Essere o non essere (choosy): questo è il problema

Non ho capito tutto questo scandalo sulla dichiarazione del ministro Fornero. Credo che sia legato a un’attitudine molto radicata in noi italiani: la tendenza irresistibile a non abitare la battaglia, a non metterci davvero in discussione, ma a fare le partite dagli spalti. Urlando e dicendo agli altri cosa devono o dovrebbero fare, che cosa noi faremmo “se fossimo” al posto loro.

Il ministro Fornero ha detto che il mondo del lavoro si deve cambiare dall’interno, giocando questa partita e non aspettando sugli spalti finché non potremo dire che la partita è andata male, “ma se ci fossimo stati noi…”

Ho un’esperienza limitata, ma mi è capitato di parlare con molti miei coetanei che non si spostano neanche da una città all’altra in Italia per provare a fare il lavoro che definiscono “dei loro sogni”. Mi è capitato di incontrare molte persone che non sono disposte a svolgere nessuna mansione che loro non reputano essere perfettamente nelle loro corde, neanche se queste mansioni sono necessarie a svolgere un lavoro che è quello che vorrebbero fare. Piuttosto non lo fanno.

Certo, ci sono tante persone che sono alla disperata ricerca di un lavoro e accettano qualsiasi cosa. Ma non sono loro (questa almeno è la mia impressione) che hanno levato gli scudi contro il ministro Fornero. Leggendo i tweet e gli status facebook, la mia impressione è che siano stati proprio coloro i quali pretendono che gli arrivi un lavoro ideale, in cui non devono occuparsi di mettersi nelle condizioni di fare il proprio lavoro, ma solo di farlo. Nella mia limitata esperienza, queste condizioni non esistono e mettersi nelle condizioni di fare il proprio lavoro, è una parte inscindibile dal lavoro stesso.

Per questo è importante non essere choosy e abitare la battaglia. Si impara molto di più giocando, che non bestemmiando dagli spalti. I giochi non si chiudono una volta che inizi a giocare, anche se quella non è la squadra della tua vita. Il gioco vero inizia allora: è da dentro che è importante discernere e capire come muoversi per costruire il lavoro nel quale riusciamo a esprimerci al meglio. Altrimenti aspettiamo il lavoro che nella nostra testa sarebbe perfetto: magari a un certo punto arriva, ma non è perfetto come ce lo eravamo immaginato (non lo è mai), ma siccome abbiamo giocato tutto su quella puntata dobbiamo farcelo andare bene per forza.

Molti di quelli che si sono scagliati contro il ministro Fornero sono americanofili. Bene, negli USA la filosofia è esattamente quella espressa dal ministro. Il sogno americano si fonda su questo: inizia a lavorare e tieni sempre in vista i tuoi obiettivi. Anche se inizi facendo il cameriere, arriverai ovunque con abilità, intelligenza e buona volontà.

Sappiamo che l’Italia è un paese dove la mobilità sociale non è il massimo e conosciamo tanti limiti del nostro Paese. Per superarli c’è bisogno di agire su molte leve: politica, diritto, scuola, università, lavoro. Ma tutte queste decisioni non vanno aspettate, iniziamo a costruirle insieme, scendiamo dagli spalti.

5 thoughts on “Essere o non essere (choosy): questo è il problema

  1. Cosimo Strusi scrive:

    come al solito il tuo scritto è stato illuminante… non avevo approfondito la questione, cogliendone solo gli echi dai giornali e su facebook.
    Hai centrato perfettamente il problema e non poteva essere diversamente vista la tua esperienza in proposito.

  2. tito scrive:

    Mi trovo d’accordo. La reazione dice di più sul sentimento diffuso in Italia in questo momento, che sulla condizione dei giovani. Ho anche l’impressione che il messaggio fosse rivolto forse più ai genitori che ai figli, che hanno assorbito in famiglia molto di questo atteggiamento rinunciatario.
    Qualche tempo fa presentavo una posizione simile qui: http://titobianchi.wordpress.com/2011/10/17/ci-rubate-il-futuro/
    Bel blog

  3. Manuela scrive:

    Da quanto ho potuto vedere sono proprio i giovani che si sono dovuti accontentare di lavori umili ad essersela presa con le dichiarazioni del ministro Fornero, al contrario di quanto sostieni. E le critiche non sono mancate nemmeno da chi ha un buon lavoro ma si è irritato difronte a tale frase, ritenuta ipocrita se andiamo a vedere la situazione della figlia del ministro. In una situazione italiana diversa, con maggiore facilità di reperire un lavoro, una frase del genere non sarebbe stata attaccata allo stesso modo, perché oggi suona tanto di schiaffo morale a chi non riesce a trovare nulla.

  4. Valeria Cifarelli scrive:

    ti stimo.

  5. Vincenzo Fazio scrive:

    Sono parzialmente d’accordo con quanto dice la Fornero e i commentatori, si cresce e si diventa abili con l’esperienza del fare e del pensare, a cominciare dai lavori umili, si permane in essi o si evolve in meglio con la personalità che si crea e si consolida.
    Ma in Italia manca la meritocrazia, è diffuso il familarismo e cosa nostra, quello che resta dopo aver sistemato i propri ,e molte volte senza merito, resta il non voluto e le inefficienze dei sistemati da colmare.
    Cosa nostra l’intendo,non soltanto come il campo di interessi dei clan mafiosi, che restrittivamente vengono intesi dalla creduloneria popolare, ma fanno parte della cosa nostra i più pericolosi clan: della politica, religione, giustizia, notai, farmacisti, bancari, possidenti e titolati, professionisti importanti di saperi e conoscenze di valore elevato.
    Tutti intesi a sistemare familiari e parenti come ha fatto la stessa Fornero, quello che resta è povertà e disperazione.

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