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Democrazia mafiosa

Su Repubblica di oggi c’è un articolo di Roberto Saviano molto bello.

Nell’ultimo periodo mi è capitato spesso di discutere del voto di scambio e del fatto che, se dovessi fare una campagna per una qualche lista elettorale del mezzogiorno, più che contro gli avversari punterei tutto contro la pratica del voto di scambio. L’ho detto spesso in questi giorni, e molti mi hanno risposto: “E perderesti, è una cosa troppo radicata.”

E’ inaccettabile. Finché non ci scandalizzeremo anche solo a nominarlo questo maledetto modo di pensare il voto, l’Italia non potrà diventare un paese davvero moderno e civile.

Un paragrafo dell’articolo di Roberto dice così:

Il codice etico elettorale viene sbandierato quando si è molto lontani dalle elezioni e poi dimenticato quando bisogna candidare chi ti porta voti. Conviene essere contro le organizzazioni, ma se questo significa perdere? Cosa fai? Compromesso o sconfitta? Tutti rispondono compromesso. E questo perché la politica sembra essersi ridotta a mero strumento che usi per ottenere quello che il diritto non ti dà. Se non hai un lavoro, cerchi di ottenerlo votando quel politico; se non hai un buon letto in ospedale, cerchi di votare il consigliere comunale che ti farà il favore di procurartelo. Ecco, questo sta diventando la politica, non più rispetto dei diritti fondamentali, ma semplice scambio. Quello che si fatica a comprendere, è che il politico che ti promette favori ti dà una cosa ma ti toglie tutto il resto. Ti dà il letto in ospedale per tua nonna, ti dà magari l’autorizzazione ad aprire un negozio di tabacchi, ti dà mezzo lavoro: ma ti sta togliendo tutto. Ti toglie le scuole che dovresti avere per diritto. Ti toglie la possibilità di respirare aria sana, ti toglie il lavoro che ti meriti se sei capace. Questa è diventata la politica italiana: se non ne prendiamo atto, si discute su un equivoco.

Il resto, leggetelo qui.

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Lu votu (parte seconda)

Saviano ha detto una cosa importante nella puntata dell’11 aprile di quest’anno. Ne ha dette tante, ma una in particolare. Ha detto che il voto di scambio ti dà solo l’impressione di darti qualcosa (l’asfalto davanti casa, una lavatrice, una bustona di spesa, 50 euro, nel migliore dei casi un contratto a tempo determinato), ma quello che succede, quello che stai facendo in quel momento è rinunciare a tutto il resto per quella cosa minuscola.

“Il voto di scambio” ha detto “è tritolo messo sotto la democrazia”.

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Lu votu

Ieri sera ho visto una bellissima puntata di Exit, un’inchiesta sulle elezioni in Calabria. Quello che viene fuori da questa inchiesta sono i disastri provocati dal meccanismo del voto di scambio. Un meccanismo che noi conosciamo molto bene e che, addirittura, a molte persone sembra l’unico modo in cui si possa fare politica.

Non è così. Ma a cambiare questo meccanismo, non saranno quelli che ne beneficiano, questo mi pare ovvio. Tutto ciò che si può fare in merito, dobbiamo farlo noi. Iniziando a considerare insultanti quelli che ci chiedono il voto in cambio di un lavoro, i medici che ci chiedono il voto in cambio di farci prima un esame, quelli che ci hanno operato e ci telefonano a casa in tempo di elezioni. E’ bene dire a chiare lettere e una volta per tutte che nei confronti dei medici che ci hanno curato, noi non abbiamo alcun obbligo e che entrare in questi giochetti politici non fa che diminuire la qualità della sanità pubblica.

La Calabria di tutto questo è l’incarnazione più dolorosa. Questi giochetti passano sulla vita delle persone, non solo sulla loro coscienza. Il caso di un ragazzo che avrebbe bisogno di essere operato d’urgenza e l’ospedale che dispone dei servizi adatti non “fa uscire il posto” fino all’intervento della polizia perché “quelli là non sono nessuno” è una cosa alla quale tutti noi dobbiamo pensare. Quel ragazzo è morto, perché l’ospedale ha fatto questa tarantella del posto per otto ore.

Dobbiamo pensarci tutte le volte che facciamo una telefonata per chiedere “un favore“, e dobbiamo chiedercelo ogni volta che “facciamo un favore” aspettandoci in cambio un voto, o l’appoggio elettorale per qualcuno a cui “portiamo i voti”.

“Lu votu” può essere un grande momento di libertà, oppure la partecipazione di uno schiavo alla costruzione della piramide altrui. A scegliere una cosa piuttosto che l’altra, siamo solo noi.

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