Domani alla Fiera del Levante

Domani alla Fiera del Levante

Domattina interverrò via Skype all’evento “Giovani, Creatività e Impresa” collegato al Festival dell’Economia di Trento e ospitato da The Hub Bari al Padiglione 129 della Fiera del Levante.

È un evento davvero straordinario e sono onoratissima di intervenire!

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Essere su tanti giornali

Non capita tutti i giorni. Ma oggi sì, perché oggi Timbuktu, il progetto a cui sto lavorando in California, è su tutti i maggiori giornali tecnologici degli Stati Uniti. Perché 500 Startups, il programma di accelerazione in cui siamo stati i primi italiani a entrare, ha dato l’annuncio ufficiale con l’elenco delle aziende ammesse.

Per preparare il lancio della notizia, ieri abbiamo girato insieme a tutti gli altri giovani imprenditori che sono con noi in questo magnifico ufficio, questo video. Date un’occhiata!

Per chi parla inglese, sul blog di Timbuktu, c’è un breve racconto dell’esperienza che stiamo facendo nella Silicon Valley.

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L’idea che mi sono fatta degli Stati Uniti

Cerco di riassumere in alcuni punti le cose che mi sembra di aver capito di questo strano paese.

1) Che noi ce lo immaginiamo parecchio diverso da com’è. Io almeno mi immaginavo che qui tutto fosse super moderno e perfettamente funzionante. Ma:

- l’iPhone (almeno il 3gs) qui funziona molto peggio che in Italia, la connessione in 3G è davvero lentissima ed esasperante

- il Caltrain (il treno che percorre la spina dorsale della Silicon Valley, il posto in cui si inventa il futuro del pianeta) è poco diverso dai trenini del Far West. È lento e, non si capisce come mai, suona il clacson in continuazione.

- prendere un taxi è difficile. Cioè se lo chiami al telefono per farti venire a prendere devi aspettare minimo 20 minuti, e spesso dopo che hai aspettato venti minuti ti cancellano la chiamata

- gli americani non sanno fare la raccolta differenziata. A leggere Good Magazine ci sembra che qui tutto stia andando nella direzione della eco-sostenibilità, ma nella vita quotidiana non è così. Tutto ha degli imballaggi enormi e la gente sbaglia sistematicamente la differenziazione. In molti uffici non c’è neanche un cestino differenziato per la carta.

2) Questo paese è straordinario.

Davvero. La metafora che ho usato spesso per descrivere la sensazione fisica che ho provato qui è quella del tapis roulant: finora ho corso tanto, mi sono allenata, ma è stato come rimanere sempre nello stesso punto. Qui, se corri e sei coraggioso, i metri, i chilometri, li macini davvero. Quindi sì, gli USA sono ancora la terra delle opportunità, e sì, senti che “the sky is the limit” non è un’espressione retorica. Il talento viene riconosciuto, ma non solo. Sul talento si investe, ci si rende conto che può produrre ricchezza, per tutti, e non ci si limita alle pacche sulle spalle.

L’impressione è che qui la gente si renda conto che il talento, l’energia e la tenacia sono risorse limitate. Nessuno ti tratta mai come se ci fossero altre 1000 persone come te.

3) La quantità di senzatetto che si trovano in giro è assolutamente impressionante.

È un modo immediato e molto duro di scontrarsi con una società che è costruita su principi fondamentalmente diversi dai nostri. Non sto dando un giudizio di valore, ma davvero capisci quanto è diverso dall’Europa questo paese. Nel paese dove il merito trionfa, ti rendi conto che il demerito fa molto presto a essere “espulso” dalla società. (E per demerito intendo fare degli sbagli come sviluppare una dipendenza dall’alcol, perdere il lavoro e non avere un piano B, non aver dato abbastanza importanza alla costruzione del proprio benessere, ma anche avere un disagio mentale e non avere una famiglia alle spalle..). L’impressione è che l’America non perdoni. A San Francisco, per dire, ci sono 10.000 persone che vivono per la strada. Già, 10.000.

4) Siamo davvero degli sbruffoni noi.

Anche qui ci sono gli sbruffoni, certo. Ma noi lo siamo di più. Appena abbiamo guadagnato il nostro piccolo posto al sole, iniziamo a tirarcela, e iniziamo a trattare gli altri dall’alto in basso, come se dovessero dimostrarci qualcosa anche solo per poter parlare con noi. Mettiamoci un mano sulla coscienza e capiamo che questo è uno dei maggiori ostacoli all’innovazione che esistono in Italia . Qui, se hai passione e un bel progetto in mano, puoi presentarti a chiunque. Le persone ti trattano con rispetto e ti stanno ad ascoltare. Sì, anche quelle di aziende gigantesche, come Youtube, Adobe, Twitter. Quindi, cari dirigenti italiani, smettetela per favore di trattare i giovani imprenditori a pesci in faccia, con l’atteggiamento di chi “tanto prima o poi da qui dovete passare perché più grosso di noi non c’è nessuno”. Perché se ragionate così, non avete capito che l’unico modo che avete per non farvi travolgere è stringere alleanze con chi sta disegnando il futuro.

