al comune.

Succede anche che un mio ospite di Milano si svegli nel cuore della notte convinto che c’è una fuga di gas in casa, mi venga a chiamare e io gli dica “non ti preoccupare, è normale, è la discarica”.

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Nome in codice “ragnatela”.

Ci sono un bel po’ di documenti falsi, laboratori di analisi, singoli professionisti e titolari di discariche, poi 3.000 pagine di informative dei carabinieri, 140 pagine di ordinanza  del gip… e 100 mila tonnellate di rifiuti tossici. Non è l’inizio di una barzelletta. E’ la nuova inchiesta dei Noe che ha già portato all’arresto di nove persone. Tra gli indagati ci sono “la discarica ‘Senesi’ di Morrovalle di Macerata, la Bleu di Canosa di Puglia, la Vergine srl di Taranto, la Wev di Dresda in Germania, e altre cinque impianti su cui gli accertamenti sono ancora in corso.”

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Tarantini a Milano (Chiazz du’ vurp gigand)

Ieri sera ho conosciuto il gruppo di Controprogetto. E insieme a loro un gruppo di designers quasi tutti tarantini (e baresi e ostunesi). Controprogetto realizza arredi, interni e strutture usando solo materiale di recupero e scarti di lavorazione. E fanno delle cose davvero belle. Una delle cose che hanno fatto, grazie a Principi Attivi, e in collaborazione con LABUAT (Laboratorio Urbano Architettura Partecipata Taranto), è Park-Urka, un workshop di progettazione partecipata che ha portato alla creazione di un parco giochi in via Cava, a Taranto vecchia. Date un’occhiata a questo video.

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Io sono di Lizzano

La discarica Vergine ha chiesto alla Regione Puglia di poter aumentare per tre volte la quantità e la pericolosità dei rifiuti che riceve. L’autorizzazione richiesta potrebbe essere concessa il prossimo 12 luglio. Mi sembra un momento in cui è importante farsi avanti, metterci la faccia e difendere la nostra terra.

Per questo ho realizzato questa videolettera. Riporto il testo qui sotto. Sarebbe bello se ognuno di voi ne registrasse una e la caricasse su facebook, su youtube, vimeo. “Io sono di Lizzano” vale anche per quelli che non risiedono a Lizzano, per quelli che hanno voglia di essere per Lizzano, di difendere un pezzo di terra vicino o lontano, che la politica vorrebbe dimenticare. “Io sono di Lizzano” vale per chi crede che avere la possibilità di scegliere di vivere nel posto in cui si è nati sia un diritto inalienabile.

Avanti, mettiamoci la faccia tutti insieme.

Buongiorno, sono XXXXX e  SONO DI LIZZANO. Lizzano è un paese in provincia di Taranto in cui diecimila abitanti vivono a DUE soli chilometri da una delle discariche per rifiuti speciali più grandi d’Europa. La discarica Vergine è enorme. Ha una capienza di DUE MILIONI DUECENTOTTANTA MILA METRI CUBI. Riceve rifiuti molto pericolosi:  conce di pellame contenenti cromo, fanghi di depurazione: sono rifiuti che provengono da tutta Italia. La discarica Vergine ha chiesto alla Regione Puglia di poter aumentare per tre volte la quantità  e la pericolosità dei rifiuti da ricevere. Questa autorizzazione non deve essere concessa! Il giro d’affari intorno a questa attività è milionario. Eppure la discarica Vergine non è una fonte di ricchezza per Lizzano. La discarica Vergine ci ha reso più poveri. Ci ha privato del piacere di una serata all’aperto, ci ha tolto brutalmente il profumo della mattina, l’odore dell’ulivo nei caminetti d’inverno. In cambio ci ha imposto una puzza terribile, nauseabonda, insopportabile. La discarica Vergine sta trasformando Lizzano e i comuni vicini in una sua appendice. Dobbiamo resistere o farci privare della nostra dignità. Nell’ultimo mese l’associazione Attiva Lizzano ha raccolto centinaia di esposti che denunciano i malesseri e i disturbi provocati dalla puzza della discarica.

Il disagio che già viviamo rende urgente un intervento delle autorità e IMPENSABILE UN ULTERIORE AUMENTO DELLA QUANTITA’ E DELLA PERICOLOSITA’ DEI RIFIUTI CHE LA DISCARICA VERGINE RICEVE A CAMIONATE OGNI GIORNO.

La Regione Puglia, le nostre amministrazioni e l’Italia intera devono guardare alla nostra situazione e non trattarci come la vittima designata di politiche ambientali sbagliate e criminali. La nostra ricchezza passerà dal rispetto della terra e degli uomini, dalla condivisione e dal progresso verso un futuro SOSTENIBILE più giusto e pulito per tutti.

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E Taranto?

Qualche giorno fa ho letto le dichiarazioni programmatiche di Nichi Vendola per il prossimo quinquennio di governo della Puglia.

E’ bello sentir mettere al centro del discorso politico il lavoro, le opportunità di sviluppo reale di un territorio, l’investimento sull’agricoltura… non sono proclami, la dichiarazione è intrisa di una grande concretezza e per questo dà fiducia, sembra una cosa fattibile, qualcosa su cui si può lavorare, una direzione praticabile, non una promessa.

Eppure c’è qualcosa che manca. Qualcosa che riguarda il lavoro non meno dei discorsi sui giovani e sul precariato. E che merita toni non meno decisi, che ha bisogno di una fermezza precisa, tagliente, sicura. E’ Taranto.

Caro presidente, siamo consapevoli che il problema dell’Ilva è un problema così grosso da dover essere risolto insieme al governo, che non si può pretendere che lei si metta contro tutti su tutti i fronti. Eppure, credo che nelle sue dichiarazioni programmatiche non sia stata fatta giustizia alla gravità del problema di Taranto, che lei certo non ignora, ma al quale si riferisce con toni molto, troppo pacati, parlando in modo generico di “strumenti normativi”.

Certo, lei mi dirà, questi sono gli strumenti di una giunta regionale, le norme. Ma nessuno più di lei sa quanto questa genericità possa essere assimilabile a quella retorica politica vacante alla quale lei stesso ci sta disabituando. Per questo nel suo programma concreto, civile, sensato, quelle parole mi sono arrivate come uno schiaffo. Se il nostro governatore non grida a gran voce la tragedia quotidiana di Taranto, i bambini di undici anni ai quali vengono diagnosticati tumori da fumo, le greggi di pecore sterminate perché intrise di diossina, le morti sul lavoro, il ricatto “salute o lavoro” al quale è costretta una città che, sebbene nessuno ne parli, è in Italia, in Occidente e, per l’appunto, nella sua regione; se non grida lei questo scandalo, chi lo griderà?

Se lei parla tiepidamente di strumenti normativi, la norma non potrà che essere tiepida e sarà una norma tiepida di fronte all’inferno. Perché di questo si tratta.

Presidente, che cosa possiamo fare? Ci saranno poteri forti, fortissimi dietro l’occupazione industriale di Taranto, ma lei ha dalla sua parte il popolo pugliese. Noi siamo con lei. Non perdiamo quest’occasione, non lasciamo indietro Taranto. Basta guardare su Google Earth quella macchia nera, per capire che la partita per lo sviluppo del Mezzogiorno non può non passare da qui.

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