5) Il concetto del WIN-WIN

Qui è fortissimo e investe ogni aspetto della gestione di un progetto. Si basa sull’idea molto semplice che se si vuole portare avanti un progetto di successo, si deve fare in modo che gli interessi delle persone che ci lavorano siano allineati, e quindi bisogna trovare un punto di sintesi in cui tutti sentano di starci guadagnando in quella relazione. Altrimenti è chiaro che una delle parti in causa cercherà dei modi per riprendersi quello che sente sarebbe suo di diritto. Noi siamo abituati a vivere le trattative come una gara a chi è più bravo a prendersi di più dando meno. Invece, dagli USA dovremmo imparare a capire cosa dare in cambio di cosa rispetto ai nostri interessi e alle nostre necessità di quel momento.

6) I donuts con il cappuccino ci stanno benissimo.

Ma il cappuccino fatevelo a casa da soli. Non ne ho trovato neanche uno degno di questo nome in giro.

7) La natura è sconvolgente. Le calle e gli Iris, per dire, crescono a mazzi, spontaneamente.

Immagine

Forse dovrò continuare in un’altra puntata.

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A morte gli eroi

Perché così spesso abbiamo l’irrefrenabile desiderio di azzannare gli eroi, di farli fuori e di tornare allo zero a zero? Perché gli eroi che non ci piacciono non li affrontiamo, invece che tentare di delegittimarli con il pettegolezzo? Perché chiediamo agli altri di fare nomi e cognomi e poi noi ci riserviamo il diritto di nasconderci dietro un dito?

Perché il primo pensiero che ci viene in mente, quando vediamo qualcuno che fa una cosa buona è spesso: “avrà i suoi motivi per farlo, figurati se lo fa per senza niente”.

Perché è così difficile per noi unirci a chi fa delle cose belle e costruire insieme qualcosa di più bello? Perché abbiamo paura del professionismo, e preferiamo coltivare i nostri piccoli orticelli senza alcuna ambizione di fare qualcosa che può essere un punto di riferimento per qualcuno? Perché ci incuriosiscono solo le storie personali e non i metodi, le strategie per realizzare cose grandi?

Perché rispondiamo con l’apatia anche a quei progetti che hanno tutte le carte in regole per essere grandi e crescere, anche con il nostro contributo? 

Oggi mi faccio tutte queste domande. Perché a volte io il sud, proprio non lo capisco.

Che cosa vuol dire difendere il territorio

C’è chi dice che difendere la nostra terra voglia dire non parlare dei suoi problemi, fare finta che non esistano.

C’è chi dice che chi osserva con attenzione la nostra terra, chi porta alla luce gli abusi e le nefandezze sia un nemico dello sviluppo del nostro paese.

C’è chi proprio non riesce a capire che cosa possa spingere un cittadino a impiegare tempo e denaro per difendere l’interesse collettivo.

C’è chi crede che oggi si possa fare impresa come sessant’anni fa. Senza regole. Cercando di arricchirsi al massimo a spese del territorio. C’è chi crede che oggi si possa ancora fare impresa senza un progetto che tenga conto del sistema. E che non si tratta di principi etici, ma anche di principi economici.

C’è chi non sa che è ampiamente dimostrato come una visione d’impresa rispettosa del territorio in cui opera e delle persone con cui lavora si dimostri più di successo e più di lunga durata rispetto alle imprese senza scrupoli che sembrano garantire soldi facili e veloci.

C’è ancora qualcuno che non ha capito che un imprenditore che non rispetta le regole è un concorrente sleale. Perché la maggior parte di noi deve fare i conti con antibagni, uffici tecnici, altezze, Nas, regolamenti e controlli. E se uno opera del tutto al di fuori dalla legge, si arricchisce alle nostre spalle.

C’è chi è come quegli abitanti di Scampia che vanno in tv a dire che Saviano li ha rovinati.

Ma c’è anche chi ha voglia di capire. C’è chi vuole uscire dall’ignoranza e dall’alienazione. C’è chi ha capito che abbiamo dei diritti, anche qui a Lizzano, e combatte ogni giorno per rivendicarli. Ci sono persone che è bello guardare negli occhi, perché ci vedi brillare dentro una gioia e una speranza che sembrava perduta. Quel bagliore è un patrimonio di enorme valore per Lizzano.

C’è chi pensa, e tra questi ci sono io, che Lizzano abbia perso già troppi treni per l’attrazione fatale verso la disperazione, il pettegolezzo e la lamentela che non diventa mai azione. Ora anche basta, no?

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Somari verrà a Lizzano, ma nel frattempo

Potete leggervi la recensione di Francesca Brancaccio su Persinsala. Questo è un pezzetto:

Tre personaggi interessanti, diversi e amabili nella loro complessità, tre attori superbi e onesti che fanno della loro età (giovane) uno dei punti di forza dello spettacolo. La drammaturgia è eccellente: segnalata all’interno del Premio Hystrio con la menzione speciale per Scritture di Scena Under 35, incalza e intriga come un thriller, diverte come una commedia, emoziona come un dramma , è precisa come un documentario o una cronaca e interessante come ogni riflessione vera sulla realtà.

E aspettare così l’inizio di Sferracavalli.

PS: Domani andiamo a ritirare la menzione speciale al Premio Hystrio Scritture di Scena_Under35!

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Signore e signori

Vi scrivo con un po’ di emozione.

Da pochissimo è online il sito di Sferracavalli, il Festival Internazionale di Immaginazione Sostenibile che si terrà a Lizzano dal 16 al 20 agosto di quest’anno. Come ricorderete, è il progetto con cui io e un gruppo di lizzanesi (Pietro Pagano, Valerio Chionna, Antonella Cavallo) un fragagnanese (Marco Lupoli) e una lamese (Francesca Martemucci) abbiamo partecipato al bando Principi Attivi della Regione Puglia e ci siamo classificati secondi a pari punteggio con i primi su oltre 2000 progetti.

Abbiamo iniziato a lavorare dal giorno immediatamente successivo alla notizia della vittoria e qualche tempo dopo si è unita a noi la barese Alice Mancini, il nostro ufficio stampa.

Insomma, le cose iniziano a prendere forma e il sito è una buona occasione per iniziare a conoscere più da vicino il progetto e capire come potete contribuire. Sferracavalli, infatti, siete voi prima di tutto, lo scoprirete!

Il sito è stato realizzato dallo studio bolognese Emmaboshi, che cura la grafica e l’immagine di tutto il festival.

Mancano ancora, ci stiamo lavorando, tutti i partner dei punti di ristoro Sferracavalli, quelli in cui potrete avere fantastici sconti se avete la tessera del festival. Chiediamo venia ai nostri amici baristi, ristoratori, vinificatori, commercianti e a tutti quelli che ci stanno danno il loro appoggio. Prestissimo sarà online una pagina dedicata solo a voi!

Insomma, fatevi un giro su www.sferracavalli.com e scriveteci su facebook i vostri commenti nella nostra pagina!

Perché oggi andrò a manifestare con Attiva Lizzano

1. Perché è bello guardare come brillano gli occhi di chi sta combattendo con le armi della pace una battaglia che non è mai individuale, ma che riguarda tutti noi e la terra che ci ha generato.

2. Perché il futuro del mezzogiorno passerà attraverso un nuovo modo di pensare impresa. Non come una strada per arricchirsi alle spalle degli altri, ma come un modo per contribuire con i propri talenti alla crescita del proprio territorio. Queste sono le nuove frontiere dell’imprenditoria dappertutto, e anche da noi.

3. Perché a Lizzano c’è un gruppo aperto di cittadini che investono tempo, denaro, energie, passioni per il bene comune. Questa è una cosa rara e va tutelata e difesa come un tesoro del mio paese.

4. Perché molto spesso per iniziare a innovare, basta uscire dalla propria casa e incontrare altri cittadini ai quali siamo accomunati dai nostri interessi e non solo da legami di sangue.

5. Perché non si può più pensare di poter badare a se stessi senza prendersi cura del sistema in cui si vive. Un sistema naturale, sociale, politico che ha bisogno della nostra partecipazione e di cui noi abbiamo bisogno. Avere a cuore il proprio contesto vuol dire avere a cuore se stessi e il proprio benessere. Vuol dire non sentirsi soli, avere la sensazione di far parte di un progetto più grande di noi. Gli psicologi della felicità dicono che questo sia uno dei segreti per arrivarci.

Venite anche voi, provate per credere.

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Lasciare spazio agli altri

È una delle cose che cerco di insegnare nei miei laboratori di teatro. Me lo ha detto una mia allieva e mi ha quasi commosso.

Intanto, buon voto a tutti quelli che ancora non lo hanno fatto.

